Speciale Primarie PD 2013

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Speciale Primarie e Congressi PD 2013

In questa pagina ci sono tutti i dati relativi al voto per i congressi del PD  (con tanto di mappe interattive) e tutte le medie sondaggi relativamente alle Primarie che si terranno l’8 dicembre prossimo. In fondo alla pagina i dati del 2009.

La fase congressuale del Partito Democratico si è aperta ufficialmente con l’approvazione del Regolamento per il Congresso da parte della Direzione, riunitasi il 27 settembre 2013 e con l’ufficializzazione il successivo 11 ottobre dei candidati alla segreteria nazionale: Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo, Gianni Pittella e Matteo Renzi (sui documenti congressuali dei candidati: Renzi e Cuperlo, Civati e Pittella)

La corsa dei quattro candidati verso la segreteria è iniziata con il voto riservato agli iscritti nelle riunioni di circolo fra il 7 e il 17 novembre. Il voto dei circoli ha eletto, in proporzione ai voti ottenuti dai candidati, i delegati alle Convenzioni provinciali che si sono svolte in tutta Italia entro il 20 novembre, mentre è prevista per domenica 24 novembre la Convenzione nazionale, composta dai delegati selezionati nelle Convenzioni provinciali, che determinerà i candidati ammessi alla seconda fase del procedimento per l’elezione del Segretario nazionale, ovvero le primarie dell’8 dicembre prossimo.

Alle primarie sono ammessi i primi tre candidati sulla base del voto degli iscritti. I dati diffusi dalla segreteria nazionale vedono i seguenti risultati: Matteo Renzi in testa con il 45,34%, Gianni Cuperlo al 39,44%, Pippo Civati al 9,43%, mentre è escluso dalla seconda fase Gianni Pittella giunto quarto con il 5,80% dei voti.

Il momento conclusivo del percorso congressuale si svolgerà con le primarie dell’8 dicembre alle quali potranno partecipare tutti coloro che dichiareranno di essere elettori del Partito Democratico. Con il voto delle primarie verrà eletta l’Assemblea nazionale del partito, tramite liste collegate ai candidati segretari. Qualora nessun candidato dovesse ottenere il 50%+1 dei voti, saranno proprio i componenti dell’Assemblea ad eleggere il nuovo Segretario, con un ballottaggio fra i primi due arrivati.

I sondaggi sulle  primarie

I sondaggi sulle intenzioni di voto alle primarie finora pubblicati dagli istituti demoscopici mostrano come super favorito nella corsa verso la leadership del PD il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, cui mediamente viene attribuito oltre il 60% delle preferenze degli elettori democratici. Per la “seconda piazza” in questo momento i sondaggi vedono favorito l’ultimo segretario della Fgci Gianni Cuperlo, accreditato di un consenso fra il 20 e il 30 per cento. Terzo risulta il lombardo Giuseppe “Pippo” Civati, in media fra il 10 e il 15 per cento nelle rilevazioni.

media sondaggi primarie pd

primarie pd

 

Il voto a Renzi:

Renzi va forte nelle regioni centrali, Toscana e Marche, dove già aveva vinto nel 2012, e il Nord Est,  ma in generale il suo sostegno è a macchia di leopardo, soprattutto al Sud, e si basa molto sulla presenza di notabili locali che hanno deciso di appoggiarlo, come De Luca a Salerno, e il voto bulgaro per Renzi è stato contestato lì dai cuperliani, o Pavia dove domina il presidente della provincia Bosone, ex DC.

Qui possiamo osservare la differenza con il voto a Franceschini nel 2009:

Gli aumenti più netti sono in Sardegna e nel Nord-Ovest, ma anche in Campania e Toscana, mentre c’è un calo nella zona sud appenninica dove la parte ex democristiana del PD era forte e aveva appoggiato Franceschini, o a Ferrara dove l’ex segretario giocava in casa. In realtà si può vedere come i due elettorati non siano esattamente sovrapponibili, in quanto una parte della nomenclatura della ex margherita non ha seguito il rottamatore. Un esempio: Viterbo, dove Fioroni non ha appoggiato Renzi e gli ha fatto avere motli meno voti di Franceschini nel 2009

Il voto a Cuperlo:

Mentre ha un sostegno abbastanza omogeneo al Nord, vincendo di poco a Milano o perdendo sempre di poco in altre province, soprattutto in Lombardia, dove in fondo va meglio del previsto, essendo stato visto solo comeun candidato d’apparato. Cuperlo ha grandi vittorie e grandi sconfitte al sud: vince nella provincia di Viterbo di Fioroni e in quella di Enna di Crisafulli, e poi in Molise, e Calabria, ma ava male nella Salerno di De Luca e nella Basilicata di Pittella.

Il voto a Pittella:

Pittella è un candidato eminentemente meridionale, non raggiunge l’1% in tante province del Centro-Nord, e solo da Caserta in giù ha più del 10%, nel napoletano, nel Salento, in Calabria e vincendo naturalmente nella sua Potenza, con la maggioranza assoluta, e va tuttavia male in Sicilia, così da risultare infine il peggiore dei 4 ed essere eliminato

Differenza di voti tra Pittella e Cuperlo nel 2013 e Bersani nel 2009:

Avendo appoggiato entrambi Bersani nel 2009 analizziamo insieme Pittella e Cupelro con riferimento al voto a Bersani nel 2009, ovviamente abbiamo soprattutto dei cali, soprattutto al Centro Nord, in Puglia e Sardega, ma al centro sud qua e là anche degli uamenti, come nel viterbese, per l’influenza di Fioroni di cui si è già detto, e poi nella zona appenninica della Campanie a in Basilicata, grazie a Pittella, a Enna e Massa Carrara. In generale la perdita di più del 10% dal voto a Bersani nel 2009 significa la mancanza proprio di quel voto che determinava una egemonia del “centralismo democratico” ex PCI-PDS-DS, ormai perduto a causa di Renzi, seppur ancora molto influente.

Il voto a Civati:

Civati ottiene forse meno delle attese, non riuscendo a raggiungere il 10%, risultato dovuto a una quasi assenza al Sud, cui fa eccezione la vittoria in provincia di Foggia, che era però prevista, ma anche e soprattutto il fatto di non riuscire a sfondare al Nord: il 12% a Milano è certo deludente, in un piazza a lui più favorevole, supera al Nord il 20% solo nella sua Brianza e in alcune province periferiche come Sondrio, Vercelli, Cuneo, ma non basta. Buono il risultato nel Veneto occidentale

Il confronto con Marino del 2009:

Il confronto Civati-Marino è forse il più azzeccato rispetto algi altri, molti i punti in comune, e Civati riesce a fare meglio nella gran parte delle province, soprattutto quelle meno popolose, e rurali, ma fallisce nel bissare il risultato in quelle che saranno le province metropolitane, e quindi nel voto urbano, su cui certo puntava,  a Milano, Torino, Firenze.

 

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