pubblicato: sabato, 22 Ottobre, 2016

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Sondaggio Ipsos referendum, il “No” in vantaggio di otto punti

Sondaggio Ipsos referendum

Aumenta ancora, e raddoppia, il vantaggio del “No” al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. A riportarlo è il nuovo sondaggio Ipsos pubblicato stamani dal Corriere della Sera secondo cui i contrari alla riforma sarebbero oggi in vantaggio di ben 8 punti sui favorevoli (54-46%), considerando chi ha già deciso. Rispetto all’ultima rilevazione del 3 ottobre scorso lo scarto è aumentato ancora secondo l’istituto demoscopico diretto da Nando Pagnoncelli, sebbene alcuni sondaggi abbiano fatto pensare ad una rimonta del “Sì” rispetto al mese di settembre. “Lo scarto non è ancora sufficiente per decretare una vittoria” scrive il quotidiano di Via Solferino. Sia per l’errore campionario ma soprattutto per quell’8,5% di elettori che non ha ancora deciso cosa voterà il 4 dicembre. Altro segnale che il prossimo mese e mezzo di campagna elettorale sarà decisivo per l’esito referendario.

sondaggi politici elettorali

Referendum: “Sì” in vantaggio tra i laureati, il “No” tra operai e disoccupati

Tra chi ha già deciso cosa votare, il “No” comunque rimane in netto vantaggio. E a trainare il bacino dei contrari alla riforma costituzionale sono soprattutto le classi di età più giovani e il “Sì” sarebbe in vantaggio (27-24%) sono tra gli over 65 mentre lo scarto più ampio del “No” viene rilevato nella fascia d’età 35-49 anni (29-20%). Per quanto riguarda la classe sociale e la professione, la mobilitazione è nettamente più alta tra coloro che hanno o una laurea o un diploma, mentre più di un italiano su due con la licenza elementare oggi non voterebbe al referendum costituzionale. Tra i laureati prevale il “Sì” alla riforma (33-28%) mentre tra chi non ha una laurea ma ha un diploma prevale il “No” (29-23%). Più ampio invece è lo scarto, a favore del “No” tra i meno istruiti.

Inoltre, scrive il Corriere, i ceti sociali che più hanno risentito della crisi economica andranno in massa a votare “No” con gli operai, i disoccupati e gli studenti contrari alla riforma costituzionale. Un altro segnale che, più che votare sulla costituzione, la consultazione assumerà un carattere strettamente politico legato alla sopravvivenza del governo Renzi. L’esecutivo guidato dall’ex Sindaco di Firenze, infatti, nel bene o nel male in questi 2 anni e mezzo ha portato avanti riforme molto significative che, per loro stessa natura, non possono che essere “divisive” all’interno dell’elettorato. Come hanno sottolineato alcuni commentatori nelle scorse settimane, sull’esito della consultazione referendaria peserà molto un’economia che stenta a ripartire e che continua a tenere gli italiani “sotto stress”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (D) a Salerno con il candidato alla regione Campania Vincenzo De Luca, 22 maggio 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Referendum, il Sud è il primo nemico di Renzi

Da un punto di vista geografico, il “No” è nettamente in vantaggio al Nord-Est (29-20%), al centro-Sud (29-20%) e nelle isole (28-17%). Il “Sì” invece ha la meglio solo nel Nord-Ovest e al centro-nord con un margine di circa 2-3 punti percentuali. Ed è proprio per questo che nelle prossime settimane il Presidente del Consiglio girerà il Sud Italia in lungo e in largo per cercare di recuperare voti in quella specifica area geografica. Basterà?

NOTA METODOLOGICA

Sondaggio realizzato da: Ipsos PA per Corriere della Sera presso un campione casuale nazionale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza, dimensione del comune di residenza. Sono state realizzate 1002 interviste (su 10.926 contatti), mediante sistema CATI il 20 ottobre 2016. Le stime per singole porzioni di elettorato sono state elaborate a partire da un campione allargato di 5.312 elettori intervistati fra il 6 e il 20 ottobre 2016.

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