Death Stranding tra videogioco e cinema. I riferimenti al grande schermo

Pubblicato il 7 Dicembre 2019 alle 19:20
Aggiornato il: 3 Gennaio 2020 alle 18:46
Autore: Marco Martana

Death Stranding è uno dei titoli videoludici più caldi del momento, spaccando in due la critica; i riferimenti cinematografici all’interno del titolo

Death Stranding tra videogioco e cinema. I riferimenti al grande schermo

Death Stranding è ufficialmente uno dei titoli videoludici più caldi del momento; ha spaccato in due la critica tra chi lo reputa il capolavoro assoluto dell’opera di Hideo Kojima e chi invece sostiene sia un gioco estremamente sopravvalutato. Ciò che senza ombra di dubbio persiste a questa lotta è l’indiscutibile cultura cinematografica dell’autore che non ha avuto timore di seminare lungo tutto il percorso della storia all’interno del gioco. Scopriamo insieme parte di queste “chicche” del grande schermo.

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Death Stranding, il cinema nel videogioco

Dopo l’addio a Konami, Kojima fonda il suo studio indipendente, la Kojima Productions. Con non poche difficoltà, ma con l’aiuto di Sony e i Guerrilla Games, inizia i lavori su Death Stranding.

Annunciato il 14 giugno 2016, il gioco ha fatto parlare molto di sé (sia in bene che in male) per la sua atmosfera (volutamente misteriosa) voluta dallo stesso autore; ciò ha letteralmente diviso la community dei giocatori da chi osannava il titolo come capolavoro assoluto a chi invece lo denigrava come flop del secolo. Non è questa, tuttavia, la faccenda più importante, dal momento che il giudizio resta, in ultima analisi, nelle mani di un giocatore; ciò che comunque andremo ad analizzare è l’impronta culturale cinematografica e registica che Hideo Kojima ha voluto lasciare nella sua creatura.

Non appena si avvia la nuova partita e superate le prime impostazioni, il gioco mette davanti una citazione di Kōbō Abe, per poi lasciare spazio a una voce narrante (che si scoprirà essere il protagonista), la quale delinea l’origine della vita nell’universo e sulla terra, al contempo un brano dei Low Roar farà da contorno e sullo schermo inizieranno a comparire vari paesaggi desolati, con una regia tale da indurre il giocatore a credere di assistere a un vero e proprio film.

Death Stranding è un fantascientifico apocalittico (con una venatura horror) in cui lo scopo del protagonista è riconnettere l’umanità. Arrivando al cast, è qui che si alza l’asticella della produzione: abbiamo nomi come Norman Reedus (attore conosciuto per il ruolo di Daryl Dixon in The Walking Dead), Mads Mikkelsen (Pusher, Valhalla Rising, Polar, la serie tv Hannibal), Lindsay Wagner (La donna bionica, serie televisiva degli anni 70), Tommie Earl Jenkins (attore teatrale e vari ruoli in serie tv), Margaret Qualley (Io, C’era una volta a… Hollywood), Léa Seydoux (Inglourious Basterds, Midnight in Paris, La vita di Adele, The Grand Budapest Hotel, Spectre), Troy Baker (già noto per aver prestato le fattezze di Joel in The Last of Us e Revolver Ocelot in The Phantom Pain), Nicolas Winding Refn e Guillermo del Toro (registi di fama mondiale) che però hanno prestato solo il volto; infatti, rispetto a questi ultimi due, il resto del cast ha anche prestato la voce all’interno di Death Stranding.

Oltre ciò, durante il gioco, ci sono altre comparse di registi (solo scan 3D) come Jordan Vogt-Roberts (Kong: Skull Island), Tommy Wirkola (Seven Sisters, Dead Snow) e Edgar Wright (La Trilogia del Cornetto, Scott Pilgrim vs. the World), senza trascurare numerose citazioni alla cultura cinematografica italiana come Lucio Fulci e Dario Argento.

Nei modesti collezionabili sparsi per il gioco, Kojima spiega come questi registi e autori di brani musicali abbiano influenzato Death Stranding nella sua creazione; non è un caso che Mikkelsen e Refn si siano trovati entrambi in una sua produzione, a dimostrazione di aver apprezzato le doti recitative dell’attore e quelle direttive del regista.

Per gli amanti del cinema e dei videogiochi, Death Stranding è un titolo che va assaporato con i dovuti tempi, un gioco volutamente lento nel suo essere ma che a fine avventura saprà lasciare qualcosa nell’animo e far commuovere i giocatori più sensibili.

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