Recovery fund: via libera del Consiglio, ora la decisione alla Commissione

Pubblicato il 24 Aprile 2020 alle 16:53
Aggiornato il: 27 Aprile 2020 alle 20:09
Autore: Eugenio Galioto

Recovery fund: via libera del Consiglio, ora le decisioni alla Commissione. Incertezza sull’uso del fondo che alcuni Paesi vorrebbero destinare a prestiti, alla stregua del Mes

palazzo della commissione europea
Recovery fund: via libera del Consiglio, ora la decisione alla Commissione

Alla fine la proposta francese del Recovery fund è passata. Il Consiglio europeo del 23 aprile si è concluso con il via libera allo stanziamento di 500 miliardi del Recovery fund, già discusso nel precedente Eurogruppo. La palla, ora, passa alla Commissione europea che dovrà mettere a punto questo nuovo fondo per la ripresa.

Il Recovery fund sarà incentrato sul bilancio comunitario 2021-2027 rapportato alla crisi economica attuale provocata dalla pandemia (basterebbe dare un’occhiata alle stime della Bce per rendersi conto di quanto sia ragionevole la preoccupazione)

Gli entusiasmi frenano, però, non appena si va a considerare che non c’è alcun accordo comune tra i ventisette Paesi europei sull’uso del denaro. Ovvero c’è la sicurezza di un fondo, ma non c’è decisione congiunta su come utilizzarlo. La decisione fondamentale sarà appannaggio di un organo non elettivo come la Commissione europea. Già, perché l’Olanda e l’Austria hanno già prontamente fatto sapere che di bond, ovvero di emissioni di titolo di debito comuni da parte dell’Ue (eurobond o recoveybond), non ne vogliono sapere, mentre sarebbe auspicabile per Italia, Spagna e gli atri Paesi firmatari della lettera al Presidente Ue Charles Michel. Ed è proprio il Presidente Michel a definire il Consiglio europeo “molto costruttivo”, perché “i Ventisette hanno fatto proprie le misure decise dai ministri delle Finanze” che prevedono l’uso del Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) senza condizionalità esclusivamente per le spese sanitarie, la cassa integrazione nei paesi membri (Sure) e l’utilizzo della Banca europea degli investimenti (Bei) per aiutare le imprese. “C’è un vero senso di urgenza – ha detto il presidente Michel – e politicamente siamo d’accordo” di mostrare nei confronti dell’Italia e degli altri Paesi più colpiti “più convergenza, più coesione e più solidarietà”.

Tuttavia, il Recovery fund resta un punto oscuro, dato che gli aspetti riguardanti l’uso del fondo restano incerti.

Recovery Fund: per l’uso la Germania resta “l’ago della bilancia”

La Germania (con la Francia in una posizione favorevole all’uso dei bond) sarà l’ago della bilancia per poter far del Recovery fund uno strumento di finanziamento comune nell’euro-zona, anziché di prestito per gli Stati, il che porterebbe il Recovery fund ad avere le stesse funzioni del Mes.

La Merkel ha espresso dichiarazioni che lasciano sperare in una collaborazione costruttiva con i Paesi più in difficoltà. La cancelliera ha parlato espressamente di “spirito di solidarietà” e si è detta pronta ad accrescere il contributo finanziario della Germania a favore dell’Unione, giacché “le cose possono andare bene per la Germania se le cose vanno bene per l’Europa”. Se alle parole seguiranno i fatti si tratterebbe di una buona notizia, dal momento che i negoziati tra i “Ventisette” a Febbraio, fino all’Eurogruppo del 7 aprile fallirono anche a causa della reticenza della Germania, alleata dell’Olanda, a costruire un fronte comune europeo contro la crisi economica provocata dalla pandemia.

