La storia di Elettra – La paura

Pubblicato il 20 Marzo 2020 alle 18:53
Aggiornato il: 25 Marzo 2020 alle 15:40
Autore: Nicolò Zuliani

Si conclude il ciclo della paura con il racconto della regina: quanto può essere arrabbiata una ragazzina di 19 anni?

La storia di Elettra – La paura

[Sette prostitute e tre clienti]
Ciclo della paura: [Giulia, la vedova] – [Jackson, il fuggitivo] – [Consuelo, la falena] – [Xeni] – [Clelia, la bistecca] – [Guido, il pirata] – [Gaia, la Instagrammer] – [Andrea, il pollo] – [Rosa, la sadica]

Elettra si tortura i boccoli biondi guardandosi attorno nel salotto saturo di fumo e un vago odore di fritto. Donne e uomini la fissano sulla bergere, è la sua ultima notte da regnante. Consuelo deve aver avuto un pomeriggio tenero, sta con la testa in grembo di Jackson, che l’accarezza. Rosa sussurra qualcosa nell’orecchio di Clelia, lei scivola giù dal divano e si siede sul tappeto. Rosa le appoggia i piedi sulle spalle: «Stiamo aspettando la tua storia, Elettra» dice.

«C’era una volta… ma anche la regina deve raccontare una storia?»
Teste annuiscono.

«C’era una volta una bambina molto sfortunata, nata in una città del nord Italia, ultima di tre sorelle. Suo padre è un managerucolo, cioè, ha i soldi, ma è un mostro. La madre è casalinga, cioè, una di quelle che sta a casa a non fare niente e ha tante pretese come se gli altri vivessero per lei. Il padre picchia la bambina, ok? In casa è un inferno, la madre ogni volta che si alzano le mani se ne va di casa e torna quando è tutto finito.

Per questo la bambina sviluppa una fortissima paura dell’abbandono, è un trauma molto serio, ok? Di quelli che hai bisogno di psicofarmaci e continue attenzioni, ma secondo voi la famiglia glie le dà? Il padre, quando la bambina ha 12 anni, divorzia e se ne va a vivere all’estero. Le sorelle maggiori dicono alla bambina che lei non ha mai sofferto perché era troppo piccola per capirci qualcosa.

Cioè, così: tu non hai mai sofferto.
Ma che ne sanno?

La bambina era anche autolesionista, è alta 1,65 e in quel periodo era arrivata a pesare 49 chili. A 15 anni, ok? In famiglia dicevano che non era tanto, ma una cosa deve fare per dimostrare di essere bulimica? Morire?

Cresce e cerca di stare più che può fuori casa, lontana dalle pretese della mamma, delle sorelle, e dai brutti ricordi. Cerca degli amici e sviluppa una tossicodipendenza, frequenta gente che non avrebbe mai frequentato, se avesse avuto una famiglia migliore. Odia la sua famiglia, li ucciderebbe tutti. La madre che pensa solo a sé stessa, le sorelle con i loro “problemi”, il padre che la picchiava e ora se n’è andato lontano.

Se non fosse stato per loro, ora la bambina sarebbe diversa, e non sarebbe una bulimica, autolesionista e tossica. Qualcuno potrebbe dire che si può smettere di esserlo, volendo, ma quel qualcuno non è mai stato al posto della bambina quando aveva sei anni. La bambina vive nel rancore, aspettando di avere 18 anni e potersene andare via.

Ma dove?
Dove può andare, una bambina ferita?

Coi suoi problemi psicologici non può lavorare e non può studiare, ok? Se fosse in un altro paese ci sarebbero persone che si occupano di lei, ma sappiamo bene che in Italia le cose vanno in un altro modo. Non può avere una vita normale sia per i traumi, cioè, per quello che le ha fatto la famiglia, sia perché i soldi che le passa la madre sono una parte micragnosa dell’assegno che le passa il padre, e non bastano mai per niente. Una sorella deve andare all’università, un’altra deve comprarsi robe per l’appartamentino, lei quindi deve rinunciare alla psicologa.

