La storia di Giulia – Il primo appuntamento

Pubblicato il 23 Marzo 2020 alle 18:37 Autore: Nicolò Zuliani

Si parte con un nuovo ciclo, un nuovo regnante e un argomento più leggero, ma non senza spine. Almeno per Elettra.

La storia di Giulia – Il primo appuntamento

[Sette prostitute e tre clienti]
Ciclo della paura: [Giulia] – [Jackson] – [Consuelo] – [Xeni] – [Clelia] – [Guido] – [Gaia] – [Andrea] – [Rosa] – [Elettra]

Dopo due settimane, grazie a Xeni e a una svogliata collaborazione di Gaia e Clelia, il salotto è tornato pulito e ordinato. Le ragazze indossano gli abiti più formali che possono; Jackson, Guido e Andrea si accontentano di indossare quello che avevano quando sono arrivati. Per eleggere il nuovo re o regina s’è optato per una roulette russa: nove shot sul tavolo, otto pieni d’acqua e uno con dentro tequila.

Quando i bicchierini toccano di nuovo il ripiano di legno, è Andrea a tossire con gli occhi lucidi. Rosa alza la testa e tira un sospiro di sollievo: «Cristo, finalmente» espira, poi afferra Elettra per i boccoli biondi e la trascina verso le scale, mentre lei si divincola protestando con poca convinzione. Dal piano di sopra provengono grida, schiocchi e tonfi.

«Per me l’ammazza» fa Gaia «Praticamente Elettra è progettata per quella fine.»
«Almeno ha mollato me» fa Clelia, guardando le scale «Rosa, noi decidiamo l’argomento.»
Nessuna risposta dall’alto.

Con un certo imbarazzo Andrea prende posto sulla bergere, Xeni sparecchia la tavola e mugugna guardando gli avanzi, gli altri si accomodano sui divanetti. Andrea si passa la mano tra i capelli e sul viso appena sbarbato, poi s’appoggia i gomiti sulle ginocchia: «Il prossimo argomento sono storie su o di primi appuntamenti. Il primo che vorrei sentire è quello di… S-scusa, non ricordo come ti chiami.»

«Una settimana a fare flick e flock ogni schifo di notte e manco ti ricordi il mio nome?» sputa la cinquantenne «Perfetto, veramente. Vorrei tanto vedere tua moglie.»
«Perché?! Sei tu che di sopra non… cioè, non è che si parla…» balbetta Andrea, avvampando.
«Dai, vedovella, racconta ‘sta storia e finiscila» sbotta Guido «Una volta nella vita che a qualcuno interessa quello che dici fai pure storie?»
«Ma come ti permetti?!» fa Giulia, saltando in piedi «Ho avuto ben più di voi disperati che m’ascoltavano, vecchio! Quando avevo vent’anni, a differenza tua, credevo in un mondo migliore. Avevo degli ide-
«…e poi hai sentito quanto sono comodi i sedili delle BMW, sì. Dai, muves. Racconta.»
«Io non racconto niente» fa Giulia, incrociando le braccia e sedendosi.

Dalle scale si sente qualcosa.

Rosa scende le scale tirando un guinzaglio a cui è legata Elettra, che indossa solo un collare e zampetta dietro carponi con un cappuccio che le lascia solo due buchi per respirare. Si accomoda sul divano e stringe le spalle: «È da quando ha raccontato la storia che volevo farlo. Allora, mi è parso di capire che Giulia ci vuole raccontare un primo appuntamento.»
 
«Ehi, se pensate di portarla a cena in quelle condizioni vi sbagliate» fa Xeni dietro il bancone.
«Hai mai visto un cane mangiare a tavola?» fa Rosa.
Xeni apre la bocca per parlare, le resta aperta, si guarda attorno spaesata, la richiude: «N-no.»
«No, infatti. Avrà la sua ciotola. Allora, Giulia?»

«C’era una volta una studentessa universitaria a Padova, nell’Italia degli anni ’90. Crede che la sua generazione sia destinata a cambiare le cose e vuole un compagno di lotta, oltre che di vita. Per un anno è persa per un ragazzo in corso con lei, Paolo, ma non c’è verso la noti, è assediato da ragazze in kefiah e Dr Martens. Lei cerca in tutti i modi di farsi vedere; va alle assemblee, ai concerti, ma lui è puntualmente scortato da un entourage di amici e relative compagne.

