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pubblicato: venerdì, 22 marzo, 2013

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Simulazione del risultato elettorale con legge maggioritaria doppio turno (voluta dal PD)

elezioni

Il risultato delle ultime elezioni e la conseguente situazione di stallo dipende secondo l’opinione diffusa dal tipo di legge elettorale in vigore. Così, nello studio che trovate di seguito, si è tentato di analizzare l’esito del voto nel caso in cui si fosse votato con un altro sistema elettorale. Lo studio di Maurizio Mastrolembo Ventura ha preso in considerazione e rimodulato il risultato delle elezioni del 24 e 25 Febbraio 2013 in base al “sistema uninominale con doppio turno di collegio”. I risultati dello studio sono interessanti anche alla luce di quanto accadrà nelle prossime settimane. Ed in vista di un ipotetico ritorno al voto. Le elezioni di Febbraio hanno rappresentato un’Italia tripolare. Con tre forze politiche con numero di voti molto vicini tra di loro: Partito Democratico, Popolo della Libertà ed il Movimento 5 Stelle. Il problema di fondo è che c’è stata una vera e propria “balcanizzazione” della distribuzione del voto, e con questo genere di esiti è davvero difficile trovare una legge che garantisca la governabilità. Una delle cose più evidenti che vengono fuori da qualsiasi analisi elettorale è che nessuna legge elettorale, tra quelle in uso nei paesi più avanzati, avrebbe dato al paese una maggioranza in entrambe le camere, anzi il “porcellum” alla Camera è probabilmente la legge più orientata alla governabilità tra tutte quelle in circolazione.

[ad]Grazie al successo di misura alla Camera la coalizione del centrosinistra ha una solida maggioranza con la quale ha, in questa legislatura il pallino del gioco in mano, almeno a livello teorico. Il partito democratico chiede una legge maggioritaria a doppio turno. Come si vede dalle slide però una tale legge non gli garantisce affatto un risultato vincente e non garantisce una maggioranza stabile in nessun caso. Nel primo caso si vede che sarebbe il M5S ad avere più chances, nel secondo, partendo da altre ipotesi, il centrosinistra sembra andare meglio senza però sfondare.

Diverso ancora il caso di un sistema maggioritario a doppio turno “francese”, ovvero con un secondo turno al quale partecipino collegio per collegio solo le coalizioni che hanno passato una certa soglia. Questo tipo di legge è quella tagliata più su misura del PD di tutte, per qualunque altro partito votare questa legge sarebbe crearsi uno svantaggio di partenza, eppure probabilmente nemmeno in questo caso il centrosinistra avrebbe la certezza della vittoria con una maggioranza ampia e stabile.

Malgrado la stabilità del risultato della Camera, a causa del nostro bicameralismo perfetto (che non è presente in altri paesi occidentali, almeno non in questa forma così rigida), ci troviamo un una situazione di stallo dalla quale è difficile uscire.

La ragione della difformità della legge elettorale tra Camera e Senato nacque da una osservazione fatta da Ciampi all’atto del varo del “porcellum” ovvero a novembre 2005 (all’epoca Ciampi era Presidente della Repubblica). L’osservazione riguardava il fatto che la costituzione italiana prevede un Senato fatto su base regionale e questo spinse alla creazione di premi di maggioranza su base regionale. L’errore fu non prevedere (o forse non si volle proprio per avvelenare io pozzi, visto che il centrosinistra si preparava ad una vittoria elettorale quasi certa nella primavera successiva) un premio aggiuntivo a livello nazionale. Per fare un esempio sarebbe bastato abbassare il quantitativo dei seggi distribuiti a livello regionale per riservarne una parte per un premio nazionale proprio come alla Camera. Per esempio una ventina di senatori a chi avesse raccolto più voti. Inutile dire che sebbene l’idea possa sembrare risolutiva basti pensare che con una cosa del genere nel 2006 il Senato sarebbe andato al centrodestra causando 2 maggioranze diverse, quindi un risultato ancora peggiore, nel 2008 avrebbe dato una maggioranza ancora più schiacciante al centrodestra e solo quest’anno avrebbe permesso la nascita di un governo, ma sempre con una coalizione BersaniMonti, che non era quella presentata in campagna elettorale (sebbene venisse data per molto probabile dall’inizio).

