Pensioni: Governo Meloni verso Quota 41. Le ipotesi in campo

Pubblicato il 25 Ottobre 2022 alle 12:49 Autore: Guglielmo Sano
Pensioni: Governo Meloni verso Quota 41. Le ipotesi in campo

Pensioni: Governo Meloni verso Quota 41. Le ipotesi in campo

Il capitolo pensioni, insieme al caro bollette, uno dei dossier più importanti tra quelli che il Governo Meloni intende affrontare nell’immediato. Pare che l’esecutivo voglia scongiurare il ritorno al meccanismo previsto dalla Legge Fornero: in questo senso dovrebbe essere rispolverato il sistema delle quote. Tra le misure sul tavolo dell’esecutivo Quota 41 ma anche Quota 102-103 e Opzione Uomo.

Pensioni: Governo Meloni verso Quota 41?

Caro bollette e pensioni: questi sembrano i dossier più urgenti per il Governo Meloni in vista dell’approvazione della Legge di Bilancio per il prossimo anno. Mentre arrivano buone notizie sul fronte del prezzo del gas – dopo gli aumenti record estivi è sceso sotto quota 100 euro – ancora fumoso il dialogo tra le forze di maggioranza in merito alla previdenza. Di certo si vorrà evitare il ritorno alla Legge Fornero, un cavallo di battaglia soprattutto leghista: per questo di punterà a mantenere la spesa previdenziale 2023 sotto la soglia del miliardo. Dunque, la discussione nelle prossime settimane dovrebbe concentrarsi sulla parametrazione di un sistema di flessibilità in uscita a basso costo. Quali le possibilità all’orizzonte?

Le ipotesi in campo

La sistematizzazione del capitolo previdenza dovrebbe svolgersi in diversi step: il primo dovrebbe essere incentrato sul lancio di una Quota 41 – forte il pressing della Lega, soprattutto, sul titolare del MEF Giorgetti che dovrà far quadrare i conti in vista della Finanziaria per il prossimo anno. Dunque, Quota 41 sì, già nel 2023 ma con un requisito anagrafico fissato a 61-62 anni (con esenzione per gravosi e precoci magari). Solo un primo passo, però, in vista di una Quota 41 che una volta a regime non porrebbe alcun requisito anagrafico.

Dunque, si avrebbe una sorta di Quota 102-103 che andrebbe ad appaiarsi ad Opzione donna e Ape sociale, la cui conferma è praticamente sicura. Uno schema già visto col Governo Draghi, insomma. Tuttavia, non si può escludere il lancio di una nuova Quota 102 (o 103) definita dalla stampa specializzata “flessibile” in quanto il requisito anagrafico non sarebbe uguale per tutti (anche se si partirebbe comunque da un minimo di 61 o 62 anni di età). Altra ipotesi in campo la previsione di Opzione uomo: un meccanismo analogo a Opzione donna ma con età anagrafica più alta. Infine, da FdI si vorrebbe rispolverare una vecchia proposta per cui sarebbe consentito uscire dal lavoro a 62 anni e con 35 anni di contributi ma subendo una penalizzazione della parte retributiva dell’assegno fino al compimento dei 66 anni e ricevendo un “premio” superata tale età anagrafica.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità
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