Polonia, elezioni parlamentari 2019: lo spiegone completo

Pubblicato il 13 Ottobre 2019 alle 18:57 Autore: Piotr Zygulski
Mondiali Russia 2018
Polonia, elezioni parlamentari 2019: lo spiegone completo

Le due camere del Parlamento della Repubblica di Polonia verranno rinnovate con le elezioni di oggi, domenica 13 novembre 2019. Sono da eleggere 460 deputati del Sejm e 100 senatori. Urne aperte dalle ore 7 alle 21 per circa 30 milioni di elettori, compresi 330.000 polacchi che si sono registrati per votare dall’estero; alle elezioni del 2015 erano meno di 200.000.

La legge elettorale

Per quanto riguarda il Senato, l’intera Polonia è divisa in 100 collegi uninominali, nei quali viene eletto il candidato che prende più voti. Leggermente più complicata l’elezione del Sejm, dove i collegi plurinominali sono 41 e ciascuno di essi elegge proporzionalmente (con riparto D’Hondt), a seconda della popolazione, da un minimo di 7 a un massimo di 20 deputati, mediamente uno ogni 80.000 elettori del collegio. Lo sbarramento per il Sejm, fissato su scala nazionale, è del 5% per i partiti e dell’8% per le coalizioni. Si vota facendo una croce accanto al nome di chi chi si intende eleggere, in un fascicolo contenente stampati tutti i candidati della circoscrizione; nel caso di Varsavia, considerando che ogni lista presenta 40 candidati, si hanno 5 liste per un totale di 200 nomi eleggibili.

I polacchi all’estero (più di seimila iscritti al voto in Italia)

Le preferenze che prevengono dall’estero confluiranno nelle circoscrizioni di Varsavia. In Italia sono 6037 i cittadini polacchi aventi diritto (raddoppiati rispetto al 2015): ben 3220 nell’ambasciata di via Pietro Paolo Rubens a Roma, 2313 nel consolato di via Monte Rosa a Milano e da questo turno elettorale anche 504 cittadini che intendono esprimersi presso la sede consolare di Palermo, in via De Amicis.

Elezioni, l'urna per le votazioni e sullo sfondo bandiera della Polonia

Lo scenario economico in Polonia

Dal 2013, anno in cui la disoccupazione era all’11%, è costantemente calata sino al 3,3% registrato lo scorso agosto 2019; l’inflazione si aggira attorno al 2%, il PIL cresce a un ritmo del 4% annuo (circa 32.000$ a parità di potere d’acquisto, in Italia) mentre il debito pubblico si mantiene stabilmente da una dozzina d’anni attorno al 50% del PIL. L’indice Gini della diseguaglianza economica, che aveva raggiunto il suo apice all’inizio degli anni 2000, è in diminuzione e attualmente inferiore a quello dell’Italia. La Polonia mantiene la propria valuta, lo złoty, ad un tasso di cambio sostanzialmente stabile, attorno agli 4,30zł scambiati per 1€.

Lo scenario politico in Polonia

Diritto e Giustizia (PiS) si consolida ulteriormente al governo: priorità nazionale e tutela dei ceti deboli

Le elezioni del 2015, anno in cui è stato eletto al secondo turno anche il presidente Andrzej Duda (PiS) con il 51,55% dei voti contro l’uscente Komorowski e gli altri sfidanti, hanno consegnato la maggioranza assoluta dei seggi in ambo le camere al partito di destra sociale PiS (Diritto e Giustizia). Il suo storico leader Jarosław Kaczyński, già Presidente del consiglio dei ministri tra il 2006 e il 2007, nonché gemello di Lech – Presidente della Repubblica eletto nel 2005 e deceduto nel 2005 nella catastrofe di Smoleńsk – alle presidenziali immediatamente successive alla morte del fratello aveva perso contro Komorowski. Jarosław Kaczyński guida dal 2003 il PiS, quando aveva una decina di punti percentuali, sino al 37,58% raggiunto per il Sejm del 2015 e alle recenti europee di maggio, quando ha ottenuto il 45,38% dei voti validi. La premier Beata Szydło è durata sino al dicembre 2017, per poi essere sostituita da Mateusz Morawiecki, con lo stesso governo di fatto monocolore PiS con gli alleati interni di Solidarna Polska e Porozumienie, tutte forze aderenti all’area dei Conservatori e Riformisti europei e candidati sotto le insegne del PiS.

