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pubblicato: mercoledì, 28 maggio, 2014

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Europee, la vittoria di Renzi arriva da Scelta civica e M5S

La straordinaria vittoria del Pd targato Matteo Renzi ha una sua spiegazione logica e numerica. Secondo tre diverse analisi dei flussi elettorali a cura dell’Istituto Cattaneo, il 40,8% conquistato dal premier, paragonato con le elezioni politiche del 2013, evidenzia lo sfondamento al centro del Partito democratico, sfondamento che mai era accaduto prima, almeno in tali proporzioni.

Innanzitutto, l’appeal trasversale di Renzi ha fatto sì che l’elettorato che l’anno scorso aveva sostenuto Scelta civica sia passato, quasi in toto, al Pd. Nel Nord, dove Monti aveva raccolto più consensi, in città come Torino, Brescia, Padova, Venezia e Genova questo riposizionamento è evidentissimo. Una dinamica che si attenua leggermente nel Centro (Bologna, Firenze e Parma) e che diminuisce nel Sud.

Il rilevamento avvalora la tesi che lo stesso Renzi manifestò già in occasione delle primarie del 2012 (“Il mio è un Pd che arriva al 40%, il loro massimo al 25%”), e fa comprendere che se l’ex sindaco di Firenze fosse stato il candidato premier al posto di Bersani, le politiche dell’anno scorso sarebbero probabilmente andate diversamente. Anche perché, seppur in misura minore rispetto ai montiani, anche molti elettori tradizionalmente di centrodestra domenica scorsa hanno deciso di votare per il Pd. Elettori magari non stabilmente identificati in Forza Italia ma che, comunque, nel 2008 avevano votato in massa per Berlusconi.

Per finire, da non sottovalutare è la capacità del premier di richiamare a sé molti delusi dal Movimento 5 Stelle: cittadini che votarono Grillo l’anno scorso proprio per non votare Bersani.

Ma c’è un altro fattore da non sottovalutare: il segretario del Pd, oltre che far breccia presso elettori tradizionalmente “altri” rispetto al cortile della sinistra, ha saputo conquistare anche i propri elettori: se si esclude infatti il 4% di elettori che hanno sostenuto Tsipras, il Pd è riuscito grossomodo a non perdere nulla sul fronte sinistro dell’elettorato. Insomma, diciamolo pure: Renzi, aggregando sotto le insegne democratiche una base elettorale così ampia ed eterogenea, ha compiuto un capolavoro.


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