Superticket abolito dal primo settembre: ecco i dettagli della novità

Pubblicato il 20 Settembre 2020 alle 05:39 Autore: Claudio Garau

Superticket eliminato a partire da inizio settembre 2020: quali sono le finalità dietro tale scelta dell’Esecutivo? Cosa cambia in concreto?

Superticket abolito dal primo settembre: ecco i dettagli della novità
Superticket abolito dal primo settembre: ecco i dettagli della novità

Ne avevamo già parlato qualche mese, in occasione del varo della legge di bilancio 2020 e degli emendamenti al settore sanità che l’hanno accompagnata. Si era detto che il Governo ha inteso spingere verso l’attuazione pratica di un vero e proprio “piano ricostituente” per la sanità italiana, anche facendo perno sull’art. 32 della Costituzione, inerente la tutela del diritto alla salute. Vediamo ora, un po’ più da vicino come funziona l’abolizione del superticket, con qualche utile dettaglio per capire cosa sostanzialmente cambia per i cittadini, a partire dal primo settembre 2020, cioè da domani.

Se ti interessa saperne di più sulla causa per malasanità, come farla, quando scatta e perché, clicca qui.

L’Esecutivo in carica ha in effetti parlato di un percorso di rivitalizzazione di un settore, quello della sanità, che ancor più di altri ha bisogno di nuove idee, modernizzazione e di rinnovamento, anche e soprattutto per quanto riguarda la parte amministrativa, burocratica e fiscale.

Ecco allora che, come appena accennato, a partire da domani, i cittadini avranno a che fare con una sanità un po’ meno costosa: scompare infatti la tassa aggiuntiva al ticket (che però resta in vigore). Aprendo una breve parentesi, ricordiamo che il superticket consiste in pratica in una tassa regionale che i contribuenti hanno dovuto versare alle Regioni, che lo hanno effettivamente introdotto, per poter svolgere visite specialistiche ed esami di laboratorio.

Ovviamente tale abolizione non è avvenuta senza costi: il Governo ha investito infatti la cifra di circa 550 milioni di euro per eliminare il superticket. Ma le parole del Ministro Speranza spiegano in sintesi il perché di tale scelta: “Sconfitta del sistema se una persona non si cura per motivi economici“. L’esponente di Governo ha poi aggiunto che proseguire oltre e continuare a far pagare il superticket sarebbe “una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione. Per questo a dicembre abbiamo approvato la norma che entra in vigore dal primo settembre. Il superticket è abolito e nessuno lo pagherà più“.

Il superticket era stato introdotto nove anni fa da un provvedimento del Governo dell’epoca, ma per tutto questo tempo è stato bersagliato da numerose e continue critiche: è stato visto infatti come una delle cause dell’allontanamento dei cittadini dalla sanità e dalle cure talvolta necessarie per la propria salute, ma anche è stato accusato di far diventare concorrenziali le tariffe degli operatori privati, dato che il superticket del settore pubblico era diventato, secondo i detrattori della misura, un fastidioso balzello per non pochi cittadini.

Dobbiamo però rimarcare che già in alcune Regioni tale spesa aggiuntiva era già stata eliminata in passato oppure ridotta nell’ammontare. Pertanto, il provvedimento che abolisce il superticket, considera anche quanto le varie realtà regionali che lo hanno già tolto o ridotto, hanno dovuto spendere in ragione della sua assenza totale o parziale. In altre parole, ogni Regione riceverà – nel fondo sanitario nazionale – la liquidità necessaria a rimpiazzare i mancati ricavi derivanti dalla tassa. Il denaro in oggetto è attribuito con la suddivisione già definita con la quota d’accesso al fondo, calcolata in relazione a età e popolazione di ciascuna Regione.

Ricordiamo altresì che il superticket non era comunque pagato dagli esenti, vale a dire le persone con gravi problemi di salute e patologie pericolose o persone con meno di 6 anni o più di 65 anni. Inoltre, sussisteva un requisito di reddito, dato che l’obbligo di pagamento scattava in caso di reddito annuo al di sopra di 36.151,98 euro.

Scompare il superticket, ma non il ticket, che occorre continuare a versare allo Stato, come tassa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali, fino a 36 euro a ricetta.

Se ti interessa saperne di più sulle detrazioni spese sanitarie su app, e perché serve l’estratto conto, clicca qui.

Concludendo, non bisogna dimenticare un dettaglio di non poco conto: il ticket muove una cifra comunque importante, trattandosi di circa 1,3 miliardi all’anno. Anche per quest’ultimo si è parlato più volte di riforma sostanziale, ma finora non ci sono stati interventi concreti da parte di nessun Governo. Si era infatti ipotizzato di parametrare il ticket all’ammontare del reddito riferito al nucleo familiare, sulla scorta di alcuni criteri oggettivi, tuttavia la questione dell’eventuale modifica delle regole del ticket resta aperta: vedremo dunque se nel breve o medio termine vi saranno sostanziali novità anche per questa tassa.

SEGUI TERMOMETRO POLITICO SU GOOGLE NEWS

Hai suggerimenti o correzioni da proporre?
Scrivici a 
redazione@termometropolitico.it

L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
    Tutti gli articoli di Claudio Garau →