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pubblicato: lunedì, 29 aprile, 2013

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Il vero problema del Governo

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Il vero problema del Governo

Sono giorni che non si placano le polemiche sul governo. Polemiche roventi nelle quali a subire maggiori conseguenze è in tutta evidenza il Partito Democratico. Molti lo danno oramai per morto e certo il rischio che paghi un prezzo elettorale alto è elevatissimo.

[ad]Queste elezioni sono le prime nelle quali si è dimostrato che ben oltre un quarto degli elettori italiani può votare un partito che non ha alcun apparato, alcun radicamento territoriale come il M5S. Il 25%, quindi una bella cifra, ma non basta, gli altri sulla carta contano sul 75%. Sì è vero che molti che hanno votato PD e Scelta Civica sono stati brutalmente ingannati, ma come dice lo stesso Napolitano (la cui rielezione fa pesantemente scricchiolare l’idea di democrazia e di Repubblica e questo lo sa bene anche lui che solo il 14 aprile diceva: “Non mi convinceranno a restare. Mia elezione non è soluzione e sarebbe al limite del ridicolo”, mentre in segreto lavorava alacremente per farsi rieleggere) i partiti devono fare cose anche contrarie alle promesse elettorali.

Prima parla dei partiti “non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare” senza “temere di convergere su delle soluzioni“. Stranamente poi dice: “fare i conti con la realtà delle forze in campo…Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni“.

(i punti citati sono dopo il minuto 22)
Sta parlando evidentemente agli elettori del PD che protestano con la propria dirigenza che li sta portando in una direzione fortemente osteggiata dalla base stessa. La cosa più divertente è che gli elettori arrabbiati del PD sembrano prestare più attenzione alle facce che compongono questo governo piuttosto che al programma che questo governo svolgerà nei prossimi mesi. Un governo di “scopo” dicono ma non certo di breve durata come dice quello che sembra essere il vero azionista di maggioranza, spalleggiato con gran forza dall’inquilino del Colle e da una parte del PD: la stessa che ha tradito Prodi.

Insomma secondo Napolitano se non si vincono pienamente le elezioni si è liberi di fare qualcosa di completamente diverso da quanto promesso in campagna elettorale, qualcosa di completamente diverso dai propri programmi ed evidentemente dai propri ideali. E questo solo perché non si è avuta la maggioranza in entrambe le camere? Raramente ho sentito qualcosa di più distante dallo spirito democratico che dovrebbe animare le forze politiche. Si vede che “re Giorgio” ritiene che solo chi vince le elezioni in entrambe le Camere abbia il diritto di portare avanti i propri valori ed i propri ideali e che chi non ci riesce non abbia il diritto nemmeno alla dignità. Dovendo soccombere alla legge del più forte e del più prepotente. Suona un po’ come il “vae victis” e il sangue dei vinti è quello di coloro che sono stati traditi da poco più di 100 rappresentanti il 19 aprile scorso. Lo stesso Barca, stella nascente del PD ha twittato: “fossi deputato PD voterei fiducia al governo Letta, specie dopo aver perso la battaglia per Prodi Presidente“. Una logica che non fa una piega, un po’ come dire “non abbiamo completamente vinto quindi arrendiamoci completamente”.

Quale è dunque la volontà popolare di cui parlava poco prima Napolitano? E perché deve coincidere con quel 29% che ha votato la coalizione di Berlusconi? Perché il programma dei saggi include cose come le intercettazioni telefoniche ed una riforma della giustizia voluta solo da Berlusconi? In che cosa questa riforma della giustizia, che significherebbe per lui e le sue aziende un salvacondotto, aiuterebbe le famiglie in difficoltà, gli esodati, l’economia italiana che ha così urgente bisogno di un Governo come tutti dicono? Assolutamente a nulla. Servono solo ad una persona. Sempre la stessa, con la quale Napolitano ha una grande unità di intenti e di vedute e che a quanto pare presiederà la commissione bicamerale per le riforme.

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