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Venezuela, perché è scontro sugli aiuti umanitari americani?

Venezuela, perché è scontro sugli aiuti umanitari americani?
Venezuela, perché è scontro sugli aiuti umanitari americani?

Sono ormai venti le nazioni dell’Unione Europea che hanno riconosciuto Juan Guaidò presidente del Venezuela. In totale, sono circa quaranta gli Stati che hanno offerto sostegno all’autoproclamatosi presidente. Nonostante questo, la battaglia diplomatica intorno al destino del paese non è affatto terminata. Piuttosto, continua a giocarsi su molteplici tavoli. A proporsi per la mediazione nel conflitto è stato nelle ultime ore un nuovo Gruppo di Contatto. Questo si è riunito nella capitale dell’Uruguay, Montevideo.

Il Gruppo, di cui fanno parte diversi paesi europei e latinoamericani, si è esposto in direzione di elezioni presidenziali da convocare al più presto. Ma anche per l’ingresso degli aiuti umanitari bloccati alla frontiera e per lo stop alla repressione nel paese. Mettendo in guardia però da ogni intervento militare diretto, in divaricazione con la posizione statunitense. La leader della politica estera europea Federica Mogherini ha parlato di una soluzione per il Venezuela che sia necessariamente “politica e pacifica”.

Allo stesso tempo, alcuni paesi partecipanti alla riunione come Messico e Uruguay hanno firmato un altro documento per il dialogo. Non avendo condiviso le conclusioni e la linea politica complessiva del Gruppo di Contatto. Nelle scorse ore intanto, sia Maduro che Guaidò si sono appellati a papa Francesco per una mediazione nel conflitto. Il pontefice è da sempre molto critico verso l’amministrazione Trump.

Lo scontro tra le due parti prosegue senza sosta, ed è finalizzato in particolare a conquistare il sentimento dell’opinione pubblica. Guaidò ha denunciato Maduro per il blocco di diversi camion carichi di aiuti umanitari per la popolazione, soprattutto cibo e medicine. Aiuti inviati dagli Stati Uniti e attualmente bloccati in Colombia, nella città di Cucuta, vicina alla frontiera con il Venezuela.

Venezuela: lo scontro sugli aiuti umanitari dall’estero

La strategia di Guaidò è quella di fare emergere la credibilità del suo progetto, la forza dei suoi contatti internazionali. Una strategia pensata da lungo tempo. In passato, oltre a Cucuta, anche diverse isole dei Caraibi a nord del Venezuela e la città di Boa Vista, nel Brasile settentrionale, erano state immaginate come ulteriori hub per la raccolta di aiuti. Per Maryhen Jiménez Morales, specialista in politica venezuelana intervistato dal Guardian, l’obiettivo prioritario di Guaidò è ora quello di “rompere la posizione pro-Maduro dei militari, e l’aiuto umanitario è fondamentalmente il cavallo di Troia per cercare di farlo”.

Da parte sua Maduro ha parlato di “aiuti politicizzati” per motivare la decisione di bloccare le merci. Leggendo la mossa di Guaidò come il preludio ad un intervento militare. Se Maduro accettasse gli aiuti, avallerebbe infatti allo stesso tempo la narrazione da lui sempre negata per il quale il Venezuela starebbe effettivamente attraversando una crisi umanitaria. A sostenere parte della posizione di Maduro è stato anche un portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric. Per cui “l’azione umanitaria deve essere indipendente da obiettivi politici, militari o di altro tipo”.

Il blocco degli aiuti rischia però di tramutarsi in un difficile rebus da affrontare per il successore di Chavez. Dei tre milioni di venezuelani che hanno lasciato il paese negli ultimi anni, circa 800.000 persone sono di stanza in Colombia. Molti vivono proprio a Cucuta, e sono costantemente in contatto con familiari rimasti in Venezuela. Le immagini degli aiuti bloccati potrebbero alienare a Maduro quote di consenso da parte di una popolazione sempre più al centro di mire opposte.

Venezuela: la diplomazia internazionale continua a muoversi

Mentre c’è attesa per capire se ci saranno sconvolgimenti nella linea politica attualmente seguita dalle forze militari, finora fedeli a Maduro, aumenta il rischio di guerra civile. La soluzione politica sembra infatti sempre più lontana. Lo stallo è simboleggiato anche dalle parole del Fondo Monetario Internazionale. Questo, per voce del suo portavoce Rice, è ancora in attesa di capire la posizione generale dei paesi aderenti all’organizzazione. Per decidere se implementare o meno un piano di aiuti al Venezuela e se riconoscere o meno Guaidò.

Le volontà di Russia e Cina contano molto in questo quadro, per via degli interessi economici e militari che questi paesi hanno nel paese sudamericano. Le recenti sanzioni imposte dagli Usa alla compagnia petrolifera statale Pdvsa sembrano voler colpire proprio uno dei pochi jolly ancora nel mazzo di Maduro. Una delle poche sue fonti di finanziamento estero. La compagna francese Total, gigante nel settore e operante in relazione con la Pvdsa in Venezuela, ha annunciato di aver evacuato il suo personale e di aver congelato i suoi conti bancari locali. Potrebbe non essere l’ultima.

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ultima modifica: venerdì, 8 Febbraio 2019