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pubblicato: sabato, 14 luglio, 2012

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Romania, il tramonto di Băsescu. Un colpo di stato istituzionale

Băsescu

Jos Băsescu!” (Abbasso Băsescu), hanno cominciato a gridare a gennaio centinaia di romeni in Piața Universității, negli sviluppi di una manifestazione contro le misure di austerità del governo del presidente Traian Băsescu e del primo ministro Emil Boc. A sei mesi di distanza, Băsescu è stato sospeso con una mozione di impeachment per accuse di interferenza con le altre istituzioni statali e ora attende che un referendum popolare decida se potrà portare a termine o meno il suo secondo mandato (che scadrebbe nel 2014) o se Crin Antonescu, presidente ad interim, diventerà il nuovo presidente della Romania. Quanto ha contato la piazza? E quanto può la sospensione del presidente essere considerata un progresso verso una democrazia più sana?

[ad]Traian Băsescu non incarna certo un modello di rispetto delle istituzioni e di incorruttibilità. Băsescu è, però, il presidente eletto e poi riconfermato dalla maggioranza dei cittadini romeni e, in situazioni normali, dovrebbe arrivare fino alla fine del proprio mandato. La sua popolarità è però calata dopo l’adozione delle misure di austerità che hanno innescato la miccia delle proteste. Una piazza che però non ha mai espresso sostegno verso Ponta e Antonescu e che, anzi, si è espressa sempre a favore di un rinnovamento totale della classe politica. E pur sempre, solo, una piazza: ovvero una minoranza attiva che, per quanto da tener presente, in una democrazia non può determinare la caduta di un presidente.
Băsescu

Quello che la piazza ha ottenuto, piuttosto, è stata la mossa che ha determinato il suicidio politico di Băsescu: le dimissioni del ministro Boc, rassegnate nel tentativo di disinnescare le proteste piazza e di guadagnare tempo in vista delle elezioni legislative di novembre. Il sostituto di Boc, Mihai Răzvan Ungureanu, è durato appena pochi giorni in più del “periodo di grazia” in cui ancora non poteva essere sfiduciato. Nei tre mesi del governo Ungureanu Ponta è riuscito a crearsi una maggioranza parlamentare in due camere da sempre affette da un’eccessiva mobilità partitica, per costringere Băsescu a nominarlo primo ministro.

Dal sette maggio Ponta ha intrapreso un’opera di demolizione delle istituzioni romene, gettando il governo nello scandalo a più riprese: prima con la nomina di un ministro che – in seguito a una condanna – non poteva ricoprire cariche pubbliche, poi bruciando in poche settimane tre ministri dell’Istruzione per scandali relativi a tesi plagiate e curriculum falsificati, poi finendo lui stesso nell’occhio del ciclone per una tesi di dottorato plagiata. Tra i tanti scandali – solo alcuni qui riportati – il governo Ponta architettava la presa del palazzo presidenziale di Cotroceni. Lo scontro è arrivato all’escalation nelle ultime due settimane, con la decisione della Corte Costituzionale sulla disputa tra Băsescu e Ponta su chi avrebbe dovuto rappresentare la Romania al Consiglio dell’UE. Invece di rispettare la decisione favorevole al presidente, Ponta ha accusato la Corte di essere un’emanazione di Băsescu e si è comunque presentato a Bruxelles.

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