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pubblicato: venerdì, 2 marzo, 2018

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Sondaggi elezioni politiche 2018, i pronostici del Termometro: sarà stallo

Stallo

Sondaggi elezioni politiche 2018, i pronostici del Termometro: sarà stallo?

Ultimo giorno prima del silenzio elettorale. Noi del Termometro Politico, dopo aver commentato e analizzato centinaia di sondaggi negli ultimi mesi, vi proponiamo i nostri personali pronostici.

Sondaggi elezioni politiche 2018: i pronostici della redazione del Termometro

Alessandro Faggiano, analista politico: “Sarà exploit dei partiti più estremi”

Rispetto alle politiche di 5 anni fa, non si percepisce la spasmodica attesa del voto. Nel 2013, il Movimento 5 Stelle generava una gran illusione e aveva ancora le fattezze di un movimento sociale, più che quelle di una organizzazione politica. Il cambio di rotta degli ultimi mesi – la svolta moderata su Euro e UE – ha marcato il punto d’inflessione del 5 Stelle, confermando la sua istituzionalizzazione e lo slittamento verso una tipica organizzazione di partito.

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La Lega può essere la vera sorpresa di questa tornata: Salvini ha molti estimatori al Sud e Luca Morisi – spin doctor del Segretario del carroccio – ha fatto un lavoro comunicativo eccezionale per cambiare narrativa. La Lega potrebbe ricevere, nel Meridione, molti più voti di quelli previsti. La desiderabilità sociale della Lega al Sud è ancora, oggettivamente, molto bassa. Sarà un testa a testa con Forza Italia. Ciò nonostante, proprio per via della natura ambigua della coalizione (centrodestra sì, ma con forti discsrepanze su temi chiave come l’Unione Europea), la Lega può perdere il voto di una frangia più estrema dell’elettorato. Stesso discorso per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Nella coalizione di centrosinistra, +Europa può sfiorare il 4%. È l’unico partito apertamente europeista e ciò permette alla Bonino di attingere da un bacino elettorale distinto, rispetto a quello dei competitors. Inoltre, lo stesso PD non va dato per morto. Molti indecisi potrebbero optare per il voto di continuità e stabilità. Gentiloni rimane uno dei leader politici più apprezzati del panorama italiano. Infine, la struttura organizzativa del PD può incidere positivamente per i “dem”.

LeU sembra destinato a una debacle: la narrativa sviluppata non è mai stata convincente: mai di una coalizione che puntasse realmente alla vittoria. Una dimostrazione di debolezza che, unita al caos liste di gennaio, ha provocato un’emorragia di consensi verso centrosinistra e schieramenti di estrema sinistra (in particolare, Potere al Popolo).

Menzione di merito proprio per i due partiti agli estremi: Potere al Popolo e CasaPound Italia. Sono loro i vincitori – ex equo – del premio a miglior attore (politico) non protagonista. Di Stefano e Viola Carofalo rappresentano due idee agli antipodi, ma entrambi hanno fatto un gran lavoro comunicativo. Da un lato, Di Stefano è riuscito nell’ardua impresa di sdoganare il fascismo, atrt. Dall’altro, la Carofalo è il volto più genuino e, forse, ingenuo, di questa campagna elettorale. L’interesse mostrato da altre formazioni europee di estrema sinistra (France Insoumise di Melenchon e Izquierda Unida di Alberto Garzón, in Spagna) è un valore aggiunto per Potere al Popolo. Entrambe le formazioni – CPI e PaP – hanno lavorato molto sul territorio e non sarebbe inaspettato un exploit di entrambe le compagini.

“Qualsiasi cifra percentuale che vedete su questo sito si riferisce a sondaggi pubblicati prima del 16 febbraio”

Il pronostico di Alessandro Faggiano

 Movimento 5 Stelle (25,8%);

Partito Democratico (23,5%), +Europa (3,7%) Civica Popolare (0,6%), Insieme (0,3%) – totale centrosinistra (28,1%);

Forza Italia (14,3%), Lega (15,5%), Fratelli d’Italia (4,2%), Noi con l’Italia (2,1%), totale centrodestra (36,1%);

Liberi e Uguali (5,0%);

Potere al Popolo (2,0%), CasaPound Italia (2,0%) Altri partiti (<1%).

*Per M5S e PD, range (-+)1%. Per FI, Lega, LeU, e + Europa, range (-+) 0,5%

Attenzione agli indecisi

Daniele Sforza, redattore: “Indecisi fondamentali”

E’ stata una delle campagne elettorali più ambigue (e noiose) della storia della politica italiana. Che è iniziata con promesse elettorali che hanno generato ampia discussione, soprattutto da parte di Movimento 5 Stelle e centrodestra. Dall’altra parte, il PD ha preferito restare più in silenzio. E le promesse iniziali (come ad esempio l’abolizione del canone Rai) sono stati degli “incendi” spenti subito. Proseguire sulla strada intrapresa. Questo il concetto chiave dei dem. Che però non ha pagato in termini di “visibilità”. Paradossalmente, regalerà più voti (o contribuirà a mantenerli) il volto tranquillo e pacato di Paolo Gentiloni che le ospitate di Renzi in tv.

