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pubblicato: giovedì, 6 marzo, 2014

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Ue bacchetta l’Italia sui conti, Renzi: “Cambieremo verso”

economia commissione monitora italia

Economia: secondo la Commissione europea l’Italia ha “squilibri macroeconomici eccessivi” che richiedono uno “speciale monitoraggio”. Per squilibri si fa in particolare riferimento a: debito alto, scarsa competitività, aggiustamento strutturale insufficiente.

Nell’analisi approfondita degli squilibri macroeconomici effettuata su 17 Paesi, la Commissione Ue mette l’Italia assieme a Croazia e Slovenia nel gruppo di Paesi dove gli squilibri sono considerati “eccessivi”. Tutti gli altri sono nel gruppo dove gli squilibri ci sono, ma non sono considerati gravi.

commissione ue

“L’Italia deve affrontare il livello molto alto del debito e la debole competitività esterna, entrambi radicati nella protratta lenta crescita della produttività e richiedono politiche urgenti”, scrive la Commissione secondo cui “la necessità di azione decisiva per ridurre il rischio di effetti avversi sul funzionamento dell’economia italiana e della zona euro è particolarmente importante data la dimensione dell’economia italiana”. In particolare, prosegue l’analisi, “il debito elevato mette un grande peso sull’economia, in particolare nel contesto di cronica crescita debole e inflazione sommessa”.

“Nel 2013 – conclude la Commissione – l’Italia ha fatto progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine (MTO), ma ciononostante l’aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente vista la necessità di ridurre il debito ad un passo adeguato”. Dati tali squilibri, “la Commissione compirà un monitoraggio specifico delle politiche raccomandate all’Italia dal Consiglio nell’ambito del Semestre europeo (l’esercizio di controllo dei bilanci nato dal rafforzamento della governance della zona euro, ndr), e farà regolari rapporti all’Eurogruppo e al Consiglio.

La risposta del governo italiano – “Ora è giunto il momento di porre al centro dell’azione del Governo la crescita economica e l’occupazione”. È quanto afferma il ministero dell’Economia in una nota nella quale afferma che “il governo intende dare una svolta” e che le riforme previste sono “in linea con l’ambizioso piano” richiesto dall’Unione europea. “La competitività dell’economia italiana – aggiungono dal Tesoro – è oggi limitata dall’elevato cuneo fiscale sul costo del lavoro, un problema che il Governo si accinge ad affrontare con determinazione”.

Vitelli (Scelta Civica) “Finalmente scarsa competitività riconosciuto come problema” – Il deputato di Scelta Civica Paolo Vitelli commenta cosi il richiamo della Commmissione europea: “Finalmente, grazie alla Commissione europea, la scarsa competitività viene riconosciuta come uno dei problemi più rilevanti del nostro paese. Se non si muove il nostro Governo, si muove la Commissione Europea agli affari economici. Il Commissario Rehn potrebbe imporre all’Italia di fare le riforme di cui tutti continuano a parlare, ma nessuno attua. La Commissione europea richiama anche gli altri problemi del nostro paese: il debito pubblico, la giustizia,la  pubblica amministrazione, il carico fiscale sul lavoro. Ma questa volta comincia a dettare i tempi: se non avremo attuato le riforme entro il corrente anno, passeremo sotto sorveglianza speciale con rischio di sanzioni.” “Leggiamola come una buona notizia”, ha dichiarato l’On.Paolo Vitelli, “l’ultima riforma dolorosa ma necessaria è stata quella delle pensioni attuata da Monti. Oggi la riforma del lavoro, della burocrazia, la riduzione dell’Irap e del cuneo fiscale, sono gli interventi più urgenti per far recuperare produttività alle nostre imprese. E ben venga il “fiato sul collo” da parte della Commissione europea: il paese è stanco, in sofferenza e si aspetta che il governo agisca subito. Auspico che il messaggio del Commissario sia recepito positivamente dal nostro governo e che il programma di riforme sia definito e messo in atto al più presto”.

Napolitano: “Compatibilità tra crescita e conti in equilibrio per ricreare fiducia in Ue” – La crescita e l’equilibrio dei conti pubblici sono compatibili e una politica in questo senso è indispensabile per ricreare fiducia nell’Europa. Così Giorgio Napolitano da Tirana, nel suo intervento al Parlamento albanese. “Una nuova stagione di crescita economica sostenibile e compatibile con l’equilibrio dei conti pubblici è indispensabile per ricreare fiducia – ha affermato il Capo dello Stato – ma deve essere accompagnata da nuovi sviluppi istituzionali e politici nel senso di una maggiore integrazione e di una più netta legittimazione democratica dell’Unione”.  Napolitano ha proseguito spiegando che “l’impegno della presidenza italiana della Ue sarà volto anzitutto ad individuare una risposta comune, in termini di crescita mirata all’occupazione specialmente giovanile, alla crisi che attanaglia l’economia europea dal 2008 e che costituisce la causa più immediatamente riconoscibile del difficile momento attraversato dall’Europa”.

Anche il premier Matteo Renzi ha commentato i dati Ue con un tweet: “I numeri UE sull’Italia sono molto duri. Spero sia chiaro perché noi dobbiamo cambiare verso”.

 

Redazione



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GustavoGesualdo
GustavoGesualdo

Mentre si diffonde l'ennesimo allarme per i disastrosi squilibri del sistema Italia, il premier "renzi chi?" del secondo governo dell'immobilismo targato larghe intese del regime di duopolio anti-democratico, girovaga in gita turistica prima a Treviso e poi a Siracusa, attraversando l'Italia da Nord a Sud ed evitando arbitrariamente di governare il paese.
Debito alto e Competitività bassa sono due nodi che impediscono al paese reale di essere produttivo e competitivo, quel paese reale che lavora veramente, quello che produce la ricchezza che la casta politico-istituzionale redistribuisce arbitrariamente e in modo clientelare.
L'unico modo per rispondere a queste due gravi squilibri è il seguente:
(1)
taglio netto della metà della spesa pubblica corrente a partire da questo anno di bilancio con una riduzione di almeno 300 mld di euro.
(2)
taglio netto della metà del cuneo fiscale, un taglio che non deve essere inferiore ai 160 mld di euro, per il momento.
Tutto il resto è truffa ai danni del popolo sovrano, delle aziende, delle famiglie, dei lavoratori (quelli veri, non i parassiti della casta burocratica), dei disoccupati, degli inoccupati e di tutti gli italiani che versano in gravissime condizioni psico-socio-economiche.