Virginia Raggi cede: Marra destinato ad altro incarico e Frongia vicesindaco?

Pubblicato il 3 Luglio 2016 alle 18:17
Aggiornato il: 4 Luglio 2016 alle 21:33
Autore: Piotr Zygulski

Virginia Raggi cede: Marra destinato ad altro incarico e Frongia solo vicesindaco?

Come si crea un governo o una giunta? Ai tempi del Pentapartito una pratica assodata era quella del “manuale Cencelli”, per distribuire le cariche a seconda della loro importanza e a seconda del peso dei partiti coalizzati e delle correnti interne ad essi. Questo consentiva una “spartizione” abbastanza veloce, senza troppi litigi interni, perché tutti si attenevano alle regole che stabilivano come tagliare la torta. Ma quando c’è un’unica forza politica, e pure senza “correnti” esplicite, come il M5S, come fare? Se a Torino la squadra della nuova sindaca Chiara Appendino è già stata presentata completa ed è stato scelto come capo di gabinetto Paolo Giordana. Tutto come previsto.

Roma, invece, è disseminata di buche – materialmente e letteralmente – per Virginia Raggi, che vede traballare due nomi che sembravano quasi certi: Daniele Frongia e Raffaele Marra.

Chi è Daniele Frongia, il capo di gabinetto di Virginia Raggi che potrebbe già saltare

Il primo è Daniele Frongia, classe 1973, capo di gabinetto della Raggi, la cui nomina è stata effettuata il 28 giugno con un comunicato ufficiale, “dopo aver acquisito i pareri favorevoli, dai quali è emersa l’assenza di qualunque incompatibilità o inconferibilità allo svolgimento dell’incarico”. Definito malignamente da alcuni “lo zarino”, pare che Frongia abbia seguito tutti i primi passi di Virginia Raggi: si menzionano in particolare la mancata proroga per Raffaele Clemente, comandante dei vigili, e la probabile scelta di Daniela Morgante al Bilancio, già inserita nella prima giunta dell’ex sindaco Marino, che poi la liquidò definendo “puffo informe” le sue proposte. Daniele Frongia, rieletto consigliere del M5S e in lizza per il Campidoglio sia nel 2013 – quando poi prevalse Marcello De Vito – e ancora adesso nel 2016, ma alla fine fece convergere i suoi voti su Virginia Raggi, si è laureato in Statistica alla Sapienza con una tesi sulla “Teoria delle reti applicate alla viabilità di Roma” e poi è andato ad insegnare “Analisi delle reti sociali e social media” in alcune Università pubbliche e private del Centro Italia, diventando anche ricercatore ISTAT. Presidente della commissione “Spending review” quando era sindaco Ignazio Marino, Frongia è autore di un libro sulla sua esperienza e soprattutto del piano di recupero da 1,2 miliardi di euro su cui molto ha puntato Virginia Raggi per la sua vittoria. Evidente è la piena sintonia con la sindaca, su cui i gossippari hanno ricamato con fantasia.

Raffaele Marra, l’ex dirigente di Alemanno che ha creato malumori

Frongia, proprio in quella commissione, conobbe il dirigente Raffaele Marra, classe 1972, collocato nell’entourage di Alemanno sin dai tempi in cui l’ex sindaco era ministro dell’Agricoltura e Marra – ex ufficiale di Guardia di Finanza, laureato in Economia e in Scienze della sicurezza economica e finanziaria – fu nominato Direttore nazionale dell’area galoppo all’Unione Nazionale Incremento Razze Equine, il cui segretario generale venne in seguito coinvolto dalle vicende di Mafia Capitale. Marra tra il 2010 e il 2011 fu consulente di Mauro Masi, allora direttore generale della RAI, poi divenne direttore della direzione organizzazione, personale, demanio e patrimonio della Regione Lazio, sotto l’amministrazione di Renata Poverini – cui politicamente sarebbe legato tutt’oggi – e infine in Campidoglio. È il nome di Raffaele Marra che effettivamente costituisce l’ostacolo maggiore per Virginia Raggi. Secondo Il Corriere della Sera, Frongia lo avrebbe voluto come vice-capo di gabinetto, riservandosi personalmente un ruolo più politico-strategico, mentre a Marra avrebbe lasciato le incombenze tecnico-amministrative di controllo di legittimità e di firma sugli atti di spesa e di nomina della macchina comunale. Questo anche per cercare di scansare i divieti della “Legge Severino”, il cui spettro è stato evocato dal senatore Andrea Augello, ex Ncd, ora nel gruppo IDeA accanto a Giovanardi e Quagliariello.

Daniele Frongia consigliere comunale del Movimento 5 Stelle nel comune di Roma seduto tra i banchi dell'assemblea capitolina

Un consigliere comunale non può diventare dirigente, ma può diventare capo di gabinetto?