Pensioni, sicurezza, immigrazione, reddito di cittadinanza sono stati i temi chiave su cui centrodestra e M5S hanno spinto l’acceleratore. Con quest’ultimo che, orfano di Grillo, ha ribadito un concetto caro ai suoi elettori più accaniti: quello dell’onestà. E ha anche giocato d’anticipo, presentando al Quirinale una ipotetica squadra di governo. Una strategia di marketing elettorale che forse ha contato più di 1.000 promesse, riuscendo però forse solamente a rafforzare le convinzioni del suo elettorato.

Il 4 marzo non conteranno più i sondaggi, le proiezioni e le previsioni degli elettori e degli analisti. Il 4 marzo si andrà alle urne. E chi fino a oggi non è ancora convinto chi votare, dentro l’urna sceglierà la continuità, come ha sempre fatto. Da qui la possibilità che il Partito Democratico non sia così sotto come indicato dalle ultime rilevazioni. Questo potrebbe giovare al centrodestra, che però deve vedersela con il nemico temibile dei 5 Stelle. Forte al Sud, anche prima del 16 febbraio, quando è stato posto il veto sui sondaggi politici. Ma basterà?

Le sorprese potrebbero arrivare da +Europa, con una percentuale di consensi più alta rispetto a quanto preventivato al 16 gennaio. Differente il discorso per le due estremità: da un lato CasaPound potrebbe superare l’1%, così come Potere al Popolo. Percentuali forse irrisorie, ma comunque importanti perché appartengono alle due ali estreme della politica attuale. Liberi e Uguali, invece, potrebbe essere la sorpresa in negativo e la fine politica per alcune personalità, a meno di colpi di scena dell’ultimo minuto.

Il 5 marzo andrà analizzato anche un altro dato importante. Quello dell’astensionismo. La partecipazione politica degli elettori italiana continua a scendere considerevolmente. E le ultime stime a riguardo confermano questo trend. Il distacco tra i cittadini e la politica potrebbe non avere conseguenze a breve termine. Ne è un esempio anche la feroce passività dell’opinione pubblica di fronte a questa campagna elettorale. Ma a medio-lungo termine potrebbe avere importanti effetti sullo stato di salute civile e sociale di un Paese. Ed è di questo aspetto che le forze politiche dovranno tenere conto.

Il pronostico di Daniele Sforza

Movimento 5 Stelle (27,5%);

Partito Democratico (23,9%); +Europa (4,1%); Civica Popolare (0,4%); Insieme (0,3%) – Totale Centrosinistra (28,7%);

Forza Italia (14,6%); Lega (14%); Fratelli d’Italia (4,9%); Noi con l’Italia (1,9%) – Totale Centrodestra (35,4%);

Liberi e Uguali (4,8%);

Potere al Popolo (1,3%); CasaPound Italia (1,3%); Altri partiti (1%)

Sondaggi elezioni politiche: gli altri pronostici della redazione

Guglielmo Sano, Caporedattore Esteri: votare per credere

Si trascinano stancamente le ultime ore di una campagna elettorale che “si poteva anche non fare” per usare le parole di un noto sondaggista italiano. In effetti, poco o nulla sembra essersi mosso in queste settimane: è probabile che, alla fine, dalle urne esca un risultato in linea con la (tri)polarizzazione post referendum costituzionale. Detto ciò, una sorpresa potrebbe essere la tenuta significativa del Pd che accompagnata a un buon risultato di Forza Italia farebbe riprendere quota all’ipotesi “larghe intese”.

Molti italiani voteranno contro gli “inciuci”; tuttavia, a molti altri non dispiacerebbe la continuità con l’attuale corso (Gentiloni o Tajani, Calenda o Frattini: non fa molta differenza per Bruxelles). Lega e 5 Stelle alzeranno l’asticella dei consensi ma non sfonderanno: entrambi i partiti si stanno già ritagliando il ruolo di opposizione “dura e pura”. Liberi e Uguali non ha mai scaldato i cuori dei propri elettori figuriamoci quelli degli altri: l’esperienza servirà a scremare la nomenclatura di sinistra; i “sopravvissuti” potrebbero poi chiedere perdono a Renzi e magari ottenerlo.

Il pronostico di Guglielmo Sano

Partito Democratico (23%); +Europa (3,5%); Civica Popolare (1%); Insieme (0,5%); Totale Centrosinistra 28%

Forza Italia (16%); Lega (15,5%); Fratelli d’Italia (5%); Noi con l’Italia (1%); Totale Centrodestra 37,5%

Movimento 5 Stelle 29%

Liberi e Uguali 5%

Potere al Popolo (2%); Casapound (2%); Altri partiti (1%).

