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pubblicato: mercoledì, 7 settembre, 2016

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Caso Muraro, che cosa avrebbe fatto Gianroberto Casaleggio?

caso muraro, m5s, casaleggio

Mentre Grillo è atteso a Roma per un redde rationem con Virginia Raggi, alcuni esponenti della giunta pentastellata fanno quadrato intorno al sindaco e difendono i colleghi finiti all’indice. “Marra e Romeo sono due bravi ragazzi. E l’assessore all’Ambiente, Paola Muraro, non deve dimettersi. E’ tutto a posto” ha affermato il responsabile al Commercio Adriano Meloni.

Grillo non avrà dunque vita facile nella Capitale. Far cambiare idea alla sindaco sarà dura. Raggi, infatti, ha aperto ad un ridimensionamento di Marra e Romeo come richiesto dai vertici pentastellati ma ha posto un altrettanto fermo niet alla possibilità di dimissionare gli assessori Muraro e De Dominicis.

E se Casaleggio fosse ancora in vita…

E adesso la base grillina comincia a chiedersi: come sarebbe stata gestita l’intera faccenda se in vita ci fosse stato ancora Gianroberto Casaleggio, per molti il vero leader del M5S? A questa domanda ha provato a rispondere Francesco Bei su La Stampa.

C’è una ragione precisa che porta a considerare questo il passaggio centrale per capire quello che sarà e come evolverà il partito-non-partito che ha rivoluzionato la politica italiana. Il motivo si chiama Gianroberto Casaleggio. Il vero leader dei Cinquestelle, il capo «politico». «Il movimento farà a meno di me e di Grillo», disse in una intervista a Lucia Annunziata del 2014. Quel momento è arrivato. Cosa avrebbe fatto Casaleggio? Possiamo supporre che avrebbe convocato a Milano Raggi e le avrebbe intimato di cacciare su due piedi l’assessore Muraro e tutto quel giro di strane figure di staff di cui si è circondata. Pena l’espulsione immediata. Non avrebbe aspettato di essere travolto dallo scandalo e dalle bugie, avrebbe agito in contropiede. In maniera anche brutale. In fondo si deve a Casaleggio quell’articolo 9 del codice di comportamento degli eletti che impone al sindaco e a «ciascun assessore e ciascun consigliere di dimettersi laddove, in seguito a fatti penalmente rilevanti, venga iscritto nel registro degli indagati».

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