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pubblicato: venerdì, 12 ottobre, 2012

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La proposta di nuova legge elettorale: una simulazione

Ieri il Senato della Repubblica ha licenziato una proposta di modifica dell’attuale legge elettorale,  il cui testo può essere scaricato qui.

Per sommi capi e’ una legge elettorale proporzionale, basata sul metodo d’Hondt  con una soglia variabile di accesso alla ripartizione dei seggi indicativamente del 5% a livello nazionale e un premio di maggioranza del 12,5%.

Vediamola piu’ in dettaglio.

Alla Camera, tolti i seggi del premio di maggioranza (76) e quelli assegnati dalle circoscrizioni estere (12), rimangono da assegnare 541 seggi.

Questi seggi vengono ripartiti con metodo d’Hondt tra le liste nazionali che

  1. hanno superato il 5% a livello nazionale
  2. qualora coalizzate con altre liste hanno superato il 4% a livello nazionale
  3. hanno superato il 7% in un insieme di circoscrizioni elettorali che assommino almeno 1/5 dell’elettorato
  4. siano liste rappresentative di minoranze linguistiche conosciute, presentatesi in una circoscrizione in una regione a statuto speciale che preveda la loro presenza

Alla coalizione col maggior numero di voti vengono assegnati poi i 76 seggi del premio di maggioranza e quindi il totale dei seggi viene ripartito in maniera proporzionale nelle singole circoscrizioni.

Il medesimo metodo si applica al Senato della Repubblica che ha un premio di maggioranza di 37 seggi, con la particolarità pero’ che il calcolo delle liste ammesse alla ripartizione dei seggi su base regionale avviene su base nazionale e il calcolo dei seggi da assegnare viene fatto con il metodo proporzionale classico. Per esemplificare: se SEL ha più del 5% a livello nazionale ma il 4% nel Veneto, viene comunque ammessa alla ripartizione dei seggi al Senato in Veneto.

Da sottolineare anche come il metodo d’Hondt in caso di ripartizione di pochi seggi favorisca il primo partito a scapito dell’ultimo, producendo alla Camera un lieve effetto distorsivo a favore del PD.

Utilizzando questo metodo abbiamo simulato una tornata elettorale considerando le medie da noi calcolate a inizio settimana. Abbiamo, per semplicità, accorpato i piccoli partiti di centrosinistra e centrodestra, che vanno sotto la voce Altri, al PD e al PDL, mentre abbiamo ipotizzato che le liste del Terzo Polo si unirebbero, come pare, in una lista unica. Abbiamo infine considerato una coalizione PD+SEL e una seconda contenente PDL e La Destra.

Fatte queste assunzioni si può subito notare che La Destra i Radicali e la FdS non raggiungono la soglia di sbarramento e quindi non avrebbero accesso al parlamento.  Inoltre, nonostante la coalizione di centrosinistra vinca facilmente le elezioni e si aggiudichi il premio di maggioranza non ottiene la maggioranza dei seggi in nessuna delle due camere, costringendo quindi i vincitori delle elezioni a cercare un accordo in parlamento o con il Terzo Polo o con l’IDV o con il movimento di Beppe Grillo per garantire un governo al paese.

 

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6 Commenti

  1. Pingback: Il teatrino della legge elettorale « Dieci nodi

  2. Pingback: La nuova proposta di legge elettorale: una analisi tecnica « il mondo visto da un pennuto

  3. Filippo ha scritto:

    “costringendo quindi i vincitori delle elezioni a cercare un accordo […] con il movimento di Beppe Grillo”
    Ma lo volete capire o no che il M5S non scende a patti, né crea accordi con nessuno? Toglietevi dalla testa queste costruzioni arcaiche della politica. 
    E preparatevi a correggere i sondaggi in positivo dopo le Politiche, perchè ci sarà uno sbalzo ancora più grande di quello che c’è stato come tra il pre e il post delle Comunali. 

  4. Pingback: Pubblico | Dalla parte degli ultimi e dei primi » Blog Archive » La nuova legge elettorale: PdSel, e Psi senza maggioranza

  5. Smiggles ha scritto:

    il csx x forza di cose dopo le elezioni “imbarchera’” i 5 stelle(meglio averli alleati che nemici)
    col risultato di una fine in tempi brevi

  6. FabrizioDallaVilla ha scritto:

    personalmente sono per il proporzionale semplice perché è più rappresentativo delle varie componenti della società; tuttavia il vero problema non è quale sistema elettorale scegliere. Ci siamo mai chiesti perché all’estero i partiti hanno gli stessi nomi da anni e cambiano le persone al loro interno, mentre da noi abbiamo persone, che, come saltimbanchi, passano da un estremo all’opposto, con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d’acqua? non è questa una presa per i fondelli?

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