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pubblicato: mercoledì, 13 maggio, 2015

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Fassina: “Pronto a lasciare il Pd se…”

mani incrociate ed espressione pensierosa per stefano fassina

Il punto di non ritorno per Stefano Fassina potrebbe essere la riforma della scuola. Ecco le sue parole: “pronto a lasciare il Pd se non cambia radicalmente la riforma della scuola”. Il deputato democratico della minoranza afferma a Repubblica: “dopo il Jobs Act e le questioni istituzionali il Pd si è riposizionato, in modo da accreditarsi a destra”.

Fassina: “Ottusa arroganza” verso sciopero

Fassina rimarca il “riposizionamento di cultura politica, di programma e di interessi rappresentati” del partito e “l’atteggiamento di ottusa arroganza nei confronti dello sciopero di 618 mila lavoratori della scuola è l’ultimo esempio di un premier che colpisce sistematicamente gli interessi economici e sociali rappresentati dalla sinistra per accreditarsi a destra”.

matteo renzi con camicia bianca e cravatta scura nella parte destra e stefano fassina con mano sul volto

Cosi Fassina replica alle parole pronunciate ieri da Renzi che ha anche parlato di “sinistra masochista” “Vincere è condizione necessaria per la politica, ma è un mezzo per cambiare la società. Mentre per Renzi è un fine da raggiungere con qualunque mezzo. Anche spostandosi sulla piattaforma della destra”. Fassina vede il Pd come “il partito dell’establishment, sostanzialmente in asse con l’agenda tedesca che domina in Europa, con un impianto liberista sul terreno economico e sociale e plebiscitario sul terreno della democrazia”.

Martina: “Le battaglie si fanno nel Pd”

Il ministro Maurizio Martina ha invece una opinione diversa e infatti afferma: “le battaglie si fanno nel Pd. Uscire dal progetto è un grave errore. Io rivendico il diritto di non farmi omologare. Di battagliare e pensarla diversamente dal segretario. Ma il progetto collettivo del Pd è più grande delle nostre divisioni. La sinistra non si rafforza se si divide, come dimostra la storia”. “Non banalizzo le uscite, né banalizzo le parole di Fassina. Alcuni di questi compagni, però, in un anno e mezzo non hanno speso una singola buona parola per quanto fatto dal Pd e dal governo. E i toni spesso sono stati profondamente sbagliati”.

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