Variante Delta: la diffusione in Europa. Primi studi su efficacia vaccini

Pubblicato il 1 Luglio 2021 alle 10:25 Autore: Guglielmo Sano
Variante Delta: la diffusione in Europa. Primi studi su efficacia vaccini

Variante Delta: la diffusione in Europa. Primi studi su efficacia vaccini

La variante Delta si sta diffondendo velocemente in Europa: la mutazione del Sars Cov 2 potrebbe presto diventare dominante anche in Italia. Intanto, arrivano le prime conferme rispetto all’efficacia dei vaccini.

Variante Delta: si diffonde in Europa, presto dominante anche in Italia

La Variante Delta si sta diffondendo velocemente e di fatto in modo inarrestabile in tutta Europa (nel Regno Unito il 99% delle nuove infezioni sono ormai da attribuire alla mutazione). Le stime disponibili al momento riferiscono come rappresenti il 20% dei nuovi casi (comunque complessivamente in discesa) registrati in Francia. Anche in Germania (dove si osserva una diminuzione altrettanto consistente a quella d’Oltralpe dei contagi) si ritiene possa rappresentare, addirittura, il 50% delle nuove infezioni. Secondo l’Oms è ormai circolante in 96 paesi, il dato sarebbe sottostimato a causa delle scarse capacità di sequenziamento di molti stati.

“È possibile che la variante Delta diventi dominante anche in Italia” ha detto in queste ore intervistato dal Corriere della sera il componente del Cts e Presidente Aifa Giorgio Palù. Nel nostro paese la diffusione della variante Delta giusto un mese fa si attestava all’1%, ad oggi l’Istituto Superiore di Sanità ritiene sia aumentata fino quasi a toccare ormai quota 20% (4,2% a maggio, 16,8 a giugno): in ogni caso “non bisogna spaventarsi sebbene sia più contagiosa” (capacità di riproduzione superiore del 55% rispetto alla variate Alfa, la cosiddetta inglese, ndR), la mutazione fa parte del normale processo evolutivo di un virus pandemico, sottolinea sempre Palù, al momento, è bene ricordarsi di prendere le precauzioni anti-contagio più basilari ed, in particolare, di utilizzare la mascherina, soprattutto, nei luoghi affollati e al chiuso.

Primi studi (incoraggianti) sull’efficacia dei vaccini

La variante Delta, insomma, non permette di abbassare la guardia (a nessuno, neanche a chi ha completato il ciclo di immunizzazione), d’altra parte, sono incoraggianti i primi studi sull’efficacia dei vaccini contro la mutazione del coronavirus. Infatti – considerando anche che il contagio dalla Delta sembra far sviluppare, in generale, i sintomi meno gravi del Covid (naso che cola e mal di testa, meno spesso tosse, febbre, perdita di gusto e olfatto, tuttavia, non ci sono ancora risultati chiari sui rischi che corrono i più “vulnerabili”) – i riscontri scientifici disponibili indicano come tutti i composti utilizzati finora forniscono una protezione soddisfacente anche contro il contagio dalla variante ma soltanto se si fa anche la seconda dose.

Con la seconda dose sembra praticamente azzerarsi anche il rischio di sviluppare sintomi gravi, quindi, di essere ricoverati. La diffusione della variante, infatti, corre sulle gambe dei più giovani (per cui la campagna vaccinale è partita più tardi): per questo motivo le autorità sanitarie europee consigliano, oltre all’accelerazione sul fronte somministrazioni, anche l’accorciamento del periodo di richiamo (intanto, nel Regno Unito si programma la terza dose, entro l’inverno, per over 50 e “vulnerabili”).

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L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità. Cura la sezione esteri per Termometro Politico
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