Assegno circolare spedito per posta: quali sono i rischi e le responsabilità?

Pubblicato il 20 Settembre 2020 alle 06:30 Autore: Claudio Garau

Assegno circolare inviato per posta: quali sono i rischi e che cosa ha deciso recentemente la Cassazione in tema di responsabilità per comportamento incauto

Assegno circolare spedito per posta quali sono i rischi e le responsabilità
Assegno circolare spedito per posta: quali sono i rischi e le responsabilità?

La legge vigente ammette di poter spedire l’assegno circolare (anche se non trasferibile) per posta. Ciò può avvenire sia con posta semplice, che con posta raccomandata o anche assicurata (vale a dire quella tipologia di servizio offerta dalle Poste per trasportare un documento postale con un’assicurazione versata dal mittente). Il punto che vogliamo affrontare tra poco è il seguente: quali sono i rischi concreti nella spedizione di un assegno circolare per posta? Ovvero, di chi è la responsabilità nel caso in cui i soldi non siano poi effettivamente incassati dall’avente diritto o beneficiario? Può ben darsi, infatti, che il titolo di credito venga smarrito, se non addirittura distrutto o sottratto da un soggetto terzo. Insomma, ci sono validi motivi per vedere più nel dettaglio il quesito di cui sopra. Facciamo chiarezza.

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Assegno circolare e i controlli della banca: è valida la spedizione per posta semplice?

La questione sopra accennata ha un indubbio rilievo pratico: come deve comportarsi chi doveva incassare la somma collegata all’assegno circolare inviato per posta – ovvero il beneficiario – e poi di fatto non la riceve e, pertanto, chi deve citare in tribunale per ottenere indietro il denaro? Il problema potrebbe essere aggirato facilmente, preferendo il classico bonifico alla spedizione per posta dell’assegno circolare, ma la prassi ci insegna che anche quest’ultima ipotesi è tutt’altro che remota, specialmente se il beneficiario non ha un c/c. La Corte di Cassazione, in una recentissima sentenza, ha affrontato – come vedremo a breve – proprio il tema della responsabilità per colpa del mancato incasso dei soldi, da parte dell’avente diritto, chiarendo se tale colpa va attribuita al mittente e/o alla banca.

In verità, va però rimarcato che la fase dell’incasso dell’assegno in banca non prevede controlli così accurati da parte del personale dell’istituto di credito, ovvero l’identità del richiedente è vagliata con una mera verifica ad occhio nudo da parte dell’addetto di banca che “cambia” l’assegno e contestualmente verifica i documenti di identità, come peraltro già ricordato dalla stessa Suprema Corte. E ciò avviene nonostante oggi esistano strumenti (le cd. tecniche di contraffazione dei documenti) che permettono di falsificare firme e carte di identità, senza molte difficoltà.

Le norme vigenti non vietano comunque di optare per gli assegni con posta semplice, anche se è ovvio che, optando per questo metodo di spedizione, essere vittima di qualche malintenzionato o di qualche intoppo nell’iter di spedizione, sono ipotesi tutt’altro che rare. In ogni caso, le condizioni generali di contratto del servizio di Poste Italiane escludono responsabilità per l’invio di contanti o titoli di credito che poi non giungano a destinazione.

Inoltre, da un punto di vista tecnico, la posta ordinaria o semplice non consente la prova nè della ricezione della busta, nè dell’invio di essa. E se la busta è smarrita, il titolo di credito contenuto non è coperto da alcuna assicurazione. È vero però che se la missiva non giunge alla meta, il pagamento va inteso come non compiuto e il creditore avrebbe comunque diritto ad ulteriore e nuovo assegno circolare.

Insomma, dovrebbe essere ormai chiaro perché oggi si preferisce spedire l’assegno circolare con altri mezzi più efficaci e con minori rischi: ad esempio, Paypal (di cui abbiamo già parlato qui), vaglia postale, raccomandata o bonifico.

Che cosa ha sancito in proposito la Cassazione?

Sopra abbiamo accennato al fatto che la Cassazione, proprio nel mese di maggio 2020, ha pronunciato una illuminante sentenza in tema di assegno bancario pagato a persona diversa dal beneficiario. Questo giudice ha, in particolare, stabilito che sussiste un concorso di colpa dell’emittente – per comportamento incauto – insieme alla banca, laddove l’assegno è inviato per posta ordinaria ma è di fatto incassato da soggetto differente dal beneficiario, ovvero non legittimato. Infatti, da un lato la banca ha consegnato il denaro ad un soggetto non legittimato, mentre il mittente – sostiene la Corte – è stato poco accorto nello scegliere tale strumento della posta ordinaria, pur essendovene altri più sicuri.

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D’altra parte, le parole usate dalla Suprema Corte fugano ogni dubbio: “La spedizione per posta ordinaria di un assegno, anche se non trasferibile, fa scattare il concorso di colpa del mittente, insieme alla banca, nel caso venga incassato da una persona non legittimata. L’iniziativa comporta, infatti, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda“. Peraltro, ricordiamo ancora che il pericolo di sottrazione dell’assegno circolare non viene meno con l’obbligo della banca di procedere all’identificazione del presentatore, essendo oggi molto efficaci le tecniche di contraffazione.

Concludendo, la configurazione della responsabilità di ambo i soggetti sarebbe evitabile – secondo la tesi della Cassazione – se il mittente preferisse i metodi della posta raccomandata o assicurata, ben più sicuri e compatibili con le “regole di comune prudenza”.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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