Pubblicato il 16/09/2019

Processo per direttissima: significato, quando avviene e il caso del furto

autore: Claudio Garau
Processo per direttissima significato, quando avviene e il caso del furto
Processo per direttissima: significato, quando avviene e il caso del furto

Cerchiamo di capire che cosa si intende di preciso con l’espressione “processo per direttissima“, che spessissimo è citata nei fatti di cronaca raccontati da tg e quotidiani. Vediamo allora quando avviene di fatto, anche in riferimento all’ipotesi classica del furto.

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Processo per direttissima: che cos’è in sintesi

Dare una definizione chiara e sintetica di processo per direttissima (o giudizio direttissimo), non è complicato. Si tratta infatti di un procedimento penale speciale, rispetto al rito ordinario, caratterizzato dalla brevità, dall’anticipazione dei tempi e dall’assenza di finalità premiali per l’imputato (pertanto in esso non c’è alcuna possibilità di ottenere uno sconto di pena). Senza volerci addentrare eccessivamente nelle fitte trame del codice di procedura penale, e conservando un intento di sintesi chiarificatrice, possiamo dire che il procedimento per direttissima è altresì caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare e della fase predibattimentale, tipica del giudizio ordinario penale. Per esigenze di speditezza dell’iter stesso, il giudice che decide la causa non è collegiale, bensì monocratico (cioè decide un singolo giudice).

È piuttosto chiaro che, in queste circostanze, l’imputato si trova ad essere meno “garantito” sul piano processuale, essendo in gioco tempi ridotti e spiragli risicati di difesa in giudizio. D’altra parte, tale iter può essere intrapreso soltanto se sussiste uno dei seguenti requisiti fondamentali, prefissati dal legislatore: arresto in flagranza o confessione, (in quest’ultimo caso anche in ipotesi di imputato a piede libero). In altre parole, il processo per direttissima ricorre soltanto in caso di particolare evidenza della prova.

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Come funziona e il caso del furto

Il processo per direttissima vede come protagonista il Pubblico Ministero, vale a dire colui che può decidere di proporlo o meno, senza che il difensore possa opporsi a tale iniziativa del PM; potrà piuttosto assistere e difendere l’imputato, una volta instaurato il processo in modo effettivo.

Come accennato, la prova deve essere evidente e non sono previsti eventuali sconti di pena. Per il resto, il procedimento penale segue le regole del dibattimento ordinario e, pertanto, la prova è assunta in giudizio, innanzi al magistrato, e in contraddittorio tra le parti. Non meno importante è l’aspetto temporale, in quanto il processo per direttissima, secondo la legge penale, va celebrato entro 15 giorni dai fatti (arresto o confessione). Tuttavia se il giudice penale si rende conto che il processo per direttissima è stato richiesto al di fuori dei requisiti sanciti dal codice di procedura penale, disporrà senza indugio e con ordinanza la restituzione degli atti al PM.

Veniamo a questo punto al caso tipico del processo per direttissima, quello per furto in flagranza. Nelle ipotesi in cui un ladro stia compiendo un furto e sia “individuato” dalle forze dell’ordine proprio durante la sua commissione, sarà – per legge – fermato ed arrestato. Quindi il ladro sarà portato presso la cella di sicurezza del comando di cui fanno parte gli agenti che l’hanno arrestato. Successivamente, sarà informato il PM che, di seguito chiederà, al giudice competente, la convalida dell’arresto entro le 48 ore successive. Della convalida sarà ovviamente informato anche l’avvocato dell’imputato e quest’ultimo, con tutta probabilità il giorno dopo, sarà condotto in giudizio per il reato di furto, seguendo le regole del processo per direttissima.

Autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità. Cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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