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pubblicato: giovedì, 18 aprile, 2013

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Senza inciucio e senza lode

L’inciucio è il tema: il pregiudizio, la paura, il timore e la protesta. Di chi lo compie e di chi, per così dire, lo subisce. Inciucio è un concetto dai toni talvolta astratti ma molto rischioso.

[ad]La “vittima” del giorno è Franco Marini. Sindacalista con alle spalle una lunga carriera politica oggi avrebbe voluto coronare il sogno di una vita nelle e per le istituzioni. La sua candidatura nata all’interno del Partito Democratico (essendo Franco Marini progenitore di quella forza politica) a Bersani deve essere apparsa fin troppo naturale. Diventa impossibile nelle condizioni date. Pur condivisa dal Pd e dal centrodestra. Perché? Perché dopo le ultime elezioni politiche in Parlamento è rappresentata una consistente fetta dell’elettorato che non ne può più della politica vecchio stampo. La politica, appunto, dei partiti e delle istituzioni.

Il Movimento 5 Stelle ed il successo elettorale conseguito a fine febbraio stanno proprio nella richiesta di cambiare ogni formula sperimentata negli ultimi decenni. Nulla è come prima. Complice una legge elettorale balorda che i partiti hanno la colpa di non aver voluto cambiare si è rotto uno schema che nessuno sa come ricomporre.

A cinquanta-e-passa giorni dal voto l’Italia è senza Governo. Ma c’è di più. Come ha ricordato oggi Beppe Grillo, per loro, la formazione del Governo non è affatto urgente. Dall’altra parte Popolo della Libertà e Partito Democratico parlano di una scadenza non più rinviabile. Nel frattempo vengono al pettine alcuni nodi come l’elezione del Presidente della Repubblica. E si ripropone il tema che non possiamo fingere di scoprire all’improvviso perché è sotto gli occhi di tutti dalla sera dei risultati elettorali. Incompatibilità assoluta tra partiti politici e modalità opposte tra loro in tutto e per tutto.

Franco Marini oggi è diventato il simbolo di una riproposizione della vecchia formula. Nella lunga diretta di Termometro Politico abbiamo ripreso la dichiarazione di Ignazio Marino. Ha trovato di fronte la nutritissima schiera di deputati del Movimento 5 Stelle. Con loro, hanno votato Rodotà, tutti i grandi elettori di Sinistra Ecologia e Libertà. Non si può dire che questi abbiano impallinato Marini. Hanno seguito, soprattutto i primi, la loro formula.

La vera contraddizione sta nel Partito Democratico. Bersani si muove seguendo l’istinto. Salvo scoprire che l’istinto si scontra con le aspettative di una parte del suo stesso partito. Per non parlare della base. Si incuneano e sovrappongono anche altre questioni. Ha giocato un ruolo abbastanza attivo Matteo Renzi. Tra i primi a dichiararsi pubblicamente contrario alla scelta di Franco Marini. Pur essendo Franco Marini e Matteo Renzi figli della stessa scuola. Ma Renzi vuole seguire un corso tutto suo essendo nato quasi cinquanta dopo Franco Marini. Difatti nell’indicazione del prossimo Presidente della Repubblica ha scelto Chiamparino distinguendosi da ogni altra proposta. Il Popolo della Libertà -ed il suo leader in particolare- sembra prontissimo ad affrontare una nuova sfida.

Dalla quarta votazione in poi l’elezione del Presidente della Repubblica diverrà più facile. Ma forse la situazione sarà ancora più complicata. Al prossimo Presidente della Repubblica toccherà decidere se sciogliere o meno le Camere. Rimandando l’Italia al voto. Con quale legge elettorale?

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