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pubblicato: domenica, 31 luglio, 2011

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Navigando Lo Spread

spread torna sotto i 200 punti

Anche in Italia, come già da un pò di tempo negli altri paesi PIIGS, iniziamo a sentire parlare di spread quotidianamente. Spieghiamo cosa indica e perché non è una misura della speculazione nei nostri confronti. Non è nemmeno propriamente un indicatore di performance economica, bensì una misura della fiducia nel nostro intero sistema politico.

Istruzioni per l’uso

[ad]Lo spread è il differenziale tra la rendita percepita su un Bund tedesco e un BTP Italiano a maturazione di 10 anni. È una misura relativa. Non si tratta dell’interesse sul nostro debito, ma piuttosto di un confronto con quelli della Germania.

Gli investitori chiedono tassi bassi sui bond tedeschi perché le probabilità di un default sono da sempre remotissime. Al contrario, con la crescente possibilità di un default italiano gli investitori chiedono tassi sempre più alti. In questo senso lo spread è la differenza nella probabilità di default.

Si usa la Germania come termine di paragone perché è l’Economia più grande dell’Eurozona ed il suo debito è considerato il più solido. Ha dunque i tassi d’interesse più costantemente bassi del continente.

Vi è anche una ragione più tecnica per questo. La politica monetaria della Banca Centrale Europea è mirata a garantire una bassa inflazione in media a tutta l’Eurozona. La Germania ha un peso economico abbastanza grande da essere il punto di riferimento Europeo e dunque gode di una politica monetaria più ad hoc rispetto agli altri paesi membri. Non a caso la BCE ha sede a Francoforte.

L’ottimalità di questa politica monetaria ai bisogni tedeschi è dunque un ulteriore motivo di solidità dei tassi del Bund.

Speculazione, perché no?

Alla chiusura di venerdì 29 luglio lo spread italiano era di 3.32%, molto inferiore a quello greco o spagnolo ma comunque significativo. Soprattutto è un aumento notevole rispetto all’1% circa a cui c’eravamo abituati fino all’anno scorso. 3.32% di differenziale è un numero costoso! Per l’Economist ogni punto di percentuale di interesse sul debito italiano aumenta il nostro disavanzo di circa 12 milliardi di Euro annui.

Da qui la paura che lo spread non sia solo uno specchio della solidità del nostro debito ma anche la causa del suo gonfiarsi. Vi è infatti la possibilità che chiedendo rendite sempre più alte sui BTP si giunga ad un inasprimento della nostra posizione rispetto ai creditori e dunque ad un ulteriore innalzamento dei tassi e quindi dello spread. È proprio qui che nasce il timore di un attacco speculativo.

Lo spread italiano è aumentato notevolmente soprattutto durante queste ultime settimane, dal 1.83% del primo del mese al 3.32% di venerdì. Perché? Due cose fanno pensare che non si tratti di speculazione ma di sfiducia da parte dei mercati: la natura del finanziamento del nostro debito e la natura delle vendite dei BTP viste sui mercati.

L’attacco speculativo è più probabile in paesi come la Grecia dove la maturazione del debito è più prossima, dove vi è un disavanzo primario e dove la necessità di finanziarsi è più frequente. Non contano, infatti, i tassi citati ogni ogni giorno sui mercati ma quelli che dominano quando effettivamente c’è un’asta.

L’Italia non è in questa situazione. Sebbene il nostro debito sia il terzo al mondo, non necessita di un finanziamento continuo. Dunque le aste sono meno frequenti rispetto ad altri paesi. I nostri bond maturano in media tra 7 anni. Va notato che allo schizzare dello spread nei giorni della finanziaria a quasi 3.5% abbia seguito un’asta ad un più ragionevole 2.9%.

Tuttavia, ogni giornale Italiano, e quasi ogni commentatore istituzionale, non ha esitato a descrivere gli eventi delle ultime settimane come un attacco speculativo. Secondo molti esponenti del governo, non esistono le condizioni macroeconomiche per un default italiano. L’improvviso innalzarsi dei tassi italiani rispetto a quelli tedeschi che si è visto soprattutto il 7 e l’8 luglio sarebbe invece dovuto alla volontà degli investitori di innescare anche in Italia il meccanismo vizioso sopra descritto di gioco al ribasso.

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1 comments
Gianni Balduzzi
Gianni Balduzzi

Scusate, ma non può passare come un solo mutamento interno quello di luglio e per il resto era tutto uguale agli ultimi 3 anni. Nel luglio 2011 sono successe cose nuove al di fuori: è emersa come scintilla la questione del possibile "default" USA (che sappiamo non è proprio default), inoltre in valore assoluto il debito pubblico tedesco da un po' di tempo ha superato quello italiano diventando il terzo al mondo. Quindi si sono accentuate di molto due tendenze, collegate: 1) La domanda di denaro, finanziamento del debito pubblico, tramite i titoli di stato è aumentata nel mondo, e l'offerta di liquidità è la stessa o diminuita. 2) Gli USA hanno aumentato la richiesta di finanziamento, e per mantenere la tripla A hanno bisogno che altre monete non appaiano più attraenti. La conseguenza è che le banche d'affari USA, così come Moody's e S&P, statunitensi, hanno fatto in modo che, come dice qualcuno, "non fosse mai che un cinese comprasse un po' di euro al posto di dollari", concentrando l'attenzione, i timori, le conseguenze della scarsità scarsità di liquidi nell'euro. All'interno dell'area euro, la Deutsche bank ha pensato di sostenere prima di tutto il proprio debito, poichè era cresciuto molto, di conseguenza a discapito delgi altri, prima di tutto quello italiano. L'obiettivo primario di questi movimenti è stato l'Italia perchè era il successivo sulla lista dopo i 5 PIGS, i quali non avrebbero fatto molta notizia. Ma attenzioni, nei giorni della follia ad aumentare lo spread sono stati anche gli altri Paesi, si vedono bene i grafici con la curva che schizza in alto per Spagna (sempre al di sopra dell'Italia) e anche per la Francia.