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pubblicato: domenica, 29 settembre, 2013

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Berlusconi “Mio dovere restare in campo”

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In un lungo intervento pubblicato su Facebook e twitter, il leader del Pdl Silvio Berlusconi spiega i motivi che lo hanno spinto ad aprire la crisi di governo. Dichiara di essere pronto a votare la Legge di Stabilità se sarà “realmente utile al Paese” e annuncia che “è suo dovere restare in campo”. Di seguito l’intervento integrale.

La stabilità di governo è un bene se si nutre di due cose: un governo capace di lavorare bene e una maggioranza unita sulle cose da fare e fondata sul rispetto reciproco. 

Invece nelle ultime settimane abbiamo avuto un governo capace solo di rinviare, di proporre il blocco dell’Iva aumentando altre tasse, di tagliare l’Imu solo a metà per ricattare il Pdl e costringerlo a stare al governo, un governo prono rispetto ai diktat dei burocrati dell’Unione europea. 

Abbiamo avuto il nostro maggior alleato, il PD, che si vergogna di stare in un governo “contro natura” e che per bocca di tutti i suoi esponenti di vertice annuncia l’intenzione di buttare fuori dal Parlamento il leader del partito alleato, violando la Costituzione. In questo modo assecondano gli istinti della loro base, nutrita da venti anni nell’odio contro di me e pensano di chiudere una partita che dura dal 1994.

Abbiamo pazientemente offerto soluzioni a ogni livello istituzionale per evitare di fare precipitare la situazione. Non ci hanno voluto ascoltare.

Per questo ho deciso di chiedere ai ministri PDL di dare le proprie dimissioni. So bene che è una scelta dura e impopolare. Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato, preoccupato giustamente della situazione economica e sociale.

A loro dico di non credere a coloro che da vent’anni hanno bloccato le nostre riforme per cercare di eliminarmi dalla scena politica. Sono gli stessi che oggi mi dicono di non anteporre me stesso al bene dell’Italia. Ciò non è mai stato in discussione per me e per la mia forza politica, in tutti questi anni. 
Noi siamo quelli che negli anni Novanta hanno salvato i governi della sinistra quando non avevano maggioranza sulla politica estera. Noi siamo quelli che hanno voluto Monti, Bonino, Prodi in posizioni di vertice in Europa, perché italiani. Noi siamo quelli che non abbiamo mai lavorato all’estero contro il governo italiano quando eravamo all’opposizione. Noi siamo quelli che due anni fa hanno votato contro l’arresto di un senatore del PD, nello stesso giorno in cui loro votavano per far arrestare un nostro deputato, che fu peraltro scarcerato dopo alcune settimane. Noi siamo quelli che hanno voluto il governo Monti e il governo Letta, sperando potesse essere un governo di riforme e di pacificazione.

So e sappiamo distinguere il reale interesse dei cittadini. Per questo motivo, se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente. Noi ci siamo e ci saremo su tutte le altre misure utili, come il rifinanziamento della cassa integrazione, delle missioni internazionali, il taglio del cuneo fiscale.

A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico con la mia consueta chiarezza che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese, se il mio sacrificio significasse una svolta positiva nei rapporti tra politica e “giustizia”.

Invece per come si sono messe le cose darei semplicemente il mio avallo a una situazione di democrazia dimezzata, dove non il popolo ma i magistrati politicizzati decidono chi deve governare, dove i governi sono fatti dai giornali-partito e dalle gazzette delle procure e le leggi riscritte a colpi di sentenze.

Non sono sceso in campo per questo; non ho messo a repentaglio una vita di lavoro, di successi e di sacrifici per lasciare in queste condizioni il mio Paese.
Per questo ritengo mio dovere continuare a restare in campo, per offrire una alternativa ai poteri non democratici – perché non eletti dal popolo – che loro sì irresponsabilmente vogliono mettere in ginocchio il nostro Paese.

In seguito, Silvio Berlusconi è intervenuto anche a Studio aperto: “Le dimissioni, intanto, sono state un atto politico perché sono state consegnate ai capigruppo e a me, e non ai presidenti di Camera e Senato. Quell’annuncio è stato in effetti un grido di dolore per la democrazia ferita dalla serie di ingiustizie che sto subendo e, anche, una reazione ai comportamenti insultanti e offensivi dei nostri alleati di governo del Pd”.

Critiche mirate sono state rivolte a Letta: “Pur provenendo da una tradizione cattolica e democratica, sembra aver preso tutti i vizi della sinistra che ribalta la realtà a proprio vantaggio. Avevo sperato nelle larghe intese, ma la sinistra è sempre quella delle tasse e che considera l’avversario politico da incarcerare e non da battere nelle urne”. E sulla stabilità politica è molto distante dal pensiero di Napolitano e Letta: “Non mettiamola giù dura con questa affermazione della continuità, eccetera… Questa cosa della continuità è un imbroglio, come quello dello spread.

Per Berlusconi è stato fondamentale non promuovere personalmente aumenti di tasse (“Ho promesso che non avremmo messo le mani nelle tasche dei cittadini”) e ha aggiunto: “La mia vita privata non ha inciso mai in nessuna delle mie scelte. Ho sempre avuto a cuore solo l’interesse degli italiani”.


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