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pubblicato: mercoledì, 17 giugno, 2015

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Slitta la buona scuola: a rischio 100 mila nuovi posti. Le opposizioni insorgono contro Renzi

renzi in conferenza stampa mostra alla platea il libretto con il programma della buona scuola

Slitta la riforma della Buona Scuola ed ora è in bilico l’assunzione di 100mila nuovi insegnanti. Le parole del premier Matteo Renzi, ieri a Porta a Porta hanno certamente preoccupato i precari in attesa di conoscere quale sarà il loro destino, ma tradiscono anche un certo nervosismo del governo, in grandissima difficoltà sul tema della scuola e che potrebbe addirittura rischiare il tracollo.
Renzi scarica la colpa dell’impasse sulla spalle delle opposizioni dichiarando: “Quest’anno con tremila emendamenti in commissione non si riesce ad assumere i 100mila a settembre. Le scelte dell’opposizione hanno come conseguenza che il provvedimento non riuscirà ad entrare in vigore in tempo per settembre”.
Tuttavia la riforma ha avuto in Senato un iter particolarmente travagliato con il governo andato sotto sul parere di costituzionalità nella commissione Affari costituzionali e la commissione Bilancio alle prese con il caso Azzolini; a preoccupare, in particolare, la mancata assunzione degli altri 200 mila precari in attesa e i nuovi poteri che verranno affidati ai presidi.

Renzi ricatta le opposizioni o vuole ascoltare le parti sociali?

Le opposizioni, come Sel, parlano di “ricatto cinico” da parte di Renzi, nella convinzione che il premier intenda forzare l’approvazione della riforma rovesciando sugli oppositori la responsabilità per le eventuali mancate assunzioni. Alle preoccupazioni di Sel, si uniscono tutte le opposizioni in un coro unanime che non può che allarmare il governo; per il Movimento 5 stelle che da sempre si è opposto alla riforma Renzi vorrebbe: “Usare lo specchietto delle assunzioni per prendere il voto dei docenti precari in vista delle elezioni e ricattare il Parlamento spingendolo ad approvare la riforma così come voleva lui “ mentre per la Lega:” Da buon democristiano rimanda tutto a luglio per far chiudere gli scrutini agli insegnanti e poi trattare la patata bollente quando saranno tutti al mare. Inqualificabile”.
Tuttavia fonti vicine al Premier sostengono che l’intenzione di Renzi sarebbe quella di ottenere il consenso del mondo della scuola sul ddl e ciò sarebbe provato anche dalla volontà di Renzi di indire una conferenza nazionale: “ascolto il consiglio di Lula- dice il premier- farò una conferenza nazionale con tutti a inizio luglio. Ci saranno i sindacati, Tfa, tutti i precari. Li ascolteremo e discuteremo ancora con i parlamentari”.
Cantano vittoria le opposizioni interne al PD che proprio sulla riforma della scuola avevano puntato i piedi; l’ex capogruppo PD Roberto Speranza infatti ha commentato su Twitter: «E’ una scelta giusta. La riforma va fatta con insegnanti e studenti».

immagine di un aula di scuola, la lavagna in fondo e in mezzo file di banchi e sedie.

La replica di Renzi su Facebook

Intanto Matteo Renzi risponde alle perplessità delle minoranze sul suo profilo di Facebook:
il premier sostiene che per la prima volta un Gorverno ha previsto un forte investimento nella scuola, ma che: “In molti però hanno contestato questo provvedimento chiedendone il ritiro e dicendo che avrebbe distrutto la scuola pubblica. Al Senato di conseguenza il provvedimento è bloccato da migliaia di emendamenti che cercano di stopparne l’approvazione.”
Renzi si difende da chi lo accusa di compiere un ricatto imponendo la nuova figura del preside per garantire le nuove assunzioni, poiché: “puoi assumere solo e soltanto se cambi il modello organizzativo. Dare più professori alle scuole impone l’autonomia degli istituti e una diversa organizzazione. Altrimenti la scuola diventa ammortizzatore sociale per i precari e non servizio educativo per i nostri ragazzi e le famiglie”.
Per quando riguarda la previsione di non assumere tutti i precari in Italia risponde secco: “I precari – che sono tre volte tanto – vorrebbero essere assunti tutti e ovviamente non è possibile perché si entra nella scuola vincendo un concorso non altrimenti.”


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