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pubblicato: venerdì, 27 giugno, 2014

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Corte dei Conti: ritirata l’accusa di peculato verso De Franceschi (M5S)

Era ottobre del 2013 quando i nove capogruppo al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna vennero indagati per peculato. Tra questi vi era anche Andrea De Franceschi, leader in Consiglio del Movimento 5 Stelle.

De Franceschi si era ritrovato solo nelle fila pentastellate dopo l’espulsione di Favia, ma a maggio anche lui aveva dovuto lasciare l’etichetta di portavoce 5 Stelle, a causa della sospensione dal Movimento “in seguito alla richiesta della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna rivolta tutti i partiti della Regione di “restituire 150mila e 876 euro di spese effettuate nel 2013, considerate irregolari dai giudici contabili”.

m5s emilia romagna favia e defranceschi espulsi e sospesi da grillo

Oggi la situazione sembra essersi risolta a favore del Consigliere regionale. Di fatto la Corte dei Conti si è riunita in sede giurisdizionale a Roma nella giornata di giovedì 26 giugno e, parole del diretto interessato De Franceschi, “ha annullato con sentenza resa nota oggi, la delibera che mi imputava l’irregolarità del pagamento anticipato dei due contratti di lavoro, ritenendo che non ci siano i presupposti. Decadono dunque tutte le contestazioni mosse dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, compresa la richiesta di restituzione delle cifre”.

De Franceschi vuole marcare la differenza fra lui (e quindi il M5S) e gli altri partiti: “questa vittoria non è solo mia, ma di tutto il Movimento, che da’ prova di essere di una pasta diversa; che dimostra che amministrare con responsabilità, e cura, e soprattutto con onestà, si può”. Continua il capogruppo al Consiglio emiliano: “Siamo in grado di costruire un paese migliore, e questa vicenda lo testimonia. Quando gli si imputa di aver commesso un’irregolarità, un rappresentante a 5 Stelle chiede spiegazioni, si sottopone a controlli, ci mette la faccia e se sbaglia, come ero pronto a fare, paga in prima persona”.

corte dei conti

De Franceschi, poi, fa un passaggio sul recente passato e sul prossimo futuro: “non vi nascondo il senso di ingiustizia provato da me e dai miei collaboratori, nel vedere il lavoro di 4 anni fatto sacrificando sempre tutto al criterio della responsabilità pubblica, messo a rischio a causa non solo di incoerenze nelle maglie dei regolamenti, ma anche di un’informazione fatta male, avvilente per il giornalismo e per chi dovrebbe essere informato. Spero sia una lezione anche in questo senso. Ora si ricomincia, con tutto il Movimento che, nel momento del dubbio, si è dimostrato forte e compatto a sostenermi, dai comuni, alle altre Regioni a Roma. Cosa di cui ringrazio come persona e come amministratore. Anche perché, sono due cose che considero inscindibili”.

Daniele Errera

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  1. […] In base al rigido regolamento delle primarie online, che impedisce a condannati e indagati di far parte delle liste elettorali pentastellate, l’autocandidatura di Defranceschi è stata respinta, nonostante l’appello che lo stesso consigliere regionale aveva lanciato a Beppe Grillo, chiedendo di eliminare la norma “anti-inquisiti”, adducendo a sua discolpa l’equivoca circostanza in cui egli si era venuto a trovare. Defranceschi, tra l’altro, era stato già protagonista di una vicenda  analoga, quando qualche mese fa venne sospeso dal Movimento per un’accusa di peculato poi ritirata. […]

  2. […] con un provvedimento di “sospensione” del consigliere regionale coinvolto e poi, dopo una parziale archiviazione ed una sentenza di condanna, v’è stata una vera e propria espulsione dal Movimento. Se […]