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pubblicato: venerdì, 6 dicembre, 2013

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Censis: italiani sfiduciati e più poveri. Donne ed immigrati uniche positività

crisi poveri

Censis: italiani sfiduciati e più poveri. Donne ed immigrati uniche positività

E dopo l’Inps e l’Eurostat, arriva, nel giro di appena due giorni, un’ennesima bocciatura della situazione italiana: stavolta il focus è sulla società. Il Censis ha analizzato la situazione sociale italiana 2013. E di buone notizie ce ne sono poche. Il Centro Studi Investimenti Sociali parla di società “sciapa ed infelice”, incapace di riprendersi moralmente e sostanzialmente.

Il principale problema italiano è il lavoro. Lo si sa, se ne è parlato abbondantemente. Da destra a sinistra si è sempre detto, negli ultimi anni, di mettere al centro investimenti che permettano la creazione di nuovi posti di lavoro. I sindacati, la Cgia di Mestre, i vari istituti di ricerca italiani e non, gli indici della Cassa Integrazione Guadagni e tanti altri ancora hanno sottolineato come senza lavoro la ripresa non potrà esserci. Il centro studi fondato nel 1964 nell’odierna relazione evidenzia il dramma di 3.000.000 di disoccupati e di ben 6.000.000 di ‘superprecari’ che vivono dell’arte dell’arrangiarsi. La fiducia dei lavoratori, inoltre, è ai minimi storici: il 14% dei dipendenti teme la perdita del posto. 4.400.000 persone desiderano un lavoro ma non lo trovano. Tra questi oltre 1.500.000 ragazzi hanno gettato la spugna. Molti di loro sono laureati: ogni anno circa 100.000 cervelli in fuga oltre le alpi, direzione Scandinavia, Regno Unito, Germania ed altro ancora. Il 54,1% degli emigranti è under 35. La voglia dell’estero come rivincita del “provincialismo” universitario italiano, specialmente nel meridione. A tutto questo si aggiunge un crescente abbandono scolastico: il 2% della fascia 15-19enne, l’1,5% dei 20- 24enni, il 2,4% dei 25-29enni possiede solamente la licenza elementare.

L’economia familiare vive un immenso disagio: il Pil nel sud Italia è a -2% rispetto quello greco. La spesa delle famiglie italiane equivale a quella del 2002. La ragione? Assenza di lavoro, incertezza negli acquisti derivante dall’insicurezza sull’introduzione delle nuove tasse; esemplare la tassa sulla casa: via l’ici ai più poveri, via a tutti, dentro l’imu il giorno, dibattito per toglierla alla sera, infinite discussioni a quali soggetti mantenere quell’imposta. La tassazione, in percentuale sul reddito, è troppo alta. Non c’è dubbio. “Una larga parte del Paese scopre un’intima fragilità: più del 70% delle famiglie si sentirebbe in difficoltà se dovesse affrontare spese impreviste di una certa portata, come quelle mediche, il 24% ha qualche difficoltà a pagare tasse e tributi” e il 23% le bollette. Le famiglie sono “preoccupare ed inquiete”. E come non esserlo? Il 76% di connazionali cerca promozioni nei supermercati, il 53% ha ridotto gli spostamenti in scooter ed in automobile, privilegiando il trasporto pubblico locale, il 68% ha tagliato svaghi come il cinema e il 45% ha ridotto/rinunciato a ristoranti.

E le notizie positive? Poche, ma ci sono: cresce l’imprenditoria straniera (sono 379.584 gli stranieri che “si assumono il rischio di aprire nuove imprese”), l’incremento delle aziende guidate da donne (+5.000 attività, percentualmente +0,3%), l’avanzare della green economy, l’economia 2.0, l’edilizia di recupero e non di consumo del suolo. La speranza che il Censis affida ai rappresentanti è l’implemento e lo sviluppo dell’economia della cultura: pur avendo il maggior numero delle opere artistiche, se in Italia si impiegano sulla cultura 100 persone, in Spagna sono 132, in Francia 179, in Germania 216 ed in Inghilterra 244.

Daniele Errera

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