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pubblicato: sabato, 30 gennaio, 2010

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Dio gioca a dadi con la politica? Forse no

Sondaggio Spincon

Dio gioca a dadi con la politica? Forse no

 

Dio gioca a dadi con la politica? Forse no

Un famoso aforisma di A.Einstein afferma che Dio non gioca a dadi con l’universo, il che vuol dire che per quanto complicata la Natura, vi sarà sempre una legge razionale che la possa definire, analizzare ed in ultima istanza descrivere.

INTRODUZIONE

La politica, ed in particolare la sua versione più numerica ed algebrica, ovvero i risultati elettorali, possono essere a prima vista considerati eventi caotici, casuali, non deterministici. Si afferma spesso che, a torto o ragione, i sondaggi politici siano più opera da rabdomanti, poiché l’elettorato andrà a votare non perché lo vuole una legge della fisica, ma perché sarà l’irrazionalità in alcuni casi a spingerlo. Questa motivazione – ed altre meno sofisticate – porta a considerare l’errore storico dei sondaggi politici in Italia come una dimostrazione innegabile di quanto la politica sia una scienza sociale poco analitica, in cui conta molto di più il così detto “fiuto” dell’analista qualitativo piuttosto che di quello quantitativo. Ebbene, io non sono MAI stato d’accordo con questo asserto, per molti motivi. Il più importante è dovuto al fatto che vi sono moltissimi studi statistici in campo sociale che dimostrano come invece molti comportamenti umani possano essere ricondotti, entro certi limiti, all’interno di una struttura matematica. La macroeconomia, la microeconomia, la finanza, l’utilizzo di internet, il modo in cui la popolazione urbana si distribuisce, il modo in cui si leggono gli articoli su di un quotidiano. Sono tutti aspetti del vivere sociale quantificabili tramite leggi naturali. Certo, si deve sempre tenere conto di un grado di approssimazione, verosimiglianza, likelihood; tuttavia la scienza ha dimostrato e sta sempre più dimostrando come il caos apparente ci risulti tale solo perché siamo noi umani ad essere poco bravi ad estrarne una sottostruttura razionale. Quindi, il fatto che non ci riusciamo non vuol dire necessariamente che non ci riusciremo mai. Sta proprio in questa difficoltà il fascino della ricerca.

LA POLITICA COME UNA LEGGE MATEMATICA?

Dopo questa breve introduzione, arriviamo al dunque dell’articolo. L’idea di fondo è semplice nella formulazione ma sottile nelle sue conseguenze: se l’essere umano mostra una predisposizione naturale a comportarsi in alcuni ambiti della sua vita sociale in modo razionale, tale essere umano, essendo un elettore che va potenzialmente a votare, potrebbe mostrare un tale atteggiamento anche quando si reca alle urne e sceglie un partito piuttosto che un altro. Gli analisti politici affermano che il modo in cui si sceglie un partito può dipendere da infiniti fattori: il suo interesse privato, la sua cultura, la sua storia familiare, l’ambito lavorativo, l’ambito sociale, etc.. Benché queste motivazioni possano essere razionali, alcuni studiosi ritengono che l’elettore sia molto più irrazionale di quanto penserebbe di essere. In altri termini, si vota quasi per caso, per istinto, più con la pancia che con la testa si potrebbe dire.

In questo studio abbiamo considerato le ultime 3 elezioni politiche del 2001, del 2006 e del 2008 ed abbiamo trattato solo i voti alla Camera (al Senato cambia ma proporzionalmente).

Innanzitutto vorrei ringraziare Antonio Gesualdi e l’Università Iuav di Venezia per i preziosi dati che hanno concesso al pubblico gratuitamente.

Consideriamo i primi 10 partiti per numero di voti a livello nazionale in ogni elezione. E’ logico pensare, oltre che corretto, che in ognuno dei circa 8100 comuni in Italia tali partiti avranno ottenuto percentuali diverse, molto diverse tra loro. Vi saranno comuni più in linea con il dato nazionale, oppure con quello regionale o provinciale. Pochi tuttavia. La maggior parte si distribuirà in un’ampia gamma di possibilità. Sulla rappresentatività dei comuni su scala provinciale/regionale/nazionale sarà trattato a breve sul nostro sito.

Ciò che noi abbiamo fatto è considerare la distribuzione dei 10 partiti in ogni elezione su tutti i comuni italiani da un altro punto di vista. Per prima cosa, la più intuitiva, abbiamo creato il grafico dell’andamento di ognuno di questi partiti ed abbiamo notato immediatamente una vera e propria struttura caotica, browniana se vogliamo. Non importa in quale ordine si scelgano i comuni: si può scegliere l’ordinamento per provincia, per ordine alfabetico, oppure in ordine casuale. L’andamento caotico muta soltanto i parametri dell’analisi, ma non ne intacca la natura generale. E questo è importante, perché dimostra come l’ordine sia influente solo sui valori assoluti ma non relativi, benché si possano dedicare analisi anche su questo aspetto. Il punto importante però va oltre questo aspetto: considerate, per esempio, Forza Italia nelle elezioni del 2001. Forza Italia è stato il partito più votato in quella tornata, con circa 11 milioni di voti nel proporzionale e circa 17 nell’uninominale. Questo il suo andamento rispetto ai comuni ordinati secondo ordine crescente di codice di provincia.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

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