Guerra all’Isis: la crescente crisi economica del califfato

Pubblicato il 21 Gennaio 2016 alle 10:53 Autore: Irene Masala
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Guerra all’ISIS: i crescenti problemi economici del califfato

L’Isis è in crisi, almeno economicamente. Dopo la distruzione, da parte della coalizione capeggiata dagli Stati Uniti, di una filiale della Banca centrale del sedicente Stato Islamico situata nel nord dell’Iraq, gli uomini del Califfo riceveranno la metà dello stipendio. A pesare sui conti economici anche la riduzione degli scambi illegali di petrolio e la demolizione di alcuni pozzi petroliferi nell’est della Siria.

La notizia del taglio ai salari arriva dal Vocativ che pubblica un documento firmato proveniente dal Direttorato delle finanze dell’Isis con sede a Raqqa.

“Considerando la situazione eccezionale in cui si trova lo Stato Islamico, è stato deciso di ridurre della metà i salari pagati a tutti i combattenti. E’ una decisione – si legge nel testo del documento – che non prevede esenzione per nessuno, quale che sia la sua posizione”.

Secondo una ricerca effettuata dal Congressional Research Service, i militanti dell’Isis guadagnavano in genere tra i 300 e i 1000 dollari al mese, con una distribuzione bimensile. Lo stipendio poteva variare in base alla funzione e al ruolo ricoperto dal combattente e alla sua nazionalità, in genere i cosiddetti foreign fighters con origini perlopiù europee o statunitensi percepiscono uno stipendio maggiore. I guerriglieri ricevono inoltre un surplus da destinare alle mogli, 50 dollari per ognuna, e ai figli, circa 25 dollari pro capite.

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Nonostante buona parte degli introiti dello Stato Islamico arrivino dalla tassazione della popolazione, l’intensificarsi degli attacchi aerei sta lentamente indebolendo le scorte finanziarie del Califfato. La scorsa settimana l’esercito degli Stati Uniti ha diretto due bombe da 2.000 libbre contro un edificio nel centro di Mosul, dove l’Isis custodiva denaro per milioni di dollari. Alla maggiore incisività dei raid si unisce il fatto che l’Isis ha instaurato un  vero e proprio governo nei luoghi conquistati e, come ogni governo deve fornire servizi, costruire infrastrutture e pagare gli stipendi dei tanti funzionari pubblici. Voci di spesa che, unite alle perdite economiche e militari, stanno intaccando i conti del Califfo.

Guerra ISIS: il costo della vita ai tempi dello Stato Islamico

“Solo le persone che respirano aria non vengono tassate”, questa la frase emblematica con cui Mujahed, un attivista del posto intervistato da The Atlantic, descriveva mesi fa la vita nei territori dello Stato Islamico. Tutti i servizi basici come acqua ed elettricità sono aumentati da quando governa l’Isis. Nei video di propaganda pubblicati dai militanti si vedono spesso mercati ricchi di merci variegate, che sono però appannaggio solo dei combattenti, gli unici con uno stipendio tale da poterseli permettere.

L’aumento esponenziale dei prezzi unito all’alto tasso di disoccupazione sta costringendo gli abitanti di quelle zone a vivere in uno stato di miseria permanente. Sempre secondo gli attivisti, questa persecuzione economica farebbe parte di una strategia ben definita per spingere la popolazione, ormai disperata, ad arruolarsi nelle fila dello Stato Islamico, anche solo per potersi permettere un pollo per pranzo.

L'autore: Irene Masala

Specializzata in Editoria e giornalismo e appassionata di geopolitica e Medio Oriente. Negli ultimi anni ho viaggiato tra Libano, Turchia, Israele/Palestina, India e Messico grazie a diversi progetti che mi hanno permesso di conoscere da vicino le realtà socioculturali di questi Paesi così diversi tra loro. Al momento frequento il master della Business school del Sole24Ore in Giornalismo economico e politico e collaboro come editor e traduttrice per diverse testate.
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