Allora che fare in questa situazione? Chi dice che questa legislatura ha bisogno di fare la legge elettorale sa benissimo che non esiste al momento alcuna certezza di trovarne una che garantisca la governabilità. Molti sondaggi dicono che se il PD candidasse Renzi vincerebbe sicuramente. Questo forse sarebbe stato molto probabile se Renzi avesse vinto le primarie, ora il rischio che il sindaco di Firenze possa apparire come “bruciato” è piuttosto alto, a meno di una nuova investitura popolare, ma l’esito sarebbe comunque molto incerto in ogni caso.

Per questo motivo non ci spingiamo oltre nelle ipotesi e partiamo dall’unico dato certo: il risultato delle ultime elezioni.

 



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11 comments
Pippuzzo
Pippuzzo

M5S e PSL sono partiti a immagine centralizzata e sono deboli a livello locale perché vivono solo solo per l'esistenza del loro leader. Morto il leader morto il partito o movimento. Pizzarotti ha vinto perché il PDL pur di far perdere il PD ha fatto convergere al ballottaggio i voti su di lui. Il PD è un partito (magari confuso, ma lo è) ed è l'unico dove tutti sono sostituibili. E' più radicato sul territorio, con alleanze intelligenti e candidati spendibili, magari scelti con le primarie, il risultato sarebbe ben più corposo di quello descritto (Friuli, Milano e Genova docet). Non si può fare un riferimento al passato perché le primarie portano a galla persone diverse da quelle volute dall'apparato. Per cui, in estrema sintesi, non credo che il risultato sarebbe stato lo stesso del porcellum.

franco orrù
franco orrù

Certo se pensiamo ad una legge elettorale per favorire tizio e non caio non si va da nessuna parte. Se pensiamo ad una legge che garantisca la scelta dei candidati da parte dell'elettore e la governabilità allora la strada da seguire è il buon senso. Per me la strada in pillole è questa; a) superamento del bicameralismo perfetto (ogni camera discuterà di problematiche diverse l'uno dall'altra fuorchè le sedute comuni previste dalla Costituzione); b) doppio turno elettorale dove nel primo si scelgono i rappresentanti con il sistema proporzionale in base alla percentuale di voto ottenuto dai partiti (dico dai partiti e non dalle coalizioni che dovrebbero essere abolite in quanto abbiamo visto contribuiscono a far vincere ma non a governare) nella misura del 60% ed inoltre si stabiliscono i due partiti che avranno diritto al ballottaggio sempre in base alle percentuali ottenute dai due partiti; d) nel secondo turno vince il balottaggio chi otterrà più consensi dell'altro: chi perde avrà diritto ad un ulteriore 10% di parlamentari atingendo dal 1° turno e chi vince il restante 30%. Naturalmente il sistema di voto non deve fare distinzioni tra Camera e Senato col superamento del bicameralismo perfetto; e) dimezzamento dei parlamentari. Provate a fare una simulazione in questo senso e vedrete che sempre e dico sempre si oterrà una maggioranza alle due Camere chiara ed indiscutibile con una partecipazione anche dei partiti cosidetti minori sempre che al 1° turno raggiungano una percentuale di rappresentanza.

fabio
fabio

l'unico sistema elettorale da provare che i nostri politici non hanno voluto provare nonostante il referendum del 1998 è il maggioritario secco all'inglese che eliminerebbe prebende ai vip di partito segretari ed apparato che non avrebbero più la certezza di essere eletti ma nessuno ne parla perchè ai partiti non fa comodo... cmq abbiamo provato tutti i sistemi elettorali meno che questo (il maggioritario secco) proviamo un paio di volte il maggioritario secco.... per il proprorzionale alla francese a doppio turno la differenza che noi siamo una repubblica parlamentare e non presidenziale come quella francese... e quindi di difficile applicazione nelkla sua interezza!!!!

