Impeachment Donald Trump: una cronistoria (novembre 2019)

Pubblicato il 23 Dicembre 2019 alle 12:30
Aggiornato il: 26 Dicembre 2019 alle 16:36
Autore: Redazione

In questo reportage a puntate fornito da Luca Maragna de “l’Osservatore Repubblicano”, si mostra la prospettiva del GOP sull’impeachment contro Donald Trump

Impeachment Donald Trump: una cronistoria (novembre 2019)

Impeachment Donald Trump: una cronistoria (novembre 2019)

Articolo di Luca Maragna de “l’Osservatore Repubblicano”

La procedura di impeachment contro Donald Trump prosegue. Dopo l’ok del Congresso, la palla passa al Senato. Le tempistiche, tuttavia, sono ancora incerte.

In questo reportage a puntate fornito da Luca Maragna de “l’Osservatore Repubblicano”, si mostra la prospettiva del GOP in merito a uno degli eventi politici più importanti dell’anno.

Qui, il reportage a puntate con la narrazione degli eventi occorsi…

E ancora…

Qui, le relazioni tra la famiglia Biden e l’Ucraina.

Infine, in questo altro articolo d’approfondimento, le possibili interferenze da parte dell’Ucraina nelle elezioni presidenziali del 2016.

Cronistoria dell’impeachment a Donald Trump: cosa è successo a novembre 2019

Novembre 2019 – udienze pubbliche di 12 testimoni

L’8 novembre il repubblicano Jim Jordan, membro anziano del Comitato di sorveglianza della Camera (Oversight Committe) è stato riassegnato al Comitato d’Intelligence per poter sostenere i repubblicani nelle udienze pubbliche.

Il 9 novembre i repubblicani del comitato di Intelligence hanno presentato l’elenco dei testimoni da ascoltare per le udienze pubbliche

Tra i testimoni richiesti, figurano questi:

  • Devon Hurcher, ex membro della società ucraina Burisma
  • Hunter Biden, ex membro della società ucraina Burisma
  • Alexandra Chalupa, ex staffer del Democratic National Committee
  • Nellie Ohr, ex contractor della società di investigazioni Fusion GPS
  • Anonimo whistleblower

È chiaro il collegamento con il conflitto di interessi dei Biden in Ucraina.
Alexandra Chalupa è l’operativo del DNC che ha cercato il modo di infangare la campagna di Trump collegandola alla Russia e secondo Realclearinvestigation in contatto con il whistleblower.
Nellie Ohr, moglie dell’ex vice procuratore generale associato del DOJ, Bruce Ohr, che ebbe contatti per la vicenda del famigerato e falso dossier Steele che mirava a infangare Trump. La moglie ha lavorato per la società che ha commissionato il dossier. E la società è stata pagata dal DNC e dalla Campagna di Hillary.

Come previsto, i testimoni sopra citati che i repubblicani avevano richiesto di sentire per le udienze di impeachment, sono stati rigettati, in quanto il democratico Adam Schiff li ha ritenuti “superflui e non necessari” per la procedura di impeachment. Sono stati approvati:

  • Tim Morrison; 
  • l’ex inviato ucraino Kurt Volker;
  • alto funzionario del Dipartimento di Stato David Hale.

Se avessero applicate le regole della procedura di impeachment del 1998 per il Presidente Clinton, i repubblicani avrebbero potuto citarli.

Il calendario delle udienze è stato il seguente.

mercoledì 13 novembre:

  • William Taylor, ambasciatore ad interim in Ucraina
  • George Kent, vice assistente del Segretario di Stato per l’Europa e gli affari euroasiatici

Giovedì 14 novembre:

  • Marie Yovanovitch, ex ambasciatore in Ucraina

Martedì 19 novembre:

  • tenente colonnello Alexander Vindman, specialista sull’Ucraina del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC).
  • Jennifer Williams, aiutante del Vicepresidente Mike Pence
  • Kurt Volker, ex inviato speciale in Ucraina
  • Tim Morrison, ex aiutante del NSC che ha ascoltato la chiamata del 25 luglio tra Trump e Zelensky.

Mercoledì 20 novembre 2019:

  • Gordon Sondland, ambasciatore presso l’UE
  • Laura Cooper, vice assistente del DoD
  • David Hale, sottosegretario di stato per gli affari politici al Dipartimento di Stato

Giovedì 21 novembre 2019

  • Fiona Hill, top specialist della Russia dell’NSC
  • David Holmes, assistente del Dipartimento di Stato che ha ascoltato la conversazione telefonica tra Sondland e Trump citata ta Taylor la scorsa settimana.