Andrzej Duda (PiS), elezioni in Polonia, presidente della repubblica della Polonia
Andrzej Duda, Presidente della Repubblica di Polonia.

Si presenta al voto per consolidare le riforme avviate negli ultimi anni, in particolare quella della scuola che ha portato all’abolizione della scuola media tra il ciclo inferiore e superiore di istruzione e il programma 500+ che garantisce 500zł al mese per le famiglie che mettono al mondo un figlio. Promette maggiore solidarietà in ambito sanitario, l’aumento del salario minimo a 3000zł nel 2021 e a 4000zł nel 2023, l’introduzione della 14esima mensilità per le pensioni dal 2012 e la riduzione al 17% dell’aliquota più bassa dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Rinnovamento delle infrastrutture e inasprimento delle sanzioni per chi riversa nei terreni sostanze tossiche; sostengono la locale industria del carbone, ma per ridurre del 50% le emissioni di CO2 intendono puntare sulle centrali nucleari. Vogliono revocare immunità ai magistrati e regolamentare la professione giornalistica. Contrari all’adozione dell’euro, rifiutano sia progetti di federalismo europeo, sia di smembramento, tutelando di volta in volta pragmaticamente l’interesse nazionale polacco anche nelle questioni migratorie: per questo puntano sull’alleanza regionale di Visegrad. In questo modo la Polonia intende raggiungere il tenore di vita medio europeo, superando il Portogallo. Vantano il sostegno delle gerarchie ecclesiastiche e dell’amministrazione americana Trump.

Il premier polacco Morawiecki (PiS)

I più recenti sondaggi confermano PiS come favorito in queste elezioni, con una forchetta tra il 42% e il 46%, che dovrebbe nuovamente garantire la maggioranza assoluta in ambedue le camere.

Il centro liberale ed europeista sfida il governo sullo stato di diritto in Polonia

Il principale sfidante del PiS è la Koalicja Obywatelska, con il leader Grzegorz Schetyna sostenuto dai popolari di Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica, 143 deputati e 28 senatori uscenti), dai liberali di Nowoczesna (Moderna, 14 deputati), Verdi, regionalisti slesiani, e le forze di centrosinistra Inicjatywa Polska, Wir, SDPL. È l’unica che formalmente si presenta come coalizione, sicura di superare l’8%, mentre gli altri sono partiti singoli per giovarsi dello sbarramento al 5%.

Nel programma, oltre all’attenzione alla formazione universitaria, si promettono tagli alla burocrazia sanitaria, il taglio dei contributi pensionistici per i piccoli imprenditori e per i lavoratori autonomi, una riduzione del debito sotto al 30% del PIL, mantenendo al contempo il programma 500 plus e la tredicesima per le pensioni stabilite dal governo uscente. Soprattutto sono i temi dello stato di diritto a dividere KO da PiS: l’opposizione chiede un sistema giudiziario indipendente dalla politica, con la separazione delle funzioni del ministro della giustizia dal procuratore generale e una riforma per depolicitizzare la Corte Costituzionale, il Consiglio nazionale della magistratura e i mezzi di informazione in Polonia. Sostiene inoltre l’introduzione delle unioni civili anche omosessuali, le elezioni online e misure per colmare il divario retributivo tra uomini e donne.

Se PO partiva dal 24,09% e Nowoczesna dal 7,60% del 2015, la Koalicja Europejska con cui si è presentata lo scorso maggio alle elezioni del Parlamento Europeo ha totalizzato il 38,47%, aggregando molti partiti in una forte polarizzazione contro il PiS. Oggi la Koalicja Obywatelska è stimata tra il 23% e il 26%.

