Riforma pensioni, l’OCSE detta all’Italia come andrà fatta: ecco 3 punti chiave

Pubblicato il 23 Gennaio 2024 alle 16:51 Autore: Claudio Garau

Riforma pensioni in alto mare, ma intanto l’OCSE rimarca al paese quali dovrebbero esserne 3 punti chiave.

Riforma pensioni

L’obiettivo dell’integrale riforma pensioni resta un tema certamente primario nell’agenda di Governo, anche se non attuabile nel breve o medio termine a causa della questione natalità. Si fanno sempre meno figli e la natalità in Italia mostra di essere in costante decrescita da molto tempo. In questo senso vanno allora lette le politiche del Governo, atte ad incentivare le coppie che intendono avere figli (ad es. tramite il bonus asili nido 2024), e mirate a ‘preparare il terreno’ alla riforma pensioni del domani.

Intanto però, sul piano internazionale, l’OCSE fa sentire la sua voce e raccomanda all’Italia di realizzare la riforma pensioni, ma passando da un percorso fatto di condizioni ben precise. Vediamo che cosa questo organismo ha raccomandato al paese in materia previdenziale.

Riforma pensioni integrale: per l’OCSE più tasse sulle pensione alte e reversibilità condizionata all’età

L’OCSE, ovvero l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha recentemente mostrato di avere le idee piuttosto chiare sui passi che l’Italia deve compiere sul fronte pensioni. Si tratta infatti di un’organizzazione di studi economici per i paesi membri – ovvero Stati sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato – la quale, affrontando il nodo di come cambiare il sistema pensionistico in Italia, ha suggerito che, onde poter ridurre il debito pubblico interno l’Italia dovrà tassare le pensioni più elevate e imporre un’età minima per i trattamenti di reversibilità.

L’OCSE non intende limitare la volontà di attuare la riforma pensioni, quando ve ne saranno le condizioni interne in Italia – e un progetto concreto e pronto all’attuazione – ma a contempo ha indicato che la stessa riforma andrà progettata in senso restrittivo, inserendo – come accennato – prelievi sugli assegni elevati che non sono legati alla contribuzione versata, e circoscrivendo la portata delle pensioni ai superstiti dal lato anagrafico.

Il rilievo dello stop alla flessibilità in uscita

Non solo. C’è un terzo punto che l’OCSE ha voluto fare oggetto di raccomandazione ad hoc all’Italia, ovvero la progressiva riduzione della flessibilità in uscita: secondo l’organizzazione, al momento ci sono troppi ‘canali preferenziali’ per il pensionamento, che aggravano ulteriormente la spesa pubblica in materia previdenziale. Già qualcosa è stato fatto in questo senso con l’ultima legge di Bilancio, che ha irrigidito le condizioni per usufruire di strumenti quali ad es. Opzione Donna e Ape Sociale. Ma secondo l’OCSE bisognerà fare di più.

Queste in sintesi le linee guida dell’Organizzazione nell’ultimo rapporto economico sulla situazione del nostro paese. All’orizzonte vi l’obiettivo finale riduzione del debito pubblico accumulatosi nel corso degli anni, che controbilancia pesantemente il PIL e di fatto limita le capacità di spesa. Al contempo OCSE raccomanda altresì politiche fiscali mirate alla crescita, con lo spostamento delle tasse dal lavoro al patrimonio e ai consumi, sollecitando così la nuova occupazione.

L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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