Pubblicato il 09/09/2019

Visita fiscale Inps per gravidanza a rischio. Orari e giorni vanno rispettati?

autore: Daniele Sforza
Visita fiscale Inps per gravidanza a rischio. Orari e giorni vanno rispettati?

Prendiamo il caso di una lavoratrice a cui è stata diagnosticata una gravidanza a rischio: anche per lei vale lo stesso regime della visita fiscale Inps così come per gli altri lavoratori dipendenti? Per rispondere a questa domanda bisogna fare riferimento alla Legge n. 151/2001, ovvero quell’istituto che di fatto tutela le situazioni di maternità e paternità e in cui si trovano anche le disposizioni relative alle gravidanze a rischio. Non resta quindi che andare a elencare i punti più importanti della Legge, soffermandoci in particolare sulle parti relative alla gravidanza a rischio.

Il congedo di maternità

Sono in tutto 5 i mesi di congedo maternità che la lavoratrice dipendente può prendere. Questo lasso di tempo considera i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi dopo la data effettiva dello stesso. Qualora il parto sia anticipato, allora si potrà godere nei mesi successivi dei giorni non goduti nei 2 mesi prima del parto. Le lavoratrici mamme hanno anche la possibilità di lavorare fino all’ultimo momento e quindi di restare in attività per tutta la gravidanza per poi godersi 5 mesi di riposo dopo aver partorito. Tuttavia, per operare in questo modo, sarà necessaria l’autorizzazione del medico del Ssn, al fine di evitare rischi e complicanze alla gravidanza.

Visita fiscale Inps con gravidanza a rischio: come funziona

L’articolo 17 tratta dell’estensione del divieto di adibire al lavoro le donne. Come è scritto testualmente nella legge, “il divieto è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli”.

Inoltre sussistono determinati casi nei quali le lavoratici in gravidanza possono essere interdette dal lavoro in qualsiasi momento e con una durata stabilita dagli organi competenti del Ssn. Ciò avviene principalmente nei casi seguenti:

  • In caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
  • Quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
  • Quando la lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni.

Nell’eventualità di una gravidanza a rischio l’astensione dal lavoro è disposta dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro, in base alle risultanze dell’accertamento medico previsto. Il provvedimento andrà emanato entro sette giorni dalla ricezione dell’istanza della lavoratrice.

La visita fiscale Inps per una lavoratrice con gravidanza a rischio non è prevista, salvo il periodo che precede la vista di controllo e perciò 7 giorni prima della notifica della richiesta alla concessione della gravidanza anticipata. In questo periodo la lavoratrice incinta non è esentata dalla reperibilità fiscale e dovrà quindi seguire le regole previste dalla legge.

Gravidanza a rischio: la richiesta

La lavoratrice dovrà presentarsi presso l’ASL di riferimento portando con sé il certificato medico sul quale è attestata la condizione di gravidanza a rischio. La Direzione territoriale del lavoro sarà poi tenuta a confermare o rifiutare la richiesta della dipendente. Come ricorda il sito La Legge Per Tutti, durante il periodo di gravidanza a rischio, lo stipendio sarà erogato per l’80% dall’Inps e per il 20% dal datore di lavoro, come già avviene per il congedo di maternità.

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Autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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