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pubblicato: lunedì, 4 marzo, 2013

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Termometro Finanziario: elezioni italiane e sequester USA spaventano i mercati

mercato azionario

Settimane di forti ribassi per le borse mondiali, spinte dai timori e dalle incertezze circa lo stato prossimo delle principali aree economiche del mondo, in particolare a causa delle elezioni italiane e del sequester USA.

[ad]In Europa occhi puntati sull’Italia, uscita spaccata dalle elezioni e con poche probabilità di avere un governo stabile e duraturo. Il Partito Democratico ha solo due possibilità di formare un governo: allearsi con il PdL di Berlusconi o con il M5S di Grillo. In entrambi i casi si tratterebbe di un passaggio politico molto delicato: nel primo caso il PD dovrebbe scontrarsi con l’ovvia opposizione grillina, che sarà inevitabilmente durissima, mentre nel secondo caso c’è il rischio di ripetere l’esperienza siciliana in modo molto più debole, dato che il premier non è legittimato dal voto popolare ed ha bisogno della fiducia delle Camere per governare, a differenza del presidente Crocetta.

La XVII Legislatura, dunque, non appare essere quella adatta per fare riforme strutturali, e probabilmente ci limiteremo a osservare piccoli cambiamenti più di facciata che sostanziali, come i tagli ai costi della politica, che valgono pochi miliardi l’anno, a voler esagerare. I mercati sconteranno probabilmente questa incertezza anche in futuro, approfondendo la storica sottoperformance dell’Italia.

Negli USA intanto sono scattati 85 miliardi di tagli lineari (sequester) decisi durante la crisi del budget del 2011. Il mancato accordo provocherà tagli di spesa per 1200 miliardi di dollari entro il 2021, con effetti decisamente recessivi, come ogni tagli lineare che si rispetti. Il rischio è di minare alle basi la già fragile ripresa americana, e vanificare il lavoro della Fed di Bernanke che negli ultimi mesi ha messo come prima priorità il recupero dei posti di lavoro perduti negli ultimi anni. Diverse centinaia di migliaia di americani potrebbero perdere il proprio posto di lavoro, e altri vedranno sicuramente il proprio stipendio decurtato (specie nel settore della Difesa). Si calcola che il costo del mancato accordo sarà di uno 0,5% di PIL.

L’agenda macroeconomica prevede per martedì una raffica di indici dei direttori degli acquisti dei servizi (Cina, Spagna, Italia, Francia, Germania, area Euro e l’ISM statunitense). Brutte notizie per tutti: con l’esclusione di Cina, Germania e USA il dato dovrebbe attestarsi al di sotto dei 50 punti che dividono la contrazione dalla espansione. Leggeremo anche delle vendite al dettaglio UE, attese in lieve rialzo su base mensile (+0,2%) dopo la caduta dello 0,8% precedente.

Giovedì conosceremo i dati sui prezzi alla produzione in Italia, attesi in aumento su base mensile (a +0,3% da -0,2%), ma stabili su base annua (+1,8%). Dopo alcune aste di titoli di Stato su medio-lungo termine per Spagna e Francia conosceremo gli ordini all’industria tedesca, attesi a +0,5% da+0,8%. Come ogni giovedì prenderemo nota dei jobless claims: i nuovi disoccupati USA dovrebbero rimanere intorno alle 350mila unità. Attesissima anche la conferenza stampa del governatore BCE Mario Draghi, seguente all’annuncio dei tassi d’interesse.

Venerdì da segnalare il dato sul PIL giapponese (atteso a -0,1% su base trimestrale), ma soprattutto il report sul mercato del lavoro USA. Il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 7,9% e 160mila posti di lavoro non agricoli dovrebbero essere stati creati, secondo gli analisti.

Nella notte fra venerdì e sabato, infine, uscirà l’importante dato dell’inflazione cinese: atteso un lieve rallentamento su base mensile (+0,8% da +1%), e un’accelerazione su base annua (+3% vs +2% precedente).


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