Alla fine lei scopre che il migliore amico di Paolo è single, ed è molto diverso da lui. Uno dei classici ragazzetti sciapi con la camicetta, il collo tondo e i pantaloni di velluto a coste, senza carattere, che finiscono a fare gli informatici o gli impiegati e non c’hanno mai il coraggio di chiedere un aumento in tutta la vita. Bè, lui è un tipo che lei potrebbe rigirarsi come vuole, ed è un modo per arrivare vicino a Paolo.

Durante una festa universitaria gli chiede di tenergli in mano la birra un attimo perché deve cercare qualcosa in borsa, lui lo fa, lei gli dice che se vuole può bere un sorso. Si chiama Marco ed è più intraprendente del previsto: le chiede il numero dopo tre sorsi di birra e quattro occhiate. Si mandano messaggi per una settimana e le chiede di uscire sabato sera. Cinema. Meglio, perché dopo hai qualcosa di cui parlare e lui non è quel ragazzo che sa tirare fuori argomenti dal cilindro, mi spiego?

È il classico imbranato.

Vedono ‘sto film con Abatantuono su un’isola, finito vanno a mangiare una pizza. Lei vuole solo prendergli le misure per capire se è fattibile starci a cavallo mentre la porta vicina a Paolo. Dovrebbe andare sul velluto, perché uno come Marco di norma la vede col binocolo e per portarti a letto è disposto a dire tutto e il contrario, avete presente?

Invece è l’opposto. La ragazza si trova davanti a un idiota a cui interessa di più discutere che andare a letto, con un carattere più spigoloso di una stellina ninja. E naturalmente, ha idee e pensieri completamente opposti a lei. Cosa ci trova uno come Paolo in uno così?, si chiede.

Poi succede.

All’inizio è una sensazione che diventa via via più sgradevole, finché l’alcool dei Long island – si bevevano quelli, all’epoca – la annulla. Lei non riesce ad afferrarla, lì. Diventa troppo brilla, così non si fa scrupoli a dirgli tutto quello che le passa per la testa. Decide che è un idiota e gli rovescia addosso quello che pensa di lui e delle sue idee borghesi, senza manco perdere tempo a essere diplomatica.

Dopo mezz’ora gli dice che non va, che non gli piace e che vuole tornare a casa. Lui l’accompagna alla fermata dell’autobus e lei nemmeno lo saluta. Lo rivede all’università, ma a parte qualche cenno non si rivolgono neanche la parola. Serviranno anni, cambiamenti, chilometri perché quella ragazza trovi una risposta a quella domanda che aveva affogato nel long island.

Ed è che alcuni uomini hanno dei salvagenti.

Oh, non lo fanno di proposito. Solo alcuni, la maggior parte senza saperlo. Paolo era un idealista, ma si teneva stretto Marco per non finire troppo al largo. Perché quello che diceva quel ragazzino era sensato, anche se differente, e quando tieni due voci opposte riesci a camminare dritto. Se invece fai come la ragazza e ti circondi solo di gente come te… oh, l’oceano è vasto. Se la ragazza l’avesse saputo e avesse scelto Marco, forse le cose nella sua vita sarebbero state differenti. Ma è quello che pensano tutte le donne di una certa età, sapete.»

«E Paolo? Poi è riuscita a starci?»
«Sì. Sei mesi, una storia mediocre. Poi ha conosciuto suo marito.»
«E Marco?»
«È ingegnere a Maranello.»

«Possa Dio perdonarmi, eccoci qui con questo revival» fa Xeni, portando un vassoio traballante con nove highball «Il tè di Long Island, dritto dal 1930 e il proibizionismo. Fatto bene, ha anche un vago sentore di foglie di tè. Roba per sedicenni, ma quale primo appuntamento non lo è. A Elettra l’ho versato in una ciotola, fatto bene?»

«Benissimo» annuisce Rosa.

L'autore: Nicolò Zuliani

Veneziano, vivo a Milano. Ho scritto su Men's Health, GQ.it, Cosmopolitan, The Vision. Mi piacciono le giacche di tweed.
Tutti gli articoli di Nicolò Zuliani →