Pensioni ultime notizie: Quota 100 o Quota 103, le differenze

Pubblicato il 9 Novembre 2019 alle 12:46 Autore: Guglielmo Sano
Operaio a lavoro
Pensioni ultime notizie: Quota 100 o Quota 103, le differenze

Pensioni ultime notizie: Quota 100 non si tocca almeno fino al 31 dicembre 2021; successivamente però, se non si trova una forma di pensionamento anticipato alternativa, bisognerà aspettare i 67 anni e due mesi per uscire dal mondo del lavoro.

Pensioni ultime notizie: cosa c’è dopo Quota 100?

Quota 100 non verrà rinnovata a scadenza, quindi, se non sarà prevista una misura – anche temporanea – di pensionamento anticipato quantomeno simile, dal primo gennaio 2022 non si potrà andare in pensione prima di aver compiuto 67 anni e due mesi. Propone di colmare il vuoto che si andrebbe il consigliere di Palazzo Chigi Alberto Brambilla.

Intervistato dal Corriere della Sera, l’esperto di previdenza ha avanzato l’ipotesi di “predisporre un canale anticipato di uscita dal lavoro strutturale, che sia accessibile in particolare ai giovani per i quali la riforma Fornero è troppo rigida perché consente l’accesso alla pensione a 64 anni solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo, oggi circa 1.300 euro, una soglia che taglia fuori il 65-70% dei giovani, visto le basse retribuzioni”.

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In cosa consisterebbe Quota 103?

Continua sempre Brambilla: “si potrebbe lasciare il lavoro a 64 anni avendo almeno 39 anni di contributi. Oppure se si sono raggiunti 42 anni e mezzo di contributi (un anno in meno per le donne) indipendentemente dall’età”. Il meccanismo di pensionamento anticipato che a questo punto può essere denominato Quota 103, dice sempre il consigliere della Presidenza del Consiglio, potrebbe essere messo in campo già a partire dal 2021 (con Quota 100 che sarebbe archiviata con un anno di anticipo).

Tra l’altro, per quanto riguarda le coperture, Brambilla tiene a sottolineare come Quota 103 a regime avrebbe un costo inferiore a quello di Quota 100: “infatti, se nei primi anni si spende un po’ di più, alla fine, trattandosi di pensioni prevalentemente contributive, si restituirà quanto versato. Proprio facendo sull’equilibrio intrinseco al sistema contributivo si potrà convincere anche la Commissione Europea”.

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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