luciano
luciano

Un buon sistema elettorale deve rappresentare tutte le istanze presenti nella società. Il sistema elettorale migliore è quello proporzionale puro. Anche quello italiano della cosiddetta prima repubblica può dare origine però ad una cattiva rappresentazione del corpo elettorale. Infatti si verificò nel 1968 il caso del PSIUP che con 1.500.000 voti non ebbe nessun rappresentante in parlamento perché quel sistema proporzionale prevedeva la necessità di superare il quorum per l’elezione di un deputato in almeno una circoscrizione elettorale. Peraltro c’è chi dice che per rappresentare meglio le istanze locali è migliore il sistema maggioritario più legato alle circoscrizioni elettorali. Con questo sistema potrebbe verificarsi la massima frammentazione in parlamento in quanto gli eletti in ogni circoscrizione potrebbero essere tutti degli indipendenti. Esiste inoltre il fatto che con il maggioritario ad un solo turno il candidato eletto potrebbe avere una maggioranza relativa molto bassa se tutti i suoi concorrenti avessero meno voti ma essere in tanti. Un sistema che abbia tutti i vantaggi delle due soluzioni potrebbe essere il seguente. Tutto il territorio viene diviso in un numero di circoscrizioni pari al numero dei parlamentari tenendo conto anche di realtà locali tipo Valle d’Aosta, Alto Adige ecc, realtà montane poco abitate, città. Il candidato che nella circoscrizione ottiene il 50% + 1 dei voti viene eletto e tutti gli altri voti si perdono. In mancanza di questa condizione i voti di tutti i candidati confluiranno nelle liste uniche nazionali che li hanno sostenuti o nella lista che l’eventuale candidato indipendente avrà scelto al momento delle sua candidatura. I seggi non assegnati col metodo maggioritario verranno assegnati ripartendoli tra le varie liste con il metodo proporzionale puro. All’interno della lista verrà eletto il candidato che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze. Un sistema elettorale di cui sono venuto a conoscenza dopo aver pensato a quello precedentemente descritto è il sistema australiano nel quale l’elettore esprime un ordine di preferenze. Allo spoglio viene eliminato il candidato che prende meno voti i quali vengono assegnati al successivo candidato indicato nelle schede eliminate e cosi via fino ad arrivare a quello che globalmente ottiene il massimo numero di voti. In questi ultimi tempi si è parlato di scegliere i rappresentanti con il metodo del sorteggio con successiva accettazione da una lista degli aventi diritto. È un metodo che mi piace. Presenta molti vantaggi: 1. la minor necessità per il deputato di rendersi gradito agli elettori e quindi più libero di fare le scelte migliori; 2. possono essere sorteggiati tutti e non solo quelli che magari sono abbastanza ricchi o che vogliono diventarlo con la politica; 3. Il modello su scala ridotta del popolo sovrano risulta probabilmente più vicino alla realtà; 4. Deputati che scelgono col proprio cervello e non per obbedienza a chi li ha messi in una condizione privilegiata, partiti o gruppi di potere. Lo svantaggio è che non essendo stati espressi da un partito possono essere condizionabili economicamente con la corruzione da parte di gruppi di interessi costituiti. Il sorteggio non va bene per la scelta delle cariche esecutive per le quali potrebbe rimanere il sistema del doppio turno con eventuale soglia di decenza che consiste nel fatto che un candidato vince anche senza il 50% ma anche con almeno il 44% se si vota con almeno tre candidati. ( se due candidati prendono il 27% e uno prende il 45% viene eletto quello che ha preso il 45% senza bisogno del secondo turno ma se prendono il 30, il 32. e il 35 allora è necessario un secondo turno tra i primi due). Per la scelta delle cariche esecutive potrebbe andare bene anche il succitato metodo australiano.