I popolari ruralisti del PSL imbarcano il populista Kukiz pro-democrazia diretta

Troviamo poi il partito centrista ruralista PSL (15 deputati uscenti), che alle europee aveva aderito insieme a PO alla Koalicja Europejska. Nelle fila del PSL, guidato da Władysław Kosiniak-Kamysz, troviamo stavolta anche i candidati del movimento Kukiz’15 (16 deputati) uscenti, oltre al sostegno di alcune sigle del partito democratico europeo. Propongono un aumento della spesa pubblica per l’assistenza sanitaria, medicine gratuite, detassazione delle pensioni, estensione del programma 500+ agli studenti, IVA allo 0% per prodotti sani e tradizionali, sostegno all’agricoltura locale, ma pure proposte di democrazia diretta care a Kukiz – che aveva per questo stretto un’intesa con il M5S di Luigi di Maio prima delle europee di maggio – tra cui referendum vincolanti, possibilità di revoca del singolo parlamentare, elezioni online e elezione di metà dei membri del Sejm con collegi uninominali.

Il polacco Kukiz con cui Di Maio cerca intese è un nazista?
Paweł Kukiz, alleato con il PSL

Kukiz’15 sembra aver subito un progressivo sgretolamento: dal 20,80% ottenuto personalmente dal leader Paweł Kukiz che nel 2015 ha sfiorato il ballottaggio presidenziale, già pochi mesi dopo ha reso l’8,81% delle elezioni politiche; alle scorse europee si è fermato al 3,69%, mentre PSL ha contribuito alla Koalicja Europejska. Da solo, il PSL aveva superato per poco lo sbarramento: 5,13%; gli ultimi sondaggi rilevano che l’apporto di Kukiz’15 dovrebbe confermare la rappresentanza almeno al Sejm ma mantenersi sotto il 7%.

Il centrosinistra, con un programma liberal, trova il modo per entrare al Sejm

A sinistra, i socialdemocratici di SLD capitanati da Włodzimierz Czarzasty accolgono nella loro lista candidati anche di Lewica Razem (Sinistra Insieme, con una piattaforma movimentista ispirata a Unidas Podemos), i socioliberali di Wiosna (Primavera) di Robert Biedroń, cui si sommano altre sigle minori dell’area anticlericale, femminista, ecologista, europeista, socialista, compreso uno del Partito Comunista Polacco. In ambito scolastico chiedono più solidarietà e meno concorrenza, mense scolastiche gratuite e la sostituzione dell’ora di religione con un insegnamento di educazione sessuale e sanitaria. Fissano un tetto di 5zł ai farmaci prescritti e l’assunzione di oltre 50.000 medici. Oltre alla garanzia di una pensione di minimo 1700zł per tutti e del salario minimo orario a 15zł (e mensile a 2700zł), la lista intende estendere il programma 500+ ai single ed escludere le famiglie più benestanti, da tassare con una fiscalità fortemente progressiva. Vuole porre fine alle privatizzazioni e al carbone, sostenendo l’indipendenza energetica di ogni abitazione e un pacchetto di provvedimenti per tutelare le foreste. Altrettanto decise le proposte per ripristinare l’indipendenza dello stato di diritto, individuando i colpevoli delle violazioni costituzionali. Nel programma, l’abolizione dell’obiezione di coscienza e la fine dei benefici economici alla Chiesa, introducendo invece unioni civili anche omosessuali, il diritto all’aborto per qualsiasi motivo entro le 12 settimane (e dopo in caso di malattie), il rimborso dei contraccettivi, la depenalizzazione della marijuana per uso personale e il finanziamento pubblico della fecondazione assistita.  

