Direzione nazionale PD: Renzi sfida Berlusconi: “Pd non ha paura delle elezioni. Governo solo con l’apporto di tutti”

Pubblicato il 7 Dicembre 2016 alle 12:51 Autore: Alessandro Faggiano
PD, bersani, renzi

Direzione nazionale PD: le sorti del Paese passano dal Nazareno 

Non solo legge di bilancio e probabili dimissioni di Renzi. Oggi è anche il giorno della direzione nazionale del PD. Probabilmente sarà questo l’evento di maggior portata della giornata. Un 7 dicembre da segnare in rosso, dopo il fatidico 4 dicembre (giorno della celebrazione del referendum costituzionale). Il Partito Democratico non si è ricompattato, almeno per ora. Anzi: sembra che i contrasti tra renziani e bersaniani si siano acuiti. Il primo seguace del premier che ha sferrato il colpo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Luca Lotti. Il fedelissimo renziano, poco dopo la sconfitta, si pronunciava così.

Il 40% del 2012 si riferiva al risultato ottenuto alle primarie interne, perse contro Pierluigi Bersani. Il 40% del 2014 è il gran risultato ottenuto alle europee dal PD. E poi, quello del 4 dicembre. Un 40% che, letto tra le righe, è rappresentato solo e unicamente da Renzi. Insomma, per Lotti rimarrebbe il cavallo vincente.

Renzi opta per elezioni immediate a gennaio/febbraio, o governo di responsabilità fino a marzo/aprile

Dopo aver apposto la fiducia sulla legge di bilancio, Renzi sarà al Nazareno per la più importante direzione nazionale del PD degli ultimi anni. L’attuale premier (probabilmente solo per poche ore ancora) cerca di mettere i suoi avversari interni in un angolo, costringendoli all’ennesimo ‘aut-aut’. Ovvero: voto immediato tra gennaio e febbraio, senza nuova legge elettorale e aspettando unicamente la sentenza della Consulta, o un governo di responsabilità che possa durare fino a primavera. L’unica differenza dal governo di scopo, sarebbe la continuità dell’attuale Consiglio dei Ministri e, in teoria, la ricerca di larghe intese con tutte le parti politiche. L’obiettivo è riformare l’italicum. L’idea di andare avanti fino alla fine della legislatura non è gradita ai più e lo scioglimento delle Camere potrebbe essere imminente.

Direzione nazionale PD, Renzi sfida Berlusconi

Aprendo la Direzione Pd, il premier Renzi è stato netto nell’assumersi la responsabilità della sconfitta al referendum costituzionale. “Le ripercussioni del voto sono sul Governo e sul Parlamento che ha votato 6 volte questa Riforma. Il voto è del popolo ma dovremmo convivere con bicameralismo paritario e rapporto conflittuale Stato e Regioni”.

Anche su ciò che succederà dopo le sue dimissioni, il capo del governo è stato abbastanza chiaro. “Noi non abbiamo paura di niente e nessuno. Se le altre forze politiche vogliono andare a votare subito dopo la sentenza della Consulta lo dicano chiaramente. Se invece vogliono un nuovo governo che affronti legge elettorale e appuntamenti internazionali il Pd è consapevole della propria responsabilità. Non può essere però il solo perchè abbiamo già pagato il prezzo della solitudine della responsabilità”. Tradotto: o Forza Italia o chi per essa, accetta di entrare a far parte di un governo istituzionale o il Pd è pronto ad andare alle urne.

Dopo aver ringraziato il presidente emerito Giorgio Napolitano, Renzi spiega che non farà parte della delegazione che andrà alle consultazioni del Quirinale. “Se vogliamo la responsabilità deve esserci per tutti. Propongo una delegazione al Quirinale di cui farà parte il vice segretario Lorenzo Guerini, il presidente Orfini e i due capigruppo”. La sfida interna con la minoranza dem viene invece rimandata. Ma ai bersaniani riserva comunque una staffilata. “Chi fa politica indossando il broncio o vittimismo condanna se stesso”.

Direzione nazionale PD: fischi alla minoranza Pd

Gli esponenti della minoranza Pd sono stati contestati al loro arrivo al Nazareno. “Per la prima volta ho visto protestare qualcuno con la borsa Etro, è un modello di protesta molto originale. La stragrande maggioranza del Pd, a partire dai militanti che al mattino alzano la saracinesca del circolo, vuole il congresso; vedo che non è così tra i sostenitori di Renzi” ha affermato Francesco Boccia, uno degli esponenti della minoranza bersagliato dai fischi. Il presidente del Pd, Matteo Orfini, in un post su Facebook invita tutti alla calma. “Penso che la lacerazione che si è creata vada affrontata politicamente: abbiamo bisogno di discutere e confrontarci. E anche di capire come potrà funzionare in futuro questo partito. Perché mi rifiuto di accettare che questa sia la normalità a cui dobbiamo abituarci. Ma, fatemelo ripetere, il modo per affrontarla non è la contestazione. È – come sempre – la politica”.

Direzione nazionale PD: riconciliazione, scissione o terza via?

L’ultimo mese di campagna è stato caratterizzato dall’evidenza delle fratture interne al Partito Democratico. Una minoranza che, con il passare del tempo, è diventata sempre più numerosa e rumorosa, al punto da pensare a una futura scissione. Ora, è il momento della verità. Bersani ha dalla sua un importante numero di parlamentari ma, probabilmente, uno scarso appeal elettorale. Renzi lo sa bene e per questa ragione prova a spingere via (e con celerità) le voci dissidenti. D’altro canto, l’attuale segretario può rischiare anche la poltrona più importante del Nazareno.

su sfondo rosso a sinistra renzi e a sinistra bersani

Entrambi, Renzi e Bersani, rischiano grosso. Pertanto, si potrebbe auspicare un tentativo di riconciliazione su minimi, che permettano di rinviare lo scontro definitivo a data da destinarsi. Per ultimo, va considerata l’entrata in scena dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ‘chiama a sé’ i dissidenti e punta a ricompattare la sinistra, promuovendo la sua figura come riferimento per le negoziazioni con Matteo Renzi. Le reazioni di Possibile e del suo leader, Pippo Civati non sono tardate ad arrivare. Per l’ex-candidato alla segreteria dem, l’intervento di Pisapia è “telefonato” e tende a favorire le razioni del premier. Nel frattempo, Sinistra Italiana aspetta alla finestra e, attualmente, appoggia la strategia bersaniana.

 

L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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