pubblicato: venerdì, 22 dicembre, 2017

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Elezioni politiche 2018: intervista esclusiva a Nicola Fratoianni (SI)

Nicola Fratoianni speciale elezioni politiche 2018

Elezioni politiche 2018: intervista esclusiva a Nicola Fratoianni (SI)

Le elezioni sono sempre più vicini e le coalizioni affilano le armi. La campagna – seppur non entrata nella sua fase calda – comincia a diventare sempre più aggressiva. Termometro Politico propone, in esclusiva, una serie di interviste a rappresentanti e dirigenti dei principali partiti italiani. In questo primo ciclo di interviste, ci concentriamo sui programmi, sul resoconto della XVII legislatura, sulle sensazioni per le elezioni di marzo (tanto nella vertente dei risultati come dei possibili accordi a posteriori) e, infine, su alcuni temi concreti di attualità.

Dopo aver raggiunto Ornella Bertorotta (M5S), David Ermini (Partito Democratico) e Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), tocca a Nicola Fratoianni, segretario generale di Sinistra Italiana, partito in coalizione con Possibile (Civati) e MDP (Speranza) sotto la lista di Liberi e Uguali – che candida Piero Grasso a primo ministro -.

Intervista a Nicola Fratoianni – speciale elezioni politiche 2018

On. Nicola Fratoianni, partiamo da un tema estremamente attuale: le elezioni catalane. Che risultato si auspica Sinistra Italiana?

L’auspicio è che per queste elezioni in Catalogna si possa affermare l’unico punto di vista che abbia provato ad interpretare nel modo giusto la crisi che si è aperta alcuni mesi fa. Questo punto di vista è quello di En Comú Podem (ha ottenuto 8 seggi su 135, ndr.). È la strada più difficile ma anche quella della verità, che sta nel mezzo tra la soluzione burocratica e autoritaria del governo Rajoy, e quella della dichiarazione unilaterale d’indipendenza di Puigdemont. Entrambe soluzioni incapaci di guardare al rapporto tra città e autonomie.

Io non amo tutto ciò che odora di rigurgito nazionalista; penso, però, che per rispondere alle derive nazionaliste – solitamente di destra – che prendono piede in Europa, sia necessario costruire un livello più avanzato di autonomia. In particolare nel rapporto con il territorio, con le città: queste devono essere il luogo dove costruire nuovi strumenti di partecipazione democratica e ricostruire una relazione tra i bisogni concreti e le nuove istituzioni.

Elezioni politiche 2018: l’idea di Europa per Nicola Fratoianni

Come valutate l’operato dell’Unione Europea? Sul tema catalano, ha scontentato un po’ tutti, da sinistra a destra

L’Europa non ha voce. È afona. Non solo in questo caso. È un Europa in crisi d’identità, di progetto, di visione. Negli ultimi anni l’Europa ha costruito il suo assetto intorno a elementi fortemente burocratici, da un lato, e il mercato come punto di riferimento, dall’altro. L’Europa è stata muta sulle grandi crisi internazionali; è addirittura regredita rispetto alla questione dell’immigrazione, provando a difendere lo status-quo. L’Europa ha dato una risposta burocratica a un problema di sostanza. Anche qui si misura tutta l’inadeguatezza della struttura europea, bisogna dare una nuova prospettiva che contrasti il ritorno dei nazionalismi.

E avete qualche modello su cui basarvi? O un’idea proposta da altri leader della sinistra?

Direi che più che un modello, occorre ispirarsi a un rovesciamento dell’Europa fin dai suoi trattati fondativi, che si costruì attorno alla svalutazione del lavoro; alla centralità della moneta; all’assetto basato sulla competitività e la competizione, piuttosto che sviluppare un assetto basato sui diritti; sulla qualità del lavoro; la dignità delle persone. Per fare questa battaglia, bisogna avere un impianto fortemente europeista. Ovvero, che ponga in discussione la sovranità nazionale come punto di riferimento, ma a partire da un rovesciamento radicale delle priorità su cui si è costruita l’Unione.

Per chiudere questo trittico di domande sull’asse Italia-Spagna: Alberto Garzón ha inviato un tweet d’incitamento al nuovo partito “Potere al Popolo”. Avete già intavolato una discussione?

Noi tendiamo a dialogare con tutto ciò che si muove a sinistra. Qualche giorno fa ci siamo scambiati un tweet con Pablo Iglesias, che ci ha fatto gli auguri per l’esperienza che stiamo provando a costruire, di “Liberi e Uguali”. Ieri (20 dicembre, ndr.) con Ada Colau. Credo che ci sia bisogno di una sinistra europea capace di vivere non solo di identità, ma capace di mescolare culture; che deve fare i conti con le insufficienze delle “famiglie” europee (ecologisti, verdi, PSE). È necessario partire dal merito, dai contenuti, che metta come punto di riferimento una nuova idea d’Europa.

“Sinistra deve mettere al centro lotta alle disuguaglianze e all’ingiustizia sociale”

Passando alle previsioni elettorali: Civati ha recentemente affermato che un risultato buono per la coalizione sarebbe arrivare al 10% in queste elezioni politiche 2018. Qualsiasi risultato al di sopra di quella soglia, sarebbe molto buono. Lei cosa si aspetta?

