Pensioni ultima ora: Quota 100 e Reddito di cittadinanza restano invariati

Pubblicato il 26 Giugno 2020 alle 17:50
Aggiornato il: 28 Giugno 2020 alle 22:23
Autore: Giuseppe Spadaro

Pensioni ultima ora, il governo sembra intenzionato a confermare Quota 100 e reddito di cittadinanza, due misure chiave del Governo Conte I

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte
Pensioni ultima ora: Quota 100 e Reddito di cittadinanza restano invariati

Il presidente del Consiglio Conte nella sua prima esperienza di governo (con l’esecutivo nato e sostenuto grazie all’intesa tra Movimento 5 Stelle e Lega) ha approvato due misure che hanno fatto e continuano a far molto discutere. Parliamo di Quota 100 e reddito di cittadinanza. La prima dà la possibilità di andare in pensione coloro che hanno i due requisiti base: 62 anni di età e 38 anni di contributi. La misura è temporanea e dovrebbe valere sino al 31 dicembre 2021. Mentre il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno al reddito pensata per contrastare la povertà e accorciare la distanza tra domanda e offerta di lavoro.

Pensioni ultima ora, Quota 100 verso la conferma

Nonostante il governo Conte II sia sostenuto da un’altra maggioranza rispetto al governo Conte I (ovvero da Movimento 5 Stelle, PD, Liberi e Uguali ed Italia Viva) e malgrado le molte discussioni anche all’interno del perimetro della maggioranza sull’efficacia e sulla sostenibilità di Quota 100 e reddito di cittadinanza le stesse pare siano destinate a restare in vigore anche in futuro.

Quota 41 dopo Quota 100?

Pensioni ultima ora – Infatti stando a quanto anticipato nell’articolo di Gianni Del Vecchio sul sito huffingtonpost.it la bozza del piano nazionale di riforma approntata dall’esecutivo ed anticipata al quotidiano economico Il Sole 24 Ore conterrebbe la conferma di entrambe le misure. Proprio recentemente sul fronte previdenziale Salvini leader dell’opposizione ha spiegato che è dell’avviso di passare a Quota 41 ovvero una modalità di pensione anticipata rispetto agli attuali meccanismi con cui poter mandare in pensione coloro che hanno 41 di contributi versati a prescindere dall’età anagrafica.

In entrambi i casi la questione ruota intorno alla disponibilità economica da parte dello Stato. Sul fronte del reddito di cittadinanza molte critiche si concentrano sulla scarsa capacità di creazione di nuovi posti di lavoro. In pratica sono in pochi coloro che, dopo aver iniziato a beneficiare della misura, sono riusciti a trovare un nuovo impiego grazie all’impianto messo in piedi quando è stato pensato lo stesso Reddito di Cittadinanza. E probabilmente non andrà meglio nel prossimo futuro se si considerano le conseguenze economiche negative derivanti dall’impatto della pandemia nel nostro Paese.

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L'autore: Giuseppe Spadaro

Direttore Responsabile di Termometro Politico. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti (Tessera n. 149305) Nato a Barletta, mi sono laureato in Comunicazione Politica e Sociale presso l'Università degli Studi di Milano. Da sempre interessato ai temi sociali e politici ho trasformato la mia passione per la scrittura (e la lettura) nel mio mestiere che coltivo insieme all'amore per il mare e alla musica.
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