Pubblicato il 22/01/2014

Fratelli d’Italia, primarie per scegliere il simbolo

autore: Gabriele Maestri
Fratelli d'Italia, primarie per scegliere il simbolo

Fratelli d’Italia, primarie per scegliere il simbolo

Nodo, inno, “vecchio” nome e fiamma potenzialmente ci sono, il simbolo a questo punto createlo voi. Sembra essere questo lo spirito con cui Fratelli d’Italia si approccia alle prossime elezioni (europee, ma non solo). Forte della delibera della Fondazione AN con cui – scontentando il gruppo del Movimento per AN di Francesco Storace e soci – ha ottenuto licenza di utilizzare in tutto o in parte il nome e il contrassegno che fu di Alleanza Nazionale, ora il partito di Giorgia Meloni si rivolge alla Rete e ai simpatizzanti perché decidano con quale emblema andare al voto.

Allo scopo lunedì è stata aperta una pagina su Facebook, intitolata “Componi e proponi il tuo simbolo”, accessibile a tutti anche dal sito di Fdi: “Sino alle ore 12,00 del 24 Gennaio 2014 – si legge nella pagina – ognuno può inviare la propria idea del Simbolo a questa pagina oppure indirizzare una mail a [email protected] I simboli che verranno pubblicati in modo ufficiale su questa pagina, potranno essere votati attraverso il tasto ‘mi piace'”.

primarie simbolo fratelli d'italia

Il risultato dovrebbe essere minimamente vincolante per il partito, che assicura di prendere i due simboli che otterranno più consensi e di presentarli, assieme alle grafiche scelte dalla segreteria del congresso, alla conferenza stampa che si terrà il 25 gennaio a Cagliari.

Fino alla prima mattina di oggi, nella galleria erano stati pubblicati ufficialmente 111 emblemi, compreso quello attuale, visto che qualcuno potrebbe anche legittimamente volerlo mantenere. C’è veramente di tutto, in quella flora di simboli, dalle soluzioni graficamente studiate nei dettagli da creativi esperti, ai contributi dei sinceri estimatori di Photoshop, fino ai tentativi generosi ma poco felici di chi magari si è cimentato poche volte con i programmi di grafica.

giorgia meloni

Le combinazioni sono le più varie: c’è chi vorrebbe aggiungere il simbolo interno di An, ridotto in piccolo, magari sotto al nodo tricolore o proprio sopra al nodo; altri si limitano a sostituire “Centrodestra nazionale” con “Alleanza nazionale”. C’è chi è interessato soprattutto a inserire qualche forma di fiamma, più o meno visibile, con o senza base trapezoidale o magari con altre interpretazioni grafiche (dalla mano con fiaccola tricolore che fu di Azione giovani, ben nota alla Meloni, alle lingue di fuoco del Progetto nazionale).

E se per qualcuno si deve assolutamente lasciare il simbolo del Msi come “elemento di distinzione” (“Va bene tutto – aggiunge un altro – l’importante è che ci sia la fiamma!”), per altri è il tempo dei consigli grafici: “Si deve tenere conto che tra il nodo e la fiamma si riportano per due volte gli stessi colori della nostra bandiera. Il simbolo dev’essere semplice e la fiamma da sola basta per riaccendere il nostro Dna e l’adrenalina”.

Non manca chi è poco convinto dell’operazione: “Riesumare vecchi simboli, pur con una loro storia e un loro spessore, ci sembra alquanto povero in tutti i sensi – scrive un’utente –. sono simboli che fanno assolutamente parte della nostra storia, un passato da cui attingere, ma il traguardo da raggiungere è un futuro nuovo a tutto tondo”. E se qualcuno propone con un pizzico di perfidia di inserire il logo del riciclo, c’è chi non sapendo maneggiare gli strumenti grafici e si limita a guardare e a ricordare: “Non essendo per niente un grafico, mi emoziona vedere il nostro passato e il nostro futuro”. Con quale simbolo, si saprà presto.

G.M.

Autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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