Se non altro per scaramanzia, mi astengo dal fare un pronostico. Io considero un risultato buono, quello di ricostruire una rappresentanza politica della sinistra, solida, capace di stare al centro della vita politica italiana. È un paradosso, considerando che l’italia ha avuto il partito comunista più grande d’Europa e, anche dopo la sua dissoluzione, è stato un laboratorio per nuovi movimenti sociali che hanno saputo occupare la scena pubblica, dai quali hanno tratto spunto le nuove sinistre in Europa, compreso Podemos. Si pensi al G8 di Genoa, per esempio. Sul campo politico, però, la sinistra si è andata dissolvendo, frammentandosi. La sinistra deve mettere al centro la lotta alle disuguaglianze e all’ingiustizia sociale. Poi, quanto più è alta la cifra, tanto meglio. Ma il risultato più importante è un altro.

La legislatura volge al termine. Per lei da cosa bisogna ripartire e cosa, invece, andrebbe evitato nella XVIII legislatura?

In questa legislatura, il Parlamento è stato costantemente espropriato della propria funzione, marginalizzato dalla decretazione d’urgenza e dall’istituto della fiducia. Sono stati smontati alcuni dei diritti più importanti dei lavoratori attraverso l’eliminazione dell’articolo 18 e il Job act. Poi, lo scempio compiuto sul territorio con lo Sblocca Italia e il colpo all’istruzione attraverso la Buona ScuolaUna legislatura da chiudere il prima possibile nel quale si è cercato di dare il colpo di grazia alla Costituzione. Dall’altro lato, penso alle riforme – con molte ombre e buchi, legati all’ipocrisia che copre buona parte della classe dirigente di questo Paese  – sui diritti civili. Penso alle unioni civili o al biotestamento che, per quanto non siano complete, hanno permesso dei passi in avanti.

Speciale elezioni politiche 2018, Nicola Fratoianni: “investimenti al centro”

E cosa proponete concretamente per la prossima legislatura?

La prossima legislatura dovrà essere quella che ricostruirà i diritti; c’è bisogno di un rovesciamento radicale dell’agenda e che si torni a investire in settori strategici come l’innovazione, l’istruzione e la ricerca. Noi proponiamo la gratuità del percorso formativo, dall’asilo all’università: quella della crisi dell’occupazione giovanile è indicatore dell’emergenza. Consideriamo che probabilmente, molti di questi giovani, una pensione non la vedranno mai. Poi, dobbiamo lottare per un salario minimo. Insomma, per la prossima legislatura si dovrà invertire la rotta.

Hai parlato delle pensioni, tema che probabilmente sarà centrale in questa campagna. Negli ultimi giorni stiamo assistendo alle manifestazioni portate avanti dai sindacati, in particolare la CGIL. Proprio stando ai sondaggi, la fiducia nei sindacati è crollata ai minimi storici (18%). L’essere così vicini ai sindacati – in particolare per Sinistra Italiana – non può essere una debolezza?

Io credo che i sindacati, come i partiti, debbano rimettere in discussione la propria organizzazione e immaginare il proprio ruolo nella società. Colpisce in particolare la difficoltà di interpretare il precariato e dare rappresentanza a questa condizione: da un lato omogeneizzante (che produce incertezza, genera ansia) ma che, dall’altra, si manifesta in forme diverse, nel quale sono molteplici le forme contrattuali. La nostra scelta di schierarci con i sindacati si basa sul tentativo – negli ultimi anni e da parte di Renzi – di colpire i corpi intermedi, come gli stessi sindacati. Per questo credo sia necessario dare un segnale che vada in controtendenza.

Speciale elezioni politiche 2018, Nicola Fratoianni: “Di Maio adolescente in crisi esistenziale. Per lui è solo questione di numeri”

Chiudiamo con le dichiarazioni di Di Maio che sembra aprire la porta ad alleanze a posteriori.

Ti rispondo in 3 mosse: mi stupisce che Di Maio affermi di essere disposto a governare indipendentemente con la Lega o con Liberi e Uguali. Per lui è solo questione di numeri. Sembra un adolescente in crisi esistenziale. Io sono ancora abituato a pensare ai programmi. Questo mi conferma che, come gli altri due poli, presentano un programma fotocopia. Abbassare le tasse; eliminare la tassa di successione e quella sulla casa; nessuno che ponga al centro il problema vero, che ‘è una disuguaglianza insopportabile.

Se vogliamo lottarla, dobbiamo colpire i grandi patrimoni. Quindi, a questa domanda astratta, rispondo che a me non interessa. Il giorno dopo le elezioni parleremo nel merito, ma non voglio essere la ruota di scorta di nessuno. Liberi e Uguali nasce come polo alternativo. La strada è quella di chi mette al centro l’interesse del Paese, dei bisogni della gente, e che da lì si possano cercare convergenze.

Intervista realizzata da Alessandro Faggiano

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