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pubblicato: lunedì, 4 giugno, 2018

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Poste Italiane: buoni fruttiferi, clonati 3 milioni. Falla nel sistema

Poste Italiane: buoni fruttiferi clonati

Poste Italiane: buoni fruttiferi, clonati 3 milioni. Falla nel sistema.

Poste Italiane ancora protagonista della cronaca, a interpretare il ruolo della vittima. Una truffa lunga 7 anni, dal 2010 al 2017, che ha visto coinvolti alcuni truffatori già noti alle forze dell’ordine per un vecchio raggiro all’Inps avvenuto sempre nello stesso decennio. E che ha danneggiato Poste Italiane per mezzo della clonazione di buoni fruttiferi postali, dai quali poi i truffatori incassavano somme importanti, per un totale di circa 3 milioni di euro. La truffa avveniva a opera dei criminali sfruttando una falla nel sistema. Le forze dell’ordine coinvolte hanno quindi attuato una fitta rete di intercettazioni e indagini approfondite per risalire agli autori della truffa, che hanno approfittato anche della complicità di alcuni dipendenti delle Poste poi intercettati. Il fatto è si è svolto nel siciliano, tra Palermo, Carini e Belmonte Mezzagno (due comuni in provincia di Palermo) e Lentini, in provincia di Siracusa.

Poste Italiane: buoni fruttiferi clonati, ecco come

Sono stati otto i provvedimenti cautelari, tra carcere, arresti domiciliari e sospensione di attività di raccolta del risparmio postale per un anno. Le accuse imputate agli otto indagati sono di associazione per delinquere con finalità di delitti contro il patrimonio. In più sono stati recapitati altri otto avvisi di garanzia ad altrettanti soggetti. La truffa, lo ribadiamo, consisteva nella clonazione e conseguente liquidazione dei buoni fruttiferi postali; e si avvaleva della complicità di alcuni dipendenti di Poste Italiane. La clonazione avveniva tramite un particolare format causato da una falla nel sistema.

Buoni fruttiferi prescritti: come sbloccare il pagamento.

Poste Italiane: truffa buoni fruttiferi, “indagini complesse”

Al Giornale di Sicilia, il tenente colonnello Luigi Velardi ha focalizzato l’attenzione sulla gestione dei risparmi, oggi “così pericolosamente messa a rischio da molte speculazioni”. Quindi ha parlato di un attento lavoro di analisi su molti episodi fraudolenti, che ha permesso di legarli, altrimenti “sarebbero stati difficilmente collegabili”. Il plauso è anche all’ufficio antifrode di Poste Italiane, sempre attivo nel tentativo di contrastare queste truffe. I truffatori “hanno ideato e perfezionato negli anni un format che ha consentito loro di operare su tutto il territorio nazionale. Inoltre la truffa è ai danni dell’ente Poste, più che a quelli dei cittadini italiani.

A tal proposito ha parlato anche Giacomo Meli, luogotenente carica speciale, che ha spiegato la truffa. I truffatori “avevano creato un format originale che permetteva loro, anche a livello nazionale, di monetizzare tramite la clonazione di buoni fruttiferi postali. È stato difficile individuarli perché usavano un linguaggio criptico tra di loro, chiamandosi come “cugino”, “fratello”, “zio”. E inoltre, con riferimento ai buoni falsificati usavano il termine volantinaggio. Inoltre le conversazioni erano a circuito chiuso. Quindi è stato difficile individuare i cellulari. E talvolta usavano anche le ormai desuete cabine telefoniche per comunicare tra di loro”. Le indagini sono partite sia su iniziativa dei Carabinieri, che conoscevano i soggetti coinvolti; ma anche sulle denunce dell’ufficio frodi di Poste Italiane.

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