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pubblicato: venerdì, 18 maggio, 2018

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Reddito di cittadinanza per due anni nel contratto di Governo M5S-Lega

Reddito di cittadinanza nel contratto di governo M5S-Lega

Reddito di cittadinanza per due anni nel contratto di Governo M5S-Lega.

Le ultime sul reddito di cittadinanza riguardano il capitolo dedicato incluso nel contratto di Governo M5S-Lega definitivo e ormai consultabile da tutti. La misura sarà uno dei temi centrali del nuovo esecutivo, qualora si provvederà alla formazione dello stesso. Uno dei cavalli di battaglia dei 5 Stelle, alla pari della flat tax per la Lega, che dovrebbe concretizzarsi in base alle condizioni riportate nel testo. Tuttavia, resta sempre il nodo delle coperture e delle risorse, soprattutto se sommate a quelle necessarie per attuare le altre “esose” misure. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio il capitolo sul reddito di cittadinanza pubblicato sul testo definitivo del contratto di Governo.

Reddito di cittadinanza: cosa è esattamente

Come già spiegato più volte in precedenza, il reddito di cittadinanza non prevede l’erogazione di un assegno in base alla semplice cittadinanza. Il nome di questa misura potrebbe infatti far indurre in errore molte persone. In realtà, il reddito di cittadinanza è uno strumento di sostegno economico (ma non solo) rivolto alle famiglie italiani che vertono in condizioni di bisogno.

Il reddito di cittadinanza, come lo si spiega anche nel testo del nuovo contratto di Governo, avrebbe quindi due scopi. Il primo è quello economico, che va a sostenere i soggetti che hanno difficile fare la spesa o pagare le bollette; il secondo è di tipo sociale, in quanto rappresenta nella sua concezione totale un mezzo di favore per il reinserimento occupazionale; questo non solo grazie al rafforzamento dei centri per l’impiego, a riguardo dei quali è prevista una riforma ad hoc; ma anche e soprattutto in base alla volontà attiva del cittadino a cercare e trovare una nuova occupazione.

Infatti, il testo del nuovo contratto di Governo esordisce così. “Il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese. Garantisce la dignità dell’individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese; favorendo la crescita occupazionale ed economica”.

Reddito di cittadinanza: cosa dice il contratto di Governo M5S-Lega?

Nel testo scritto congiuntamente da Lega e Movimento 5 Stelle si precisa che l’ammontare dell’erogazione verrà stabilito in base alla soglia di rischio di povertà calcolata sia per il reddito, sia per il patrimonio. Comunque, “l’ammontare è fissato in 780 euro mensili per persona singola”. Un importo che sarà parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi. Il beneficio economico sarà inoltre erogato previo impegno attivo del soggetto che lo richiede. Questi “dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego”. Più precisamente, si citano “massimo 3 proposte nell’arco temporale di 2 anni”. Il beneficio decadrà in caso di rifiuto dello svolgimento dell’attività lavorativa richiesta.

Di seguito si parla di cifre; e in particolare di un “investimento di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego”. Questi ultimi, infatti, faranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori momentaneamente disoccupati. Quindi il capitolo passa nel trattare la riforma dei centri per l’impiego. Le finalità principali consisteranno nell’incrementare la presenza e la qualità dei servizi; nonché nell’individuare “idonei standard di prestazione dei servizi da erogare”; infine nell’adeguamento formativo del personale che opererà presso i suddetti centri.

Reddito di cittadinanza: il nodo delle coperture

Molto interessante anche la seguente parte del testo, che citiamo nella sua interezza. “Andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017; che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo per istituire un reddito di cittadinanza anche in Italia (unico Paese europeo oltre la Grecia a non prevedere tale misura); anche invitando la Commissione europea a monitorare specificamente l’utilizzo del FSE per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale”.

Consultando il suddetto provvedimento, inerente ai regimi di reddito minimo, si legge l’invito rivolto a tutti gli Stati membri a “introdurre regimi di reddito minimo adeguati accompagnati da misure di sostegno al reinserimento nel mondo del lavoro”. Si precisa anche che il reddito minimo “dovrebbe rappresentare l’ultima rete di protezione sociale e consistere in un sostegno finanziario adeguato […] per combattere la povertà e assicurare un’esistenza dignitosa”.

Reddito di cittadinanza: il provvedimento A8-0292/2017

Passiamo ora ai punti 3 e 4 del provvedimento, altrettanti significativi. Il punto 3 parla infatti del 20% della dotazione complessiva del FSE destinato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. E parla direttamente di aiuto per ciascun Stato membro “a istituire un regime di reddito minimo, ove inesistente; o migliorare il funzionamento e l’efficacia dei sistemi esistenti”. Qualora necessario, si prende poi in considerazione l’ipotesi di istituire un “Fondo europeo adeguato, su base temporanea”.

Passiamo ora al punto 4, che recita quanto segue. “Per gli Stati membri è difficile passare da regimi di reddito minimo inesistenti o di scarsa qualità a regimi di alto livello; chiede pertanto agli Stati membri di adoperarsi per la progressiva realizzazione di regimi di reddito minimo adeguati, affrontando la questione dell’adeguatezza, della copertura e dell’utilizzo di tali sistemi”. Al di là della precisazione sulla terminologia di “reddito minimo” piuttosto che “reddito di cittadinanza”, si fa esplicito riferimento alla copertura e all’adeguatezza di tali sistemi. Ed è proprio sulle coperture e sui mezzi adeguati per realizzare tale misura che si scontrano la teoria e la pratica, affermano i detrattori del nuovo contratto di Governo.

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