Pubblicato il 28/08/2015

Le parole di Renzi riaccendono il dibattito su berlusconismo ed antiberlusconismo

autore: Giacomo Salvini
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“Abbiamo perso 20 anni per la rissa ideologica permanente: il berlusconismo e, per certi versi, l’antiberlusconismo hanno messo il tasto-pausa al Paese e abbiamo perso occasioni clamorose”. La frase più controversa e certamente più discussa di tutto il discorso di Matteo Renzi al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha riaperto lo storico dibattito tutto italiano sull’analisi storico-politica degli ultimi vent’anni: in sintesi, tutto ruota intorno alla diversa interpretazione dello scontro tra berlusconismo e antiberlusconismo.

Renzi ed il suo “atteggiamento nei confronti di Berlusconi”

Da una parte il premier Renzi e le nuove leve del renzismo che da mesi, per non dire da anni, vanno dicendo che le responsabilità dell’ultimo ventennio vadano distribuite equamente tra berlusconiani e antiberlusconiani. D’altronde era stato lo stesso sindaco di Firenze nel 2012 a scrivere una lunga lettera di risposta a Sandra Bonsanti che gli chiedeva di chiarire quale fosse il suo “atteggiamento nei confronti di Berlusconi”. “Provo a dirlo con la franchezza e la libertà di chi non ama giri di parole – scriveva Renzi a Repubblica – Silvio Berlusconi si è dimostrato uno straordinario uomo da campagna elettorale, riuscendo a vincere sfide che sembravano impossibili, anche grazie a una sinistra che attaccandolo in modo sguaiato gli ha consegnato una parte del Paese” perché “per convincere, e per vincere, dobbiamo dirci una verità che mi sembra semplice: l’antiberlusconismo non può essere il collante di una coalizione. Se ci mettiamo insieme tutti, contro Berlusconi, forse vinciamo le elezioni (forse) ma dopo non governiamo”. Infine concludeva gettando lo sguardo su un imminente futuro da politico nazionale: “E se la vostra generazione ha raggiunto il paradosso di proclamare l’antiberlusconismo, regalandoci ‘a sua insaputa’ vent’anni di berlusconismo, beh, sappiate che toccherà a noi rimediare” non parlando “dalla mattina alla sera del Cavaliere di Arcore”.

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

La risposta più veemente alla sortita del premier è arrivata certamente dal Fatto Quotidiano, giornale diretto da Marco Travaglio che sulla vita politica e giudiziaria di Berlusconi ha scritto parecchie monografie e centinaia di articoli prima su Repubblica, poi su l’Unità diretto da Antonio Padellaro e Furio Colombo e da 6 anni a questa parte sul Fatto da lui stesso fondato. La prima pagina del giornale di ieri era eloquente: “Ecco gli antiberlusconiani che hanno rovinato l’Italia” titolava seguito dalle foto dei personaggi che, dal ’94 in poi, si sono opposti con maggiore veemenza al’ex Cavaliere. Tra questi spiccavano i primi piani di Indro Montanelli, Michele Santoro, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Paolo Sylos Labini, Antonio Tabucchi.

 

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Travaglio: “Renzi dica cosa pensa di Berlusconi”

Proprio secondo Travaglio equiparare berlusconismo e antiberlusconismo è “troppo comodo, troppo furbo, troppo paraculo” perché “berlusconismo e antiberlusconismo sono due cose opposte ed è il momento che il presidente del Consiglio e segretario del Pd dica non solo ai suoi elettori, ma a tutti gli italiani e anche all’Europa, che cosa pensa di Silvio Berlusconi e di ciò che ha fatto in questi vent’anni”. “Se lo ritiene un normale leader di centrodestra, da giudicare serenamente sul piano storico con i suoi pro e i suoi contro, come Kohl, Chirac, Sarkozy, Thatcher ecc, è un conto – ha scritto il direttore del Fatto nell’editoriale di martedì – se invece pensa che sia stato un male per l’Italia, anzi il peggiore dei mali della storia repubblicana, è un altro conto”. Cosa pensa Renzi di tutte le malefatte di Berlusconi (“amicizie piduiste e mafiose”, editto bulgaro contro Biagi, Santoro e Luttazzi, il conflitto d’interessi, le leggi ad personam…), si chiede Travaglio?