Infatti il D.Lgs. 39/2013, che attua una delega prevista dalla “Legge Severino”, prevede che

A coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio […] del comune […] che conferisce l’incarico […] non possono essere conferiti:

a) gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni […] di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti […];
b) gli incarichi dirigenziali nelle medesime amministrazioni di cui alla lettera a);
c) gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello provinciale o comunale;
d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia, di un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione.

Ciò, secondo il M5S e Virginia Raggi che avrebbe chiesto anche un parere preventivo dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione (anche se il presidente Raffaele Cantone ha smentito), non riguarderebbe la nomina del capo di gabinetto, in quanto fiduciario del sindaco e non dirigente, sebbene il trattamento economico sia stato precedentemente equiparato a quello dirigenziale. Frongia però ci tiene a precisare che l’ordinanza di nomina “prevede una retribuzione pari a zero. L’importo infatti può essere deciso esclusivamente attraverso una delibera di Giunta, e la Giunta capitolina, come sanno benissimo anche i sampietrini, al momento non è ancora stata nominata”. Ad ogni modo, al fine di evitare problemi, sarebbe sufficiente togliergli i poteri di spesa e di firma sugli atti dell’amministrazione con rilevanza esterna per poterlo inquadrare come funzionario.

aula giulio cesare a Roma

Marra destinato ad altro incarico, Frongia “solo” vicesindaco?

Tuttavia, nonostante la freschissima nomina, Daniele Frongia potrebbe già dover abbandonare quel ruolo. È quanto si apprende questa mattina, dopo un incontro riservato in un ristorante romano avvenuto la scorsa notte tra Luigi Di Maio, Virginia Raggi, il consigliere regionale Gianluca Perilli e Daniele Frongia. Con il fare diplomatico che lo contraddistingue, Luigi Di Maio alla fine ha dichiarato: “Nessun pregiudizio, chi ha distrutto il Paese non fa parte dei nostri progetti ma chi ha operato bene sì”.

Una frase che poteva sembrare un avallo alla coppia Frongia-Marra, ma – stando a quanto riporta Claudio Marincola su Il Messaggero di oggi – “il mini direttorio – Lombardi, Taverna, Castaldo, Perilli e Frongia – dopo aver premuto invano sulla Raggi per farle cambiare idea, ha invocato l’intervento di Davide Casaleggio. E puntuale, da Milano, è arrivata la stroncatura (salvo ripensamenti)”. Ma in precedenza era stata la “base” del M5S ad aver fatto sentire il proprio mal di pancia – poi raccolto da Roberta Lombardi – sul nome di Marra. Grillo e il “direttorio” avrebbero semplicemente cercato di risolvere quella che poteva diventare una faida interna.

Infatti è notizia di oggi che l’ex dirigente di Alemanno “sarà spostato ad altro incarico” mentre Daniele Frongia “potrebbe lasciare la carica di capo di gabinetto per diventare vicesindaco”, si apprende da ANSA, e potrebbe ottenere la delega al Patrimonio Immobiliare. Tutto però dovrebbe chiarirsi entro giovedì 7 luglio alle ore 15, quando Virginia Raggi presenterà tutta la sua giunta, che sarebbe già al completo. Nel frattempo la sindaca di Roma preferisce far parlare di sé per la richiesta di chiarimenti all’ACEA (Azienda Comunale Energia e Ambiente, di cui è azionista il Comune di Roma per il 51%) riguardo due presunte “nomine di dirigenti fatte a pochi giorni dal ballottaggio”. L’azienda, dal canto suo, parla di normalissimi “spostamenti interni”. La Raggi comunque vuole vedere le motivazioni, e soprattutto i curriculum, anche dei candidati ai posti dirigenziali vacanti. Ma nel frattempo vacante è il suo gabinetto.

L'autore: Piotr Zygulski

Piotr Zygulski (Genova, 1993) è giornalista pubblicista. È autore di monografie sui pensatori post-marxisti Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa, oltre a pubblicazioni in ambito teologico. Nel 2016 si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Genova, proseguendo gli studi magistrali in Filosofia all'Università di Perugia e all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), discutendo una tesi su una lettura trinitaria dell'attualismo di Giovanni Gentile. Attualmente è dottorando all'Istituto Universitario Sophia in Escatologia, con uno sguardo sulla teologia islamica sciita, in collaborazione con il Risalat Institute di Qom, in Iran. Dal 2016 dirige la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Interessato da sempre alla politica e ai suoi rapporti con l’economia e con la filosofia, fa parte di Termometro Politico dal 2014, specializzandosi in sistemi elettorali, modellizzazione dello spazio politico e analisi sondaggi.
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