Da sin: Zandberg (Lewica Razem), Biedroń (Wiosna) e Czarzasty (SLD)

Alle politiche del 2015 la coalizione contenente SLD aveva raggiunto il 7,55%, non sufficiente per superare l’8% fissato per le coalizioni; pure Razem si fermò al 3,62% e non riuscì a portare rappresentanti nel parlaento della Polonia. Lo scorso maggio Wiosna si presentò da sola ed elesse 3 eurodeputati con poco più del 6%, Lewica Razem con altre sigle socialiste ottenne l’1,24% mentre SLD nella Koalicja Europejska assieme a PO e PSL. Molto probabilmente riuscirà a eleggere deputati in queste elezioni, considerando che nei sondaggi è rilevata tra l’11% e il 15%.

I liberisti nazionalisti di Korwin-Mikke nuovamente sulle soglie dello sbarramento

Il quinto partito che si presenta è la Konfederacja Wolność i Niepodległość (Confederazione Libertà e Indipendenza) che attorno a Janusz Korwin-Mikke coagula 4 deputati uscenti e ulteriori forze minori ispirate al liberismo conservatore, al cattolicesimo nazionalista e all’euroscetticismo forte. Propongono un “bonus scuola” affinché i genitori possano scegliere dove educare i propri figli secondo i propri valori, si oppongono alla “propaganda LGBT” nelle scuole della Polonia; vogliono vietare l’aborto in ogni caso (comprese le rare eccezioni attualmente consentite in caso di malattia, malformazione o stupro) ma introdurre la pena di morte per i reati più gravi e rafforzare l’esercito nazionale per renderlo meno dipendente da potenze straniere. Piatto forte è l’abolizione totale delle imposte sul reddito, contributi pensionistici volontari, la riduzione del prezzo del carburante a 3zł, l’abolizione del salario minimo, la maggiore deburocratizzazione possibile per le imprese e la risoluzione dei processi giudiziari in un mese, con maggiori monitoraggi e digitalizzazioni. Contrari all’importazione di immondizia e alle misure europee in materia ambientale, sostengono invece la tutela del patrimonio nazionale anche a livello naturale e paesaggistico. Pur volendo smantellare l’Unione Europea, desiderano mantenere gli accordi di Schengen e per il libero commercio nello spazio economico europeo.

Elezioni Polonia, il candidato Janusz Korwin-Mikke
Janusz Korwin-Mikke

Alle recenti elezioni europee la Confederazione non ha superato lo sbarramento, avendo conseguito solo il 4,55%; pure cinque anni fa la lista di Korwin si era fermata alle soglie dello sbarramento, mentre i suoi nuovi alleati confederati avevano ottenuto cifre simboliche di poche migliaia di voti. Anche per questo turno elettorale pare si aggiri tra il 4% e il 6%: riuscirà rompere il tetto del 5% ed entrare?

Altri candidati minori

Vi sono poi molti altri partiti e candidati indipendenti, spesso di orientamento nazionalista, che si presentano solamente in alcuni collegi, nella speranza di entrare in parlamento. La minoranza tedesca in Polonia, non avendo sbarramenti alle elezioni in quanto minoranza linguistica, in genere riesce a eleggere un rappresentante al Sejm grazie al radicamento nel plurinominale di Opole.

L'autore: Piotr Zygulski

Piotr Zygulski (Genova, 1993) è giornalista pubblicista. È autore di monografie sui pensatori post-marxisti Costanzo Preve e Gianfranco La Grassa, oltre a pubblicazioni in ambito teologico. Nel 2016 si è laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Genova, proseguendo gli studi magistrali in Filosofia all'Università di Perugia e all'Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), discutendo una tesi su una lettura trinitaria dell'attualismo di Giovanni Gentile. Attualmente è dottorando all'Istituto Universitario Sophia in Escatologia, con uno sguardo sulla teologia islamica sciita, in collaborazione con il Risalat Institute di Qom, in Iran. Dal 2016 dirige la rivista di dibattito ecclesiale Nipoti di Maritain. Interessato da sempre alla politica e ai suoi rapporti con l’economia e con la filosofia, fa parte di Termometro Politico dal 2014, specializzandosi in sistemi elettorali, modellizzazione dello spazio politico e analisi sondaggi.
Tutti gli articoli di Piotr Zygulski →