Contributi Inps non versati e causa al datore: l’Inps deve essere coinvolto?

Pubblicato il 23 Settembre 2020 alle 11:32 Autore: Claudio Garau
Contributi Inps non versati e causa al datore: l'Inps deve essere coinvolto?

Contributi Inps non versati e causa al datore: l’Inps deve essere coinvolto?

Sappiamo che il rapporto di lavoro si regge su un insieme di diritti e doveri, che riguardano lavoratore e datore di lavoro. In particolare, il dipendente è tutelato dal fatto che le norme del diritto del lavoro prevedono, comunque, l’attribuzione delle prestazioni previdenziali e assistenziali obbligatorie, anche nell’ipotesi l’azienda non abbia versato regolarmente i contributi dovuti, in funzione di sostituto d’imposta. In virtù di queste disposizioni di garanzia, il dipendente può dunque contare sulle indennità come quella per malattia o infortunio, o anche sull’indennità di disoccupazione (ovvero la Naspi): infatti, per l’art. 2116 del Codice Civile e il principio di automaticità incluso in esso,le prestazioni previdenziali spettano anche in relazione ai contributi dovuti e non versati.

Ma in in questa delicata situazione di mancato pagamento contributi Inps, che ruolo ha l’istituto? ovvero se il lavoratore fa causa al datore perchè non ha versato i contributi, occorre per legge chiamare in giudizio anche l’istituto di previdenza? Vediamolo.

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Contributi Inps non versati: qual è la sentenza della Cassazione rilevante in materia?

 Il quesito appena accennato merita risposta, perchè purtroppo l’ipotesi che il datore di lavoro non sia in regola con il pagamento dei contributi Inps – per le cause più svariate, quali ad es. difficoltà economiche o banale scorrettezza – è tutt’altro che remota. D’altronde, il citato principio di automaticità delle prestazioni non è intaccabile, dato che la prescrizione dei contributi e le leggi speciali prevedono deroghe ad esso. E’ importante dunque ricordare che il dipendente deve sempre prestare attenzione alla regolarità e continuità dei versamenti da parte dell’azienda: altrimenti la conseguenza potrebbe essere una significativa decurtazione del trattamento pensionistico, causa contributi Inps assenti. Decorso infatti il termine prescrizionale, i contributi non possono essere più versati e l’Inps non può più incassarli. Nello specifico, la prescrizione dei contributi Inps da lavoro dipendente, a seguito di quanto alla riforma Dini relativa al sistema pensionistico obbligatorio e complementare, si verifica nel termine di 5 anni dall’insorgenza dell’obbligo di pagamento per l’azienda, sempre che nel quinquennio non vi sia la denuncia del dipendente o dei suoi superstiti.

La cosiddetta rendita vitalizia, prevista da una legge del 1962, tuttavia permette di recuperare i contributi prescritti: infatti, tramite questo istituto di garanzia, il datore di lavoro può riscattare i contributi previdenziali dei lavoratori subordinati non versati e caduti in prescrizione. 

Come detto all’inizio, è interessante però capire qual è il ruolo dell’istituto di previdenza in caso di lite in tribunale tra dipendente e datore di lavoro, in materia di contributi Inps non pagati. E, ancora una volta, è stata la giurisprudenza – con un provvedimento – a fare luce sul coinvolgimento dell’Inps nella disputa giudiziaria, e quindi a fare luce su una delicata questione pratica.

In particolare è la Corte di Cassazione, sezione Lavoro, che si è pronunciata con un recente sentenza, la n. 19679 del 2020, ad aver chiarito che vale il cosiddetto “litisconsorzio necessario” con l’Ente previdenziale quando l’oggetto della domanda sia la condanna del datore al pagamento dei contributi. In buona sostanza, come vedremo meglio tra poco, l’Inps deve essere coinvolta nel procedimento giudiziario.

Che cosa ha deciso la Cassazione sul punto?

Ricordiamo altresì che in materia di lavoro subordinato, il solo responsabile del versamento dei contributi è il datore di lavoro, sia per la porzione a suo carico che per la porzione gravante sul dipendente: lo afferma infatti l’art. 2115 del Codice Civile, secondo il quale “L’imprenditore e’ responsabile del versamento del contributo, anche per la parte che e’ a carico del prestatore di lavoro“.

Parafrasando quanto appena riportato, il dipendente è esonerato da ogni responsabilità in caso di mancato pagamento contributi Inps ed, anzi, può ben denunciare il datore di lavoro, contando – allo stesso tempo – anche sulle prestazioni previdenziali e assistenziali garantite dall’Inps.

In questo quadro di garanzia per il dipendente, ecco la risposta della Corte di Cassazione, al quesito delineato in partenza.

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L’istituto di previdenza va obbligatoriamente chiamato in causa, pertanto va informato e dunque posto nelle condizioni di partecipare al procedimento, in quanto – come si dice in gergo – è “litisconsorte necessario”. In pratica, i giudici della Suprema Corte hanno stabilito che, sulla scorta di una linea giurisprudenziale già consolidata, la domanda di condanna al pagamento dei contributi Inps, fatta dal lavoratore, comporta la chiamata in giudizio dell’ente di previdenza, in quanto l’Inps è destinataria del pagamento mancante ed è interessata agli aspetti contributivi del rapporto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro-sostituto d’imposta, ma non solo: l’istituto ha anche interesse a limitare il riconoscimento della sopra citata rendita vitalizia alle ipotesi di sussistenza reale, e non fittizia, dei rapporti di lavoro.

Concludendo, ecco allora delineate le ragioni del coinvolgimento diretto dell’Inps in una causa per mancato versamento contributi.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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