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pubblicato: martedì, 6 dicembre, 2016

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Referendum: chi avrà il coraggio di puntare sull’europeismo?

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Referendum: chi avrà il coraggio di puntare sull’europeismo?

La vittoria del no ha delineato uno sconfitto certo cioè Renzi e molti (presunti) vincitori. A cantare vittoria infatti nelle prime ore del post-voto sono in tanti. Salvini che ha battuto tutti sul tempo per intestarsi la vittoria. Il Movimento 5 Stelle con la sua leadership visibilmente collegiale e il suo ritrovato Beppe Grillo che dopo aver ripreso in mano le redini del MoVimento scalpita per un immediato ritorno alle urne. Ma ci sono anche le esultanze festose di Brunetta e Giorgia Meloni rispettivamente esponenti di Forza Italia e Fratelli d’Italia che rivedono la possibilità di un posto al sole dopo gli anni del Governo Berlusconi.

Referendum: tanti vincitori, un solo sconfitto

Semplificando le molte possibili letture del voto di Domenica 4 Dicembre 2016 sul referendum costituzionale, secondo chi scrive, si è trattato tra le altre cose di una sorta di tappa di avvicinamento del M0Vimento 5 Stelle a Palazzo Chigi. Sia Salvini che il M5S tenderanno a rappresentare in Italia l’ondata anti-governativa che ha portato – solo per citare l’ultimo eclatante esempio – Donald Trump sulla poltrona di Presidente degli Stati Uniti d’America. La marcia del M5S è iniziata alle elezioni politiche del 2013 con l’inaspettato 25%. L’esito del voto delle ultime elezioni politiche ha rassegnato un’Italia tripolare: centrosinistra, centrodestra e M5S. Tutte le elezioni dal 2013 ad oggi, hanno confermato e rafforzato lo schema tripolare. Di sicuro il voto di ieri rappresenta una nuova spinta anti-sistema che Salvini proverà a contendere ai 5 Stelle. Il resto ruota intorno al sistema di voto.

Col termine europeismo si indica l”atteggiamento politico e di pensiero che tende a creare un’unità sostanziale di interessi materiali e spirituali o una stretta collaborazione tra i vari paesi e popoli europei. Nello schema di gioco a tre, sino ad oggi, lo schieramento più convintamente “europeista” è stato di certo quello che una volta si sarebbe chiamato “centrosinistra”. È ipotizzabile che l’Europa sia una delle tracce su cui avverrà il confronto per la costruzione di nuove leadership post-Renzi. Ma ci saranno aspiranti coraggiosi, disponibili a puntare sul tema europeo anche nel campo progressista?

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