Ingovernabilità a causa del Rosatellum

Ilario Panico, coordinatore generale redazioni

Dopo una campagna elettorale scialba e senza picchi d’interesse da parte dei cittadini ci si avvia all’appuntamento elettorale di domenica. Lo scenario che si profila è di sostanziale ingovernabilità a causa di una legge elettorale poco amica della coalizione vincente. Centrodestra certamente in vantaggio, ma attenzione alle battute finali del Movimento 5 Stelle che già 5 anni fa venne sottovalutato. Per il Pd la situazione è complicata a causa del calo costante di elettorato. Liberi e uguali entrerà in Parlamento, ma non centrando l’obiettivo iniziale di Grasso.

Il pronostico di Ilario Panico

Movimento 5 Stelle: 31,0%

Totale centrodestra: 35,3%; In dettaglio: Forza Italia 15%, Lega 13,5%, Fratelli d’Italia 5,0% e Noi con l’Italia 1,8%.

Totale centrosinistra: 25,7%; Quindi: Partito Democratico 21,5%; Più Europa 2,5%; Insieme 0,9%; Civica Popolare 0,5%; altri 0,3

Liberi e Uguali 4,3%

Potere al Popolo: 1,2%

Casapound: 1,6%

Giulia Angeletti, redattrice e ufficio stampa

Una campagna elettorale “sgangherata”. Così l’ha definita una delle sue protagoniste, Emma Bonino, personalità che ha senza dubbio contribuito ad alzare il livello dei contenuti di cui si è discusso nelle ultime settimane. Ciò che si è potuto osservare è come nel corso degli ultimi anni sia stato lasciato alla mercé del populismo e delle soluzioni semplici un ampio “spazio vuoto”. Uno spazio fatto di persone, dei loro bisogni sempre più disperati, di luoghi di degrado che si vanno espandendo a macchia d’olio e che sempre più spesso si trovano anche nel centro delle grandi città (vediamo il caso del quartiere Esquilino a Roma); oltre che di disoccupati, di precari, di poveri, di aziende e famiglie sul lastrico.

Mentre il centrosinistra affrontava nell’ultima legislatura tutti i suoi guai e divisioni interne questo spazio non ha fatto altro che allargarsi, permettendo al centrodestra, al Movimento 5 Stelle e alle liste più piccole di guadagnare consensi e appeal. Il Rosatellum, nel frattempo – legge elettorale che non sembra darà una grande mano all’amato e continuamente sbandierato concetto di governabilità – premia le coalizioni e probabilmente lascerà feriti sul campo.

In tanti – ma non troppi, visto il disastroso livello attuale di astensionismo e partecipazione politica – sono i delusi dal Pd che fuggiranno, un po’ come alcuni compagni di partito hanno fatto prima di loro, verso strade non chiare. Chi ha una tradizione dem probabilmente troverà rifugio in + Europa di Emma Bonino o, meno, in Liberi e Uguali; oppure si aggiungerà a quelli che vogliono dare una chance al M5s. Da questi ultimi ci si attende un risultato eccezionale, ma anche in casa pentastellata i rimasti male sono parecchi e, in considerazione di quanto variegata sia questa base elettorale, è possibile che molti ex grillini questa volta andranno ad arricchire il bacino di Potere al Popolo e Casapound.

Casapound in particolare andrà a sottrarre voti soprattutto al centrodestra, coalizione che ha una sfida interna notevole e che suscita curiosità: quella tra Lega e Forza Italia. Più aggressiva la prima, più rassicurante la seconda; eppure è possibile un sorpasso del Carroccio dovuto ad una campagna elettorale decisamente più impegnata sul territorio (anche quello non di storica appartenenza). Fratelli d’Italia sarà la lista più colpita dalla fuga di voti verso la frangia più estrema della tartaruga crociata, ma forse recupererà con quelli di chi non se la sentirà, alla fine, di barrare Berlusconi o Salvini sulla scheda elettorale. In ogni caso – con una maggioranza che non verrà forse raggiunta da nessuno degli schieramenti in campo – ci ritroveremo di nuovo a parlare di larghe, larghissime intese; segno che non saremo riusciti nemmeno stavolta a scrollarci di dosso questo senso di immobilismo totale.

Il pronostico di Giulia Angeletti

Movimento 5 Stelle: 31,0%

Totale centrodestra: 36,0%; In dettaglio: Forza Italia 14%, Lega 15%, Fratelli d’Italia 5,0% e Noi con l’Italia 2,00%.

Totale centrosinistra: 27,7%; Quindi: Partito Democratico 22,0%; Più Europa 4,0%; Insieme 0,6%; Civica Popolare 0,8%; altri 0,3

Liberi e Uguali 3,8%

Potere al Popolo: 2%

Casapound: 2,7%

 

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