Adriano
Adriano

Ottimo lavotro. Ma per favore sostituite quel "best choise" ripstuto varie volte con "best choice", errare è umano ma perseverare e diabolico :-)

salvatore d'elia
salvatore d'elia

Sul secondo scenario, non sono d'accordo perchè quanti dei grillini sarebbero capaci di proporsi agli elettori? Non sarebbe più Grillo a fare la differenza ma la radicalizzazione sul territorio. Nel mio paese di 4000 anime il movimento 5 stelle ha ottenuto quasi 500 voti senza che nessuno conoscesse i candidati. Sarebbe lo stesso con il colleggio uninominale?

Ivan Bernini
Ivan Bernini

Con i se non si fa politica.Avevano tutto il tempo di cambiare il porcellum.Evidentemente qualcuno has sbagliato i calcoli!

Simone Lappano
Simone Lappano

Faccio notare che non tenete in considerazione un fattore importante nel confrontare l'attuale sistema elettorale con un maggioritario uninominale: la prevalenza del candidato rispetto alla lista. Non credo si possano fare ipotesi del tipo che fate nell'articolo, cioè vedere cosa sarebbe successo con un uninominale al posto del porcellum, e vi faccio un esempio per capirlo: poniamo il caso che io abbia votato la lista X per una generica simpatia verso quel partito (infatti col porcellum non è possibile fare considerazioni differenti considerando che i candidati si presentano in blocco), nel caso in cui, con l'uninominale, la lista X avesse presentato il candidato Y a me sgradito, avrei preferito votare, magari, per il candidato Z di un altra lista.

Mmv
Mmv

A quanti sostengono che i grillini sarebbero stati indubbiamente penalizzati dal sistema uninominale voglio chiedere: quanti conoscevano Pizzarotti quando s'è candidato a sindaco di Parma? Qual era il suo radicamento territoriale? E poi siamo sicuri che con questo clima proporre "gli uomini radicati" del Pd e del Pdl sarebbe un vantaggio come lo è stato nel 1996 e in parte ancora nel 2001, e non un boomerang? Posti di fronte alla scelta concreta tra l'uomo d'apparato del Pd ed il colonnello del pdl, siamo sicuri che gli elettori nonavrebbero scelto cmq, a prescindere, il "nuovo, chiunque sia"? Lo scopriremo presto, con le amministrative a Roma e in altre grandi città. Nel frattempo si è deciso, come precisato nelle premesse, di considerarlo un fattore neutro che non avvantaggia nessuna delle tre parti. Benché sia stato in una certa misura considerato nello scenario 2, dando una sovrarappresentazione al centrosinistra. Un'altra domanda. Come si concilia l'esigenza di cambiamento interno fortemente sentita anche dal Pd, con il radicamento territoriale? Le "persone nuove" di questo partito (renziani e civatiani, per esempio) nei territori sono sconosciute ai più. Quindi o "si candidano sempre gli stessi", coi rischi che ciò comporta, oppure se la giocano alla pari con gli altri altrettanto sconosciuti grillini. Sono opinioni, imprevedibili. L'analisi si limita ai numeri di un mese fa, per necessità. Siate comprensivi :) Maurizio

Gianluca Borrelli
Gianluca Borrelli

ci abbiamo provato nello scenario 2. Ovviamente non conoscendo i nomi dei candidati si fanno ipotesi sulla base della storia passata

Stefano
Stefano

Una cosa è avere Grillo che fa campagna elettorale solo per Pizzarotti altra cosa è spendersi per 500/600 candidati (dipende ovviamente dall'eventuale numero di deputati). Grillo ha fatto 70 spettacoli per questa campagna elettorale e dubito che potrebbe farne di più.

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