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pubblicato: lunedì, 13 luglio, 2015

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Mafia Capitale, Incontro Marino-Orfini: è ora di cambiare giunta. Il sindaco: “Io non mi arrendo”

marino e orfini, pd

Dell’incontro avvenuto ieri in Campidoglio tra il discusso primo cittadino di Roma, Ignazio Marino, e il commissario-presidente del Pd Matteo Orfini ci sono resoconti contrastanti.

Quello che è certo è che ieri mattina Orfini ha incontrato prima Silvia Decina, la capo-segreteria dell’amministrazione, e poi il sindaco. Da questo meeting ne sarebbero scaturite grandi novità, ma l’ufficio stampa del Campidoglio smentisce: “Nell’incontro avvenuto ieri in Campidoglio tra il sindaco di Roma Ignazio Marino e il commissario del Pd romano e presidente del Partito democratico Matteo Orfini sono stati affrontati argomenti che riguardano il futuro e il cambiamento della città. Tutte le voci e i retroscena usciti sui giornali di oggi a proposito di rimpasti o fantasiosi totonomi sono del tutto privi di ogni fondamento”; e lo fa anche lo stesso Orfini con un tweet: “Ieri ho incontrato Ignazio Marino. Abbiamo parlato di progetti per Roma. Non di rimpasti. Con buona pace dei retroscena pubblicati oggi”.

Sta di fatto che – al contrario – sembrerebbe che ieri la discussione tra i due piddini abbia riguardato il destino della giunta e di tutto quel carrozzone, in buona parte “ammalato”, guidato dal primo cittadino. Sembrerebbe che di rimpasti si è parlato e come. E che il sindaco, un po’ a malincuore, abbia accettato le richieste del presidente del suo partito. Mafia Capitale è una cosa grossa, troppo grossa, ed ha contagiato con il suo tocco troppe persone. Orfini, soprattutto a seguito del pessimo rapporto della relazione Gabrielli, sembra aver fatto notare che a Roma non si riesce più a distinguere il bene dal male e che quindi l’ultima soluzione, insperata e tenuta ben lontana da Marino da quando l’amministrazione è stata investita dagli scandali riguardanti “il mondo di mezzo”, sia proprio quella del taglio delle teste e di un rimpasto della giunta.

Una delle prime teste dovrebbe essere quella del vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, da sostituire con un uomo del Pd. A seguire sostituzioni dell’intero staff, assessori e dirigenti. Sennò? Sennò Palazzo Chigi fa saltare la tregua e oggi Orfini non è più disposto a tutelare il sindaco della capitale di fronte a un Renzi ormai esausto.

marino in primo piano con mano alla bocca

“Si deve dare l’idea di un nuovo inizio, una ripartenza vera”

Le condizioni sembrerebbero non essere negoziabili per Marino. A dare il via a questa operazione di rimpasti e sostituzioni sarà il giudizio del ministro Angelino Alfano proprio sulla relazione del prefetto Gabrielli e, a seguire, ci saranno stringenti controlli sugli assessori, eccezion fatta per Alfonso Sabella e Silvia Scozzese.

Ma Orfini da dove prenderà i nuovi uomini della giunta? Saranno scelti tra i parlamentari. Sì, perchè l’emergenza permette strappi alle regole, e allora i nuovi amministratori di Roma potranno continuare ad essere nel frattempo anche deputati e senatori.

Marino a Galli Della Loggia: “La macchina è in parte marcia. Io non mi arrendo, posso farcela”

“L’impotenza dei politici e la tirannia dei burocrati”, è questo il titolo dell’articolo uscito sul Corriere della Sera a firma di Ernesto Galli Della Loggia. Un editoriale che colpisce il sindaco Marino dritto nell’orgoglio, pieno di critiche sul suo operato e sulla sua “distanza genetica” dalla città che governa. E allora vadano bene le richieste del partito, di Orfini, ma non esageriamo.

“In molti siamo animati da passione e determinazione per cambiare le cose ed esiste una classe dirigente moderna dotata di capacità che ha avviato profonde e radicali riforme. È quanto in atto da due anni a Roma e che il governo di Matteo Renzi sta facendo nello Stato. La resistenza strenua ad ogni tipo di innovazione, le eredità negative esistono certamente e sono fortissime ma arrendersi è una scelta che non farò mai“, scrive Marino al direttore del quotidiano di Via Solferino in risposta a Galli Della Loggia.

Ciò che ho fatto è stato rompere le vecchie incrostazioni di favoritismo e familismo (queste sì un cancro lasciato da una destra e da un consociativismo segnati dalle inchieste giudiziarie su parentopoli e collusioni con la mafia), per introdurre il merito come stella polare nelle scelte che riguardano l’amministrazione”, aggiunge, ricordando il suo operato riguardo i vertici di Acea, i bandi pubblici per i city manager e la questione “zero waste” sui rifiuti.

“Ci sono lentezze, errori e talvolta anche sconfitte nell’azione di chi vuole cambiare? Certamente sì, è una piaga dell’Italia, ma alzare bandiera bianca è la risposta peggiore“, sostiene il primo cittadino di Roma. Marino risponde anche alla stoccata del giornalista sul suo legame di sangue con Roma: “Veniamo ora al giudizio sulla mia persona. La prima critica è quella di essere metà genovese e metà palermitano (perché palermitano poi?). Roma è la città in cui sono cresciuto come adolescente dal 1969 e diventato adulto. In cui ho iniziato a lavorare da chirurgo e in cui sono tornato a vivere perché eletto senatore. Alle sue bellezze e ai suoi problemi non sono mai stato estraneo, neppure quando vivevo negli Usa. La polemica sulla mia romanità è stucchevole: questa sì è frutto di un campanilismo provinciale. Essere romani da sette generazioni non garantisce una migliore capacità di governo.”

In conclusione il sindaco invita a riflettere sui risultati: “Se vogliamo parlare dell’efficacia dell’azione della giunta e mia possiamo farlo, ma affrontando temi reali, come il fatto che ho alienato o venduto oltre venti società inutili, cancellato contratti milionari a favore di possessori di immobili privati, contrastato il commercio abusivo, riscritto i contratti abolendo privilegi e premiando il merito, chiuso le porte a ladri e criminali (che certo non mancano), confrontandosi sulle soluzioni possibili. A questo confronto sono sempre pronto“.

 

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