Freccero: “Opporsi a Berlusconi è stato come opporsi alle riforme”

Così il Fatto Quotidiano da giorni ha iniziato ad intervistare intellettuali, giornalisti o semplici commentatori chiedendo un parere sulla questione. Lo storico Luciano Canfora ha derubricato a “sciocchezza” la frase del premier mentre per il neo consigliere Rai in quota 5 stelle Carlo Freccero “Renzi equipara berlusconismo e antiberlusconismo perché nella sua ottica opporsi a Berlusconi è stato come opporsi alle riforme. Non a caso, il vero esordio da presidente del Consiglio lo ha fatto con il patto del Nazareno”.

Ignazi: “Berlusconi dominus di questo ventennio”

Anche Repubblica, quotidiano che per molto tempo ha contrastato l’azione di governo di Berlusconi (do you remember post-it?), tra ieri ed oggi ha pubblicato due editoriali rispettivamente del politologo Piero Ignazi e dello storico Guido Crainz. Non certo due studiosi allineati al renzismo. Ignazi dalle colonne del quotidiano di Largo Fochetti, ieri, ha scritto che “la responsabilità degli ultimi vent’anni non è di tutta la classe politica, destra e sinistra confuse e accomunate, quasi fossero una sola casta, à la mode di Grillo”. No – continua Ignazi – “questo ventennio ha avuto un dominus, una figura che lo ha incarnato a tutto tondo, tenendo ben stretto il bandolo degli eventi grazie alle ramificazioni dei suoi interessi e alle connivenze intessute nei decenni; ed è Silvio Berlusconi”. E la sinistra? “La sinistra ha fatto argine in qualche circostanza ma sono stati brevi intervalli, di cui solo alcuni luminosi: il primo governo Prodi con il riallineamento dei conti pubblici e l’entrata nell’euro, e i primi passi del secondo governo Prodi con le liberalizzazioni promosse da Pierluigi Bersani. Per il resto – sostiene Ignazi – divisioni interne, astenia culturale e una latente sindrome di Stoccolma hanno fatto, spesso, troppo spesso, accucciare la sinistra ai piedi del Cavaliere. Berlusconi è diventato così l’alfa e l’omega di questi anni. Altro che contrapposizione bilanciata”.

Secondo lo storico Crainz invece l’affermazione del premier dimostra come lo stesso Renzi abbia avuto “uno sguardo un po’ distratto degli ultimi vent’anni, se dell’antiberlusconismo ha colto solo qualche settarismo e qualche semplificazione”.

D’Alema: “Alcune politiche dell’Ulivo ancora punti di riferimento”

Le reazioni ostili sono arrivate anche dal mondo della politica. E a rispondere a Renzi ci hanno pensato due esponenti di peso di Pd e Forza Italia: Massimo D’Alema e Renato Brunetta. Da una parte l’ex premier che ieri, dal palco della Festa dell’Unità di Milano, ha criticato l’interpretazione di Renzi: “Non è vero che l’Italia è stata bloccata dalla battaglia tra berlusconismo e antiberlusconismo perché alcune delle politiche dell’Ulivo sono ancora dei punti di riferimento”. “Non dico che bisogna sempre ispirarsi al passato – ha concluso D’Alema – ma nemmeno sputarci sopra per far finta di essere grandi”. Applausi dalla platea.

Brunetta: “Berlusconismo non ha bloccato l’Italia”

Dall’altra parte, Renato Brunetta – capogruppo di Forza Italia alla Camera e da tempo tra i principali oppositori del governo – che concorda con D’Alema sull’uscita di Renzi ma da tutta un’altra prospettiva: “La ricostruzione di Renzi dei vent’anni è un falso storico patente. Questi vent’anni, chiariamolo subito, hanno visto dieci anni a guida berlusconiana e dieci in mano alla sinistra. Il berlusconismo non ha affatto bloccato l’Italia, è stato una sequenza di riforme tentate, realizzate e poi sistematicamente distrutte dai governi di sinistra successivi ad esso”.Schermata 2015-08-28 alle 16.16.50

 

Autore: Giacomo Salvini

Studente di Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze. 20 anni, nato a Livorno. Mi occupo di politica e tutto ciò che ci gira intorno. Collaboro con Termometro Politico dal 2013. Su Twitter @salvini_giacomo
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