Di seguito, il resoconto di quanto avvenuto.

Impeachment contro Donald Trump: i testimoni del 13 novembre

I primi due testimoni (William Taylor e George Kent) non avevano alcuna conoscenza diretta della decisione di Trump di trattenere temporaneamente circa 400 milioni di dollari in aiuti militari per l’Ucraina, né avevano avuto discussioni dirette con il presidente Trump sulle sue intenzioni.

I testimoni non hanno ascoltato la conversazione telefonica di Trump-Zelensky. Descriverli come testimoni remoti, irrilevanti e immateriali è un eufemismo. Ciò non ha impedito loro di offrire interpretazioni e congetture.

William Taylor, l’ambasciatore americano ad interim in Ucraina, ha testimoniato che era la sua “comprensione” che esistesse un legame tra l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti e un’indagine su Joe Biden.

Come arrivò Taylor alla sua opinione? Lo sentì attraverso discussioni con altri diplomatici, anche se non vi è alcuna indicazione che qualcuno di questi individui avesse una conoscenza primaria di qualcosa.

La catena di sentito dire è andata in questo modo: l’ambasciatore americano presso l’Unione Europea Gordon Sondland ha detto al funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Tim Morrison che, a sua volta, ha riferito a Taylor che c’era un presunto “quid pro quo”. Oppure, come ha detto Taylor al Comitato di intelligence: “La mia comprensione viene solo dalle persone con cui ho parlato.”

Taylor ha ammesso di aver avuto tre incontri con il presidente Zelensky dopo la telefonata di Trump-Zelensky, e ha affermato che l’argomento di un presunto “quid pro quo” di aiuti finanziari in cambio di indagini ucraine non è mai emerso. Questa era una prova evidente che non esisteva mai un “quid pro quo“.

George Kent, ha testimoniato di aver “creduto” che ci fosse un “quid pro quo” dopo aver parlato con Taylor che aveva parlato con Morrison che lo aveva sentito da Sondland. Questo è stato un quadruplo sentito dire. È importante sottolineare che la fonte originale sia per Kent che per Taylor era Sondland. Dove l’ha trovata Sondland? Lo ha “presunto“.

Né Kent né Taylor hanno mai incontrato o parlato con il presidente Trump. Hanno semplicemente propagato e ripetuto speculazioni basate su affermazioni multiple sentite da altri. Insomma un traffico di pettegolezzi e supposizioni. In un tribunale, Kent e Taylor non avrebbero mai potuto testimoniare. Tuttavia, furono invitati dai democratici a testimoniare su una conversazione di cui non erano a conoscenza, anche se Taylor precisò: “Non so cosa stesse dicendo il presidente Trump agli ucraini“.

Kent fu più diretto quando ha ammesso: “Penso che, nell’assenza di una chiara spiegazione, la gente abbia iniziato a speculare”.

Le dichiarazioni del 14 novembre: Marie Yovanovitch e l’azione ostracista di Schiff

Marie Yovanovitch, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, non era a conoscenza del presunto “quid pro quo” perché era stata licenziata due mesi prima della telefonata di Trump-Zelensky. Questo ha spinto il membro anziano del comitato di Intelligence Devin Nunes, R-California, a fare una battuta: “Non sono esattamente sicuro di cosa ci faccia oggi l’ambasciatore qui.”

Tuttavia, ciò non ha impedito ai democratici di chiedere a Yovanovitch di esprimere la sua opinione sulla conversazione e i suoi sentimenti più intimi per essere stata descritto da Trump in una luce poco lusinghiera. Subito dopo, si lamentò di essere “scioccata e devastata”.

I democratici si impadronirono di quanto affermato dalla Yovanovitch come prova di un piano più ampio che prevedeva la corruzione che avrebbe costituito un’offesa invalicabile. Questa era una logica torturata, ovviamente. La corruzione potrebbe essere un modo più commerciabile di descrivere un “quid pro quo”, che era l’ovvio intento di Schiff, ma se non ci sono prove di un “quid pro quo”, non ci sono prove di corruzione. Il presidente, un ex procuratore, sembrava ignaro dell’ovvia deduzione. Schiff è riuscito a fabbricare il momento più memorabile, se non divertente, del giorno in cui ha letto un commento critico di Yovanovitch twittato da Trump durante l’udienza. Ha quindi invitato la testimone a lamentarsi del fatto che si sentisse “intimidita”.

In verità, gli atti di ostruzione più eclatanti sono stati commessi dal rappresentante Schiff. Ciò produsse un’accusa immediata e prevedibile da parte del Capo della Commissione Intelligence che il Presidente era colpevole di “intimidazione di testimone”, che avrebbe sicuramente costituito un articolo di impeachment. Non è “intimidazione di testimone” per qualcuno invocare pubblicamente il primo emendamento, cioè il diritto alla libertà di parola in difesa di se stesso contro ciò che percepisce come false accuse. Durante l’udienza pubblica del 14 novembre il rappresentante democratico Mike Quigley ha dichiarato “Il sentito dire può essere una prova molto migliore di quella diretta.” Questa frase si commenta da sola. Per essere condannati servono prove.

Le testimonianze del 19 novembre 2019

Il tenente colonnello Alexander Vindman, membro dello staff del NSC (Consiglio di sicurezza nazionale), è stato il testimone principale della giornata. Dopo aver rimproverato Nunes per non essersi rivolto a lui con il suo grado militare, Vindman ha testimoniato che si sentiva “preoccupato” per la conversazione di Trump con Zelensky.

Vindman, non privo di arroganza, sembrava convinto di essere responsabile della politica estera americana, quanto questa spetta al presidente. Era indispettito che Trump non seguisse le linee preparate dall’NSC. Ha confessato di non aver mai incontrato Trump, Vindman e ha affermato: “Sono il direttore dell’Ucraina. Sono responsabile per l’Ucraina. Sono il più esperto. Sono l’autorità per l’Ucraina per il Consiglio di sicurezza nazionale e la Casa Bianca.”

Viene da pensare dopo aver sentito quanto sopra: “Come osa il presidente non rinviare a un dipendente subordinato non eletto le relazioni estere!”

Vindman aveva preparato in anticipo materiali e punti di discussione per Trump nella sua chiamata con Zelensky. Quando Trump non seguì la sceneggiatura dello staff, Vindman si offese. Vindman si lamentò al riguardo ad altri, compreso il falso informatore o un intermediario che poi lo diede al whistleblower. L’apparente insubordinazione e fuga di notizie di Vindman hanno messo in moto la catena di eventi che hanno portato alla presente inchiesta sull’impeachment.

Il fatto che abbia detto che Trump ha richiesto di svolgere indagini sui Biden a Zelensky è una sua interpretazione e ha confermato la validità della trascrizione della telefonata tra Trump e Zelensky, e in quella trascrizione non vi è nessuna richiesta e nessuna precondizione alla concessione di aiuti in cambio delle indagini.

Secondo Vindman la condotta del Presidente non è descrivibile come corruzione
e ha confermato che non ha sentito da nessun funzionario ucraino oltre a non essere mai stata discussa di richieste di indagini.

Williams non hai mai parlato con Trump e secondo lei la condotta del Presidente non è descrivibile come corruzione.

Morrison contro Vindman

Tim Morrison, che è stato il capo di Vindman, riusciva a malapena a contenere il suo disprezzo per Vindman, mettendo in discussione il suo giudizio.

Da parte sua, Morrison ha testimoniato di non avere “preoccupazioni” per la conversazione di Trump con Zelensky. Ha detto che non c’era “niente di improprio” sebbene temesse che i democratici avrebbero politicizzato la chiamata. “Le mie paure sono state realizzate”, ha osservato.

Morrison ha sottolineato che l’Ucraina non sapeva nemmeno che gli aiuti finanziari erano stati temporaneamente sospesi fino a poche settimane dopo la telefonata, screditando l’idea di un “quid pro quo”. Ha confermato che la riluttanza del presidente Trump a consegnare quasi 400 milioni di dollari in assistenza era basata su la sua preoccupazione principale che i soldi sarebbero stati sprecati da funzionari governativi corrotti a Kiev.

Kurt Volker, ex inviato speciale degli Stati Uniti in Ucraina, ha ribadito che l’Ucraina non era a conoscenza della sospensione degli aiuti. Ha detto al comitato che “non è mai stato coinvolto in qualcosa che io abbia considerato corruzione o quid pro quo”.

Quando gli è stato chiesto se il presidente Trump avesse mai detto che non avrebbe permesso che gli aiuti andassero in Ucraina a meno che non ci fossero indagini sugli Bidens o che si intromettessero nelle elezioni del 2016, Volker ha risposto: “No, non l’ha fatto.” L’aiuto è stato consegnato, e non c’è stata un’indagine.

Entra in scena il testimone principale, Gordon Sondland

Gordon Sondland, ambasciatore presso l’Unione Europea, è stato pubblicizzato dai democratici come il “testimone principale” che avrebbe implicato Trump in tutti i tipi di offese incommensurabili. È successo il contrario.

Sondland ha testimoniato che il presidente ha continuato a ripetergli “più e più volte” che non c’era “quid pro quo”. Citando Trump, l’ambasciatore ha testimoniato che il presidente ha detto: “Non voglio niente, non voglio niente. Non voglio nessun quid pro quo.”

Sondland chiarì abbondantemente che non aveva mai sentito dal presidente che il sostegno finanziario americano era condizionato da un annuncio di indagini.

Più di una dozzina di volte ha dichiarato di aver semplicemente “presunto”. Lo ha definito una “ipotesi”. Lo scambio più incisivo è avvenuto durante un esame incrociato del rappresentante repubblicano Mike Turner, R-Ohio:

Turner: Quindi non hai davvero alcuna testimonianza oggi che leghi il presidente Trump a uno schema per trattenere gli aiuti dell’Ucraina in cambio di queste indagini?

Sondland: nient’altro che la mia presunzione.

Turner: che è niente!

L’avvocato Steve Castor della minoranza repubblicana ha fatto notare in merito al testimone Sondland che:

– non ha preso note

– non ha registrazioni

– non ha avuto accesso a eventuali documenti che provassero quanto lui ha presunto.

Sinonimo di inaffidabilità della testimonianza.

Proseguono le dichiarazioni per la procedura di impeachment contro Trump (21 novembre 2019)

David Holmes, un funzionario presso l’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina, ha affermato di aver sentito per caso parti di una conversazione telefonica tra il presidente Trump e Sondland il 26 luglio, proprio un giorno dopo la chiamata di Trump-Zelensky. Interrogato, ha affermato di aver avuto l’impressione che la sospensione sull’assistenza militare all’Ucraina fosse “probabilmente destinata” a spingere l’Ucraina a indagare sulla famiglia Biden.

Questa telefonata è stata ascoltata senza il vivavoce in un ristorante con persone intorno durante il pasto (che udito!) in cui Trump chiedeva delle indagini. Ha detto che ha ascoltato chiaramente (solo quella parte della telefonata, altre parti no).

Tra l’altro Holmes era seduto di fronte, neanche di fianco e nessun altro seduto lì vicino ha sentito niente.

Al termine della telefonata Sondland ha detto a Holmes che a Trump non gliene frega niente dell’Ucraina se non dei suoi grandi benefici come l’indagine sui Biden, ma ricordiamo che dalla testimonianza pubblica del giorno prima Sondland ha testimoniato che la sua convinzione che ci fosse un quid pro quo si basava unicamente su una sua presunzione senza nessuna prova.

Quindi Holmes ha sentito una telefonata senza vivavoce tra Sondland e Trump e poi Sondland sulla base delle sue presunzioni ha riferito che c’era un quid pro quo a Holmes.

Oltre alla sua supposizione, Holmes non aveva altre conoscenze a sostegno della sua opinione. Ha ammesso di non avere alcuna reale idea del motivo per cui l’aiuto è stato trattenuto o se i funzionari ucraini sapessero addirittura che era stato temporaneamente sospeso.

Incredibilmente, Holmes ha fatto affidamento su vari resoconti e resoconti di altri testimoni, piuttosto che sulla sua stessa conoscenza che era visibilmente scarsa. È stato testimone oculare di quasi nulla, ma testimone solo di una parte di una conversazione telefonica.

Come Yovanovich prima di lei, Fiona Hill, un ex funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale, ha lasciato la sua posizione prima che la conversazione Trump-Zelensky avesse mai avuto luogo. Non era a conoscenza direttamente del perché l’assistenza militare degli Stati Uniti in Ucraina fosse stata temporaneamente sospesa. In effetti, non era a conoscenza della chiamata fino a quando non è diventata pubblica.

Fiona Hill ha criticato apertamente i repubblicani con una dichiarazione falsa nella quale li accusava di non credere che i russi avessero attentato alle elezioni (facendo presumere pregiudizio politico contro i repubblicani).

Il rappresentante Devin Nunes ha controbattuto che quando era Capo della Commissione Intelligence è stata fatta un’inchiesta il cui risultato è stato che i russi avessero attentato alle elezioni presidenziali e raccomandava il governo di prendere adeguate misure per proteggere le elezioni.

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