Fino ai 18 comunque è ok, è l’attesa, aspetta che arrivi e di poter gridare in faccia alla sua famiglia che da quel momento in poi è libera. Invece non cambia niente, cioè, non è che poi i soldi crescono sugli alberi. Allora arriva la paura, e se voi credete di averne avuta, non sapete niente.

Paura di restare sola sentimentalmente. Per colpa della sua famiglia la bambina non ha impulsi artistici, non è in grado di occuparsi di una casa, non sa cucinare, non sa gestire le cose economiche. Non ha hobby, l’hanno sempre castrata. Non ha esperienze da raccontare, è contenta solo quando si fa, ma anche quello è sempre più raro. Non ha un uomo al fianco, uno di quelli con la U maiuscola, che sanno prendersi cura di qualcuno. Ha solo storielle di massimo tre mesi, ragazzini che la usano e poi scappano.

Qualcuno dirà che le basterebbe accontentarsi di qualcuno come lei, ma anche se esistesse, sarebbe un ripiego. E lei potrebbe essere lo stesso per lui. La bambina ha bisogno di un uomo, non di uno dei tanti sfigati. Passa un anno d’inferno senza un soldo, poi è un’amica a dirle che ci sono alcuni che pagano bene per quelle che fanno spettacoli in cam.

Ecco la chiave per andarsene di casa, e non solo.

Arrivano uomini più avanti con l’età che la corteggiano, le offrono di incontrarsi, le pagano borse, scarpe. Si mette con un professore universitario che la porta in posti… un po’ così, ok? Le paga tutto. Solo che con i soldi torna anche la tossicodipendenza, e se il bastardo fosse stato un brav’uomo glie l’avrebbe impedito. A un certo punto la bambina scopre che il bastardo è sposato, quindi non solo le aveva praticamente messo la droga in mano, ma l’ha anche ingannata.

Quindi la bambina decide di vendicarsi, ok? Gli dice che in realtà è minorenne e che ogni mese deve versarle dei soldi oppure non solo va a dirlo alla moglie, si mette anche a stampare gli screenshot dei messaggi e ad attaccarli per tutta la facoltà. Ti sto annoiando!?» s’interrompe, guardando Rosa con la testa china e gli occhi socchiusi.

Lei si riscuote: «Oh, tesoro, perdonami, sul serio. A furia di contare i reati mi stavo addormentando. Continua.»

«C’è poco da continuare. Il bastardo schizza dalla polizia, così la seconda volta che si trovano per prendere i soldi, dal tavolino di fianco si alzano un uomo e una donna e trac, arrestata. Arrestata da una donna, ok? Tanti saluti alla solidarietà femminile. Prova a spiegare, quelli le mettono le mani addosso per tirarla dentro la macchina, lei prova a ribellarsi, il maschio le tira una gomitata in testa che potrebbe averle fatto un trauma cranico e la sbattono in macchina come fosse una bestia.

La giudice, femmina, preciso, la mette agli arresti domiciliari in attesa di processo, ma almeno la ragazza può fare cam. Un’amica in chat le consiglia di scappare e parla di un bordello in Svizzera, così la ragazza scappa durante la notte.»

Il silenzio del salotto è rotto solo dal russare impercettibile di Rosa.

«SI CHIUDE COSI’ IL CICLO DELLA PAURA» fa Xeni ad alta voce, facendo sussultare Rosa. Arriva al centro del salotto con dieci coppe Martini, con dentro un liquido trasparente, delle minute spade d’argento con infilzate tre cipolline.

Gibson Cocktail

«Questo è un Gibson, signore e signori, direttamente dal 1904. Un Martini, in pratica, ma la cipollina tira fuori meno il ginepro e più gli aromi del vermut dry. La sua morte sarebbe una cena in piedi a base di pesce crudo, ma dato che durante la notte voi animali mi avete saccheggiato il frigo, ci limiteremo a un risotto che è in lavorazione. Chi di voi s’è scafato la tartare di salmone, per curiosità?»

Nessuno risponde.

«Saranno stati i topi, immagino» sospira, prendendo il suo Gibson.
Ma sbaglia.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
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