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pubblicato: mercoledì, 20 dicembre, 2017

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Finanziamento pubblico: chi finanzia PD, FI e M5S?

Senato, approvato il testo per labolizione del finanziamento pubblico ai partiti

Finanziamento pubblico: chi finanzia PD, FI e M5S?

Dal 2017 i partiti politici non hanno più diritto ad alcun finanziamento pubblico. Il governo Letta ha infatti introdotto una legge che prevede l’abolizione del rimborso e la sua sostituzione con il contributo del 2×1000 da parte dei cittadini. Il sistema, però, non ha dato i frutti sperati e ha ridotto in maniera importante le entrate dei principali partiti.

Finanziamento pubblico: il caso dei 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle non è iscritto nel registro dei partiti e di conseguenza non può accedere al 2×1000. Inoltre, non ha depositato uno Statuto che contempli la democrazia interna, uno dei requisiti per accedere al finanziamento. Ma come si finanziano, dunque, i pentastellati se l’associazione M5S ha un bilancio di poche centinaia di euro?.

Innanzitutto, ci sono i comitati elettorali costituiti ad hoc per finanziare le campagne elettorali nazionali. Ma anche in questo caso contribuiscono in minima parte a livello economico. Un gettito economico importante è invece quello che arriva dall’Associazione Rousseau, costituita per il finanziamento della piattaforma omonima e finanziata con le donazioni private dei sostenitori.

Nel 2016  la fondazione vantava 400mila euro di entrate. Ma i veri finanziatori del Movimento sono i gruppi parlamentari di Camera e Senato. Lo scorso anno le entrate dei gruppi M5S in parlamento hanno contribuito per un valore pari a 6 milioni di euro. A differenza da quanto sostenuto, anche in questo caso, si tratta di denaro pubblico: sono infatti le donazioni che Montecitorio e Palazzo Madama corrispondono per il funzionamento dei gruppi.

Finanziamento pubblico: la situazione in Forza Italia

Forza Italia è sinonimo di Silvio Berlusconi. Non si tratta solo di una questione di immagine, ma anche economica. Nel 2013 il partito è stato ricostituito grazie a una donazione di 15 milioni di euro del solo Berlusconi; una cifra pari al 99,5% delle contribuzioni di quell’anno. Ma con la legge sul finanziamento ai partiti questo non è stato più possibile: la legge prevede un tetto massimo di 100mila euro alle donazioni dei privati.

Le conseguenza sono state immediate. Se nel 2014, Fi poteva vantare entrate dalla gestione caratteristica superiori ai 6,6 milioni di euro, nei due anni successivi la stessa voce si è attestata poco sopra i 3 milioni.

Finanziamento pubblico: il Pd e il Referendum

In questi ultimi anni è diventata evidente una frammentazione dei partiti in comitati, think thank e fondazioni. Il referendum sulla legge elettorale dello scorso 4 dicembre ne è un esempio lampante. La campagna del Pd per il “sì”, ad esempio, ha avuto promotori di natura diversa; il Pd in quanto partito ha contribuito per 11 milioni di euro, i gruppi parlamentari hanno finanziato la campagna per 1,8 milioni, e infine, troviamo il comitato promotore del referendum “Basta un sì”. A questi possiamo aggiungere la Fondazione Open, vicina a Matteo Renzi, che ha organizzato la Leopolda.

Finanziamento pubblico: una questione di trasparenza

L’associazione Openpolis ha puntato un riflettore sulla trasparenza delle fondazioni. “Sulle fondazioni e associazioni private vicine a partiti o leader – scrivono dalla società di analisi – la possibilità di controllo è molto minore”. Dei 102 think tank censiti da Openpolis sono il 10,75% pubblica il proprio bilancio sul internet.

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