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pubblicato: sabato, 28 dicembre, 2013

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Renzi: “Se non cambio la legge elettorale finisco come Veltroni”

Renzi e lo spread tra i tempi della giustizia in Germania e in Italia

Matteo Renzi è un decisionista, si sa. Tutta la retorica sulla rottamazione perderebbe di valore qualora non lo fosse. La tregua sulle iniziative parlamentari, chiesta da Letta nell’incontro post elezione a segretario del sindaco di Firenze, è finita dopo l’approvazione della Legge di Stabilità. E nel mirino della ripresa attività c’è la legge elettorale. E’ da modificare urgentemente.

Renzi mantiene ancora un atteggiamento confidenziale. Parla solo con pochi di questa grande iniziativa. Ma il centro è la riforma del Porcellum. Il periodo della proposta sarà metà gennaio. Gli attori in questione non saranno solo i membri della maggioranza governativa, poiché “non possiamo ripetere l’errore che venne commesso con il Porcellum. La revisione dei sistemi elettorali non si può fare a colpi di maggioranza”.

Oltre le larghe intese, quindi. Ma fuori dalla maggioranza solo Sinistra Ecologia e Libertà approverebbe il doppio turno, sistema elettorale gradito ai democratici, sebbene con delle riserve: “Secondo me – afferma uno dei parlamentari di Sel – è un errore perché tiene in vita i partitini, però è sempre meglio di schifezze come lo spagnolo o altri pasticci proporzionalisti, quindi ci possiamo accontentare”.

legge-elettorale

Nella maggioranza, invece, disponibile al confronto sul doppio turno alla francese vi sono Alfano e la sua formazione politica Nuovo Centrodestra. E così, sebbene le bocche dei fedelissimi dell’ex presidente della Provincia di Firenze siano serrate, il Pd starebbe lavorando su un ‘Mattarelum rafforzato’ che scongiuri le larghe intese nel post elezioni. Alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, comunque, è già stato depositato il disegno di Legge Nicoletti, sottoscritto dalle più composite componenti dei dem e da più deputati di Vendola. Dovesse andare male l’iniziativa renziana, il sindaco potrebbe cadere in piedi comunque.

Di sicuro Renzi non se ne può stare con le mani in mano. Timoroso di essere impallinato da fuoco amico, si è dato a disposizione “due, tre mesi di tempo al fine di segnare una svolta nel Pd, per imprimere un cambiamento” altrimenti “rischio di fare la fine di Walter (Veltroni, ndr), che con tutto che aveva stravinto le primarie, ha subìto un logoramento quotidiano”.

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