Il potenziamento del bilancio europeo e il ruolo della Commissione

La Commissione europea ha ora l’onere di stabilire i dettagli tecnici del Recovery fund che sarà attivato a partire dal 1° giugno, secondo quanto fa sapere il presidente Michel. La Commissione avrà il compito di prendere denaro a prestito sui mercati finanziari, accrescendo la quota delle risorse proprie nel bilancio comunitario, dall’1,2% a circa il 2,0% del totale. Per il momento, Ursula von der Leyen non ha fatto sapere quanto Bruxelles potrà raccogliere sui mercati. Le variabili in gioco sono, infatti, costituite dalle operazioni di revisione del bilancio 2021-2027, dall’aumento effettivo della quota delle risorse a disposizione e dalla scelta dell’uso che verrà fatto dei 560 miliardi del Recovery fund, vale a dire se si tratterà di sovvenzioni pure (come vorrebbe l’italia), oppure di prestiti.

All’ambiguità della Presidente della Commissione von der Leyen che parla di risorse dell’ordine di “migliaia di miliardi”, senza specificare se si tratta di denaro raccolto sui mercati o di investimenti generati dal fondo del Recovery fund, fa da contraltare la Presidente della Bce Christine Lagarde che, senza esitazioni e molto chiaramente, ha stimato un netto calo del 5-15% dell’economia dell’euro-zona se i leader europei agiranno “troppo poco e troppo tardi”.

Tra il fronte dei Paesi che vorrebbero trarre dal Recovery fund prestiti (Olanda, Austria, ma anche Svezia) e quello dei Paesi che preferirebbe si trattasse di sussidi (Italia, Spagna, Francia, la von der Leyen si colloca a metà, suggerendo di essere favorevole ad un mix delle due soluzioni.

Prestiti sì, mutualizzazione del debito mai: la linea dei “falchi del nord”

La disputa tra prestiti e aiuti a fondo perduto – ha, in ogni caso, ribadito Ursula von der Leyen – sarà “basato sul prossimo bilancio europeo 2021-2027”, aggiungendo poi che “la Commissione è disposta a esaminare una soluzione ponte come richiesto da alcuni Stati membri”. Soluzione questa, fortemente caldeggiata dall’Italia, ma che trova ostacoli tra “falchi del nord”. “Abbiamo questo bazooka, il piano Bei, Sure, e il Mes, tutto questo messo insieme è più grande del totale del Mes” – è la replica del premier olandese Mark Rutte all’ipotesi di una soluzione ponte. “Sono così tanti soldi – ha aggiunto – che sarei sorpreso se li spendiamo tutti. Per me è difficile capire perché servano altri soldi prima della fine di quest’anno”. Un disappunto, quello di Rutte, che è stato subito raccolto dal Premier austriaco Sebastian Kurz, il quale ha scritto che “l’Austria è pronta a mostrare solidarietà per sostenere la ripresa” ma “dovremmo farlo attraverso prestiti. Mutualizzazione del debito o eurobond sono inaccettabili. Continueremo a coordinare la nostra posizione con i Paesi che la pensano come noi”.

Insomma, la linea portata avanti da Olanda, Austria, Finlandia e Svezia farebbe del Recovery fund un altro Mes (al di là delle condizionalità) sotto mentite spoglie, vale a dire un meccanismo di erogazione di prestiti richiesto dai singoli Stati. Il contrario, cioè, di una mutualizzazione condivisa del debito che rappresenterebbe, tra le altre cose, una possibilità per l’Ue di compiere dei passi in avanti nella direzione dell’integrazione.

Torna alla mente il dialogo tra Giulietta e Romeo in Shakespeare: “ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Tradotto: dietro il Recovey fund come lo vorrebbero i falchi del nord, si nasconde il “profumo” del Mes.

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L'autore: Eugenio Galioto

Sociologo, un passato da ricercatore sociale e un presente da analista politico. Scrivo principalmente di economia e politica interna. Amo il jazz, ma considero l'improvvisazione qualcosa che solo i virtuosi possono permettersi.
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