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pubblicato: martedì, 6 febbraio, 2018

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Elezioni politiche: stipendi M5S, ecco quanto ha guadagnato Di Maio

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Elezioni politiche: stipendi M5S, ecco quanto ha guadagnato Di Maio

Pronto a scatenarsi un nuovo “caso” sulla campagna elettorale: quanto ci è costato finora il candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio? 402mila euro a quanto pare, considerando i rimborsi spese relativi all’ultima legislatura. A riportare la cifra Panorama – utilizzato il database di tirendiconto.it -che specifica poi come 191mila euro siano stati spesi per “attività ed eventi sul territorio”; di questi circa 50mila sono andati a coprire la voce “missioni non ufficiali” e altri 73.985, invece, sono serviti per “spese logistiche per la partecipazione ad eventi”. In media si parla di circa 7.310 euro al mese. Tre volte quanto speso, per esempio, da Roberto Fico.

Elezioni politiche: stipendi M5S, ecco quanto ha guadagnato Di Maio

Ad “aggravare” la posizione del candidato premier pentastellato – almeno rispetto ai “tradizionali” slogan del Movimento – il fatto che Di Maio “ha partecipato solo al 30,73 per cento delle votazioni“. Si tratta della seconda percentuale più bassa del Movimento: “il suo contendente Alessandro Di Battista, per esempio, pur non brillando per stakanovismo, ha una partecipazione quasi doppia; 57 per cento”.

Tuttavia, “Di Maio vanta comunque quasi l’83 per cento complessivo di presenze“. Una “cifra ragguardevole” si precisa da Panorama; una cifra che è stata raggiunta però “grazie all’uso smodato di missioni: 52 per cento”. L’escamotage è noto: “basta un fax all’Ufficio di Presidenza per essere impegnati fuori dal Parlamento. A scuola si diceva: assente giustificato. Nessuno controlla. E si evitano sostanziose decurtazione di stipendio”.

Sempre sulla rivista si rigira il coltello nella piaga: “percentuali di voto così modeste saranno giustificate dai pressanti impegni di Di Maio come vicepresidente della Camera”. Pare di no, visto che “il democratico Roberto Giachetti ha partecipato all’84 per cento delle votazioni; con una percentuale risibile di missioni. Anche Marina Sereni, sempre del Pd, e Simone Baldelli, di Forza Italia, vantano dati superiori”. Insomma, “Di Maio è stato il vicepresidente di Montecitorio meno presente. E l’incoronazione ad aspirante premier è di appena un mese fa; il nuovo incarico non può quindi giustificare la sua lontananza dall’emiciclo”.

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