Ncd vicino all’implosione. Cresce la fronda dei ribelli anti-Renzi

Pubblicato il 10 Settembre 2015 alle 15:47 Autore: Giacomo Salvini
unioni civili Matteo Renzi e Angelino Alfano

Forse aveva ragione Nunzia De Girolamo. Due settimane fa, la deputata campana aveva lasciato il Nuovo Centro Destra (di cui era stata anche capogruppo alla Camera) con queste parole: “eravamo partiti con un obiettivo e abbiamo fallito. Adesso l’obiettivo di Alfano e’ quello di andare nel centrosinistra mettendo insieme tutte quelle forze più disparate che, a vario titolo, si autodefiniscono moderate”. All’inizio molti avevano pensato ad una vendetta personale nei confronti di Alfano che nella primavera scorsa l’aveva silurata facendo posto al ministro dimissionario Maurizio Lupi. Oggi, invece, tutto si tiene.

Ncd al bivio

Da giorni infatti le cronache dei giornali si soffermano su un’altra fronda interna al governo Renzi ben più pericolosa della minoranza dem che pure sta creando qualche gratttacapo di troppo al Presidente del Consiglio sulla riforma del Senato. Parliamo del Nuovo Centrodestra. A fine agosto avevamo scritto che il partitino di Alfano – che può contare su 10 poltrone governative tra ministri (Interno e Salute), sottosegretari e viceministri – si trovava di fronte ad un bivio: seguire Renzi o contribuire alla ricomposizione di un centrodestra disperso in mille rivoli?

La direzione sembra ormai essere la prima, anche se oggi Alfano ha sbottato: “Chi vuole andare con Berlusconi, con Renzi, con Salvini, vada, noi andiamo avanti con il progetto di riunione dei moderati italiani”. I motivi sono tanti: un centrodestra sempre più asservito alla Lega di Salvini, le inchieste giudiziarie che stanno dilaniando il partito (vedi Lupi, Bilardi, Azzollini, Castiglione, Formigoni solo per citare i casi più noti) ma soprattutto gli ultimi sondaggi che attribuiscono al Nuovo Centro Destra percentuali da prefisso telefonico.  Così si parla già di un presunto accordo tra Alfano e Renzi. ” Alfano – ha confidato martedì una fonte interna al partito a Alessandro De Angelis dell’ Huffington Post – ormai si muove su uno schema di accordo con Renzi. Dice che il premier gli ha dato garanzie sulla legge elettorale, e cioè che la cambierà prima del voto per allearsi con lui, sennò gli dà il 2 per cento di posti in lista, ovvero tra i 10 e i 15 posti garantiti”. I restanti invece “non hanno garanzie e quindi non voteranno la riforma del Senato”.

Matteo Renzi e Angelino Alfano

Ncd, futuro fosco

Il pallottoliere parla chiaro. Ncd può disporre di 34 deputati e 35 senatori. Nel caso in cui Renzi scegliesse di inserire nelle liste del Pd anche esponenti centristi, rimarrebbero senza poltrona tra i 59 e i 54 parlamentari (a seconda di quanti seguiranno il premier). E oltretutto con un Senato non più elettivo. Ma a quel punto il problema di una mancata rielezione non si porrebbe nemmeno perché Ncd sarebbe ormai morto e sepolto. Se invece si optasse per una coalizione vecchio stile Pd-Udc-Ncd e quel che rimane di Scelta Civica, l’unica strada percorribile sarebbe quella di modificare l’Italicum che ad oggi garantisce il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione.

Ncd, chi sta con Renzi e chi no

Intanto iniziano già a circolare i nomi di coloro che sarebbero pronti a seguire il premier: lo stesso Alfano , Beatrice Lorenzin, Federica Chiavaroli, Dorina Bianchi, Rosanna Scopelliti e Fabrizio Cicchitto tra gli altri.

Dall’altra parte invece cresce la fronda degli “anti-alfaniani” formata da coloro che sono sicuri o quasi di perdere il seggio se l’accordo andasse in porto. Tra questi c’è sicuramente la pattuglia dei calabro-lucani di Gentile, D’Ascola e Viceconte ma anche esponenti di peso come Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello. Lunedì, a quanto riporta l’Huffington Post, 15 senatori ribelli si sono ritrovati per fare il punto della situazione prima della battaglia che si aprirà ufficialmente la prossima settimana sulla riforma del Senato. Perché a Palazzo Madama i voti di Ncd pesano. E anche tanto.

formigoni con mano destra alta e fogli sotto il braccio

Intanto arrivano anche le prime dichiarazioni di pubblico dissenso interno. Formigoni è stato il primo, dieci giorni fa in un’intervista al Corriere della Sera, a fare un passo indietro sulla riforma del Senato: “noi voteremo una riforma in cui i senatori saranno eletti” aveva detto contrariamente alla linea ufficiale del partito. Lunedì è intervenuto anche l’ex presidente del Senato Renato Schifani che al programma Radio anch’io ha mandato un messaggio nemmeno troppo velato ad Alfano: “il nuovo centrodestra si chiama così per contribuire alla ricomposizione del centrodestra. Prendo atto che in questi mesi è avvenuta un’evoluzione interna al partito che ho fondato insieme ad altri amici, anche alla luce di posizioni sempre più estremiste della Lega. Sono però dell’idea che occorrerà un momento straordinario per decidere se è stato cambiato e si deve cambiare l’oggetto sociale”. Un altro che potrebbe voltare le spalle ad Alfano è Maurizio Lupi che da qualche settimana strizza l’occhio alla Lega di Maroni per diventare il candidato ufficiale del centrodestra alle amministrative di Milano del prossimo anno.

 

Giacomo Salvini

L'autore: Giacomo Salvini

Studente di Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze. 20 anni, nato a Livorno. Mi occupo di politica e tutto ciò che ci gira intorno. Collaboro con Termometro Politico dal 2013. Su Twitter